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Vespa vs Mentana. Campagna elettorale a colpi di giornalisti

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Non sarebbe stata una cattiva idea. Da lunedì prossimo, invece di tormentarsi per capire come inscenare i confronti elettorali in TV, invece di rimuginare su come conciliare la gran voglia di sfida all’OK Corral con la presenza di undici-dico-undici candidati premier, invece di dibattersi disperatamente tra le maglie della par condicio per far conoscere al pubblico televisivo ciò che ha più interesse a conoscere - vale a dire i programmi dei due principali schieramenti in competizione -; insomma, invece di schierare l’uno di fronte all’altro i leader di tutti i partiti in lizza, con il rischio di dimenticarne uno o di far torto a un altro, collocandolo prima o dopo di colui che considera il suo “vero” avversario: perché non mettere a confronto i giornalisti? E così, Ritanna Armeni e Lanfranco Pace ci hanno provato, nella puntata di “Otto e Mezzo” di ieri sera, dedicata proprio all’assenza probabile, in questa campagna elettorale, del “faccia a faccia” televisivo che aveva invece segnato la precedente.

Se il bipartitismo decisamente imperfetto ci impedisce di avere Berlusconi e Veltroni – devono essersi detti i due conduttori -, il bipolarismo televisivo è al contrario decisamente consolidato, e ci consente almeno di interpellare insieme Vespa e Mentana, titolari delle due principali trasmissioni giornalistiche di approfondimento rispettivamente dell’ammiraglia RAI e di quella Mediaset. Il ragionamento apparentemente non faceva una piega: e in effetti la trasmissione, tra ammiccamenti e rievocazioni, ha retto bene, pur senza riservare colpi d’ala paragonabili all’indimenticabile abolizione dell’ICI in diretta del Cavaliere. Eppure, il fatto che si fosse su La 7 smentiva le premesse stesse di questo ragionamento. Il confronto tra mister Porta a Porta e mister Matrix si svolgeva proprio negli studi del cosiddetto terzo polo televisivo - forse non paragonabile a quello politico per consenso, ma forse superiore in autorevolezza. Senza togliere nulla a Vespa e Mentana, dove lo mettiamo Lerner? Se Ferrando ha le sue ragioni, che dire di Piroso? E la stessa Armeni - che da quando è orfana di Ferrara non fa che cogliere l’occasione per sfoderare tutte le sue virtù – sfigurerebbe forse davanti alla Santanché?

Di più: a voler fare le cose per bene, allora, bisognerebbe guardare anche al vero concorrente diretto di Rai e Mediaset, quella Sky Italia il cui fatturato quest’anno ha sfiorato quello delle due TV generaliste. Emilio Carelli sta ormai ai colleghi di Rai Uno e Canale 5 come Casini sta a Berlusconi e Veltroni: statura innegabile, scelte autonome e originali (come quella, dichiarata al Giornale, di puntare tutto sui notiziari della mattina, mentre tutti si affannano a monopolizzare prime time e seconda serata). Se poi vogliamo spingerci a considerare le correnti interne, non la finiamo più: per un Vespa che va in prima serata, c’è un Santoro che protesta; per un Mentana che si presta alla sfida TV, c’è un Belpietro che reclama; e il buon Gad non farebbe in tempo a sistemarsi dietro il microfono, che già Telese, la D’Amico e la Bignardi spunterebbero alle sue spalle per far sentire la propria voce. Ma siamo proprio certi che questo, anche in TV, sia il bipolarismo?

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