Verdini forever

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Verdini forever

17 Settembre 2015

Un Verdini serve sempre. Alla politica politicante, quella che ha a che fare con i numeri, gli umani calcoli delle persone, la sopravvivenza di governi e di poltrone grazie a una manciata di voti, la politica immortalata dallo storico “A Fra’, che te serve?” di Evangelisti (che è diversa dal banale “fatti li c…tua” di un Razzi-Crozza) serve, eccome. Tutti i leader, un giorno o l’altro, hanno bisogno di un Verdini, di un uomo che va al sodo, sa prendere le persone dal verso giusto, ne annusa le debolezze e decifra il non detto. Questa è, di nuovo, l’ora del rude toscano, anche se a usufruire del suo attivismo sarà Renzi e non più Berlusconi. Non stiamo qui a fare i moralisti, a bacchettare e indignarci. Constatiamo. La ricerca di voti sulla riforma del Senato è vitale per il Presidente del Consiglio, ed è logico che, mentre lui mostra di non scomporsi affatto e ostenta sicurezza, qualcun altro si dia da fare per dare a quella sicurezza qualche margine. Si è visto che Verdini non sempre azzecca i calcoli: è sua la ben nota sottovalutazione del gruppo che poi ha fondato Ncd, quando giurò a Berlusconi che con Alfano se ne sarebbero andati in pochissimi, un numero insufficiente a sostenere il governo e persino a fare un gruppo parlamentare. Così non fu. Ma anche se talvolta sbaglia i conti, la sua resta una competenza, a quanto pare,  molto richiesta.