“Ventitre secondi”: la tragedia de L’Aquila al Salone del Libro di Torino
10 Maggio 2011
di Tobia Sticci
Ventitre secondi. Tanti sono bastati per cambiare il destino di una città, l’Aquila. Sono passati due anni, ma la tragedia del terremoto che ha sconvolto il capoluogo abruzzese è sempre viva. E se ne parlerà anche al Salone Internazionale del Libro di Torino. “Ventitre secondi” è infatti il titolo del libro di Alessandro Aquilio – realizzato con il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Regione Abruzzo – che sarà presentato giovedì 12 maggio alle 17.30. A 700 giorni dalla notte del 6 aprile 2009, L’aquila e le sue ferite tornano protagoniste della cronaca. E lo fanno anche grazie a una storia, una delle migliaia di vicende umane cominciate ed interrotte dal terremoto.
Un libro, quello di Aquilio, già apprezzato anche fuori dai confini italiani: in Svizzera, ad esempio, ha ricevuto l’Ace Award Novertis e in Gran Bretagna ha ricevuto l’apprezzamento dell’Ambascaiata italiana a Londra. Si racconta la vita dopo il terremoto, attraverso la storia di una famiglia, quella dell’autore: un punto di vista intimo e familiare. Dolori, speranze, ricordi, paure, ma soprattutto coraggio.
“Al netto delle polemiche e degli schieramenti politici, oggi il maggior rischio che corre L’Aquila ha un nome ben preciso: Indifferenza – spiega l’autore -. Nell’anno dei 150 anni dall’unità d’Italia e del secondo anniversario dalla notte del 6 aprile, sono convinto che con la vicinanza e il ricordo di tutti i cittadini italiani si possano accelerare le tappe verso la difficile strada della ricostruzione. Ma è necessario anche l’impegno di tutti gli aquilani, in primis gli organi istituzionali. Ognuno di noi può e deve dare il proprio contributo per la nostra città. Proprio per questo è nato il libro: per testimoniare e continuare a parlare del nostro terremoto”.
Definito dalla critica un "libro importante", "una storia che ne tace altre mille" e che "ci dice molto più di quanto abbiamo letto su giornali e visto in tv", grazie alla vividezza delle immagini descritte, Aquilio guida il lettore in una storia ancor più coinvolgente perché vera, che riesce a far vedere il terremoto – o il Vigliacco, come viene chiamato nel libro – e i suoi effetti anche a chi non lo ha vissuto né è mai stato a L’Aquila.
