“Vespucci, dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo!”

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“Vespucci, dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo!”

“Vespucci, dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo!”

09 Settembre 2022

“Dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo”. TikTok, l’ormai celebre social su cui stanno cercando di cimentarsi (con contrastanti risultati) i leader politici ha veicolato in questi giorni un messaggio, rapidamente condiviso da milioni di utenti. Il messaggio è stato recapitato ai marinai dell’Amerigo Vespucci, a cui era stato richiesto via radio di identificarsi, dal comandante della portaerei George Bush ed è a corredo di un video che immortala il loro incontro nel canale di Otranto. Perché scrive ancora il comandante della Bush? Perché 60 anni fa si svolse un analogo incontro tra due navi, la Vespucci e la portaerei Uss independence e allora, quando la Vespucci si identificò, gli americani esclamarono: “Siete la nave più bella del mondo”.

A colpire, oltre ai volti sorridenti, cordiali e professionali di allievi e ufficiali italiani sono i confronti: dimensioni contenute ed eleganza storica della nostra nave scuola, mastodontiche invece quelle della portaerei americana a propulsione nucleare. Sono passati 60 anni dal primo incontro tra il gigante e la “ragazza” ma il video di questo nuovo incontro è una conferma dei legami di amicizia e collaborazione che legano Italia e Stati Uniti. E’ anche però un messaggio iconico, quasi subliminale, più significativo di tante dichiarazioni d’intenti della politica italiana sul nostro ruolo in politica estera in questi frangenti. Dovrebbero tenerne conto gli aspiranti al governo. Cosa dice quel video? Gli americani sono grandi, potenti, a tratti perfino ingombranti nella loro possibile difficoltà di manovra. Noi invece abbiamo la storia, la cultura, la professionalità. Il connubio tra due popoli e due civiltà così legate è l’unica risposta possibile a questi mari in tempesta per restare in linguaggio marinaro.

Non sappiamo da dove andasse, né da dove venisse l’Amerigo Vespucci. Probabilmente da una crociera estiva degli allievi dell’Accademia Navale di Livorno. Possiamo immaginare quale fosse il ruolo della George Bush nel nostro mare: presidiare e pattugliare la zona sotto l’attacco, per ora virtuale e provocatorio, della marina Russa. Sappiamo però dove dovranno andare le sorelle maggiori e più moderne della Vespucci: oltre che nel mar Adriatico dove hanno stazionato diversi natanti di Putin, in un lembo di acque vicine a Cipro. E’ qui che Eni Cyprus, insieme con Total Energies, ha scovato un giacimento di gas naturale. Si tratta, a una prima stima, di circa 70 miliardi di metri cubi, a 2 mila metri di profondità. Per capire quanto valgono 70 miliardi di metri cubi basti pensare che la Iea, agenzia internazionale dell’energia, ha messo a punto un piano in 10 mosse che dovrebbe consentire un risparmio in un anno di 50 miliardi di metri cubi sui 150 miliardi acquistati dalla Russia nel 2021.

Una risorsa enorme dunque che fa gola a tanti. Primo fra tutti Erdogan che su quelle acque rivendica da sempre una supremazia territoriale. A chi sarà dunque affidato nel breve il compito di presidiare l’inestimabile tesoro se non alla nostra Marina Militare? I vertici della Forza Armata hanno già avviato contatti con i francesi per condividere l’onere. Ottenendo, come sempre molti “forse” e tanti “vedremo”… Ma si sa, per Macron l’Europa è un concetto “mobile”. Inoltre può contare su numerose centrali nucleari per tamponare le falle. Il gas invece per l’Italia è economia cioè sopravvivenza e quei 70 miliardi di metri cubi sono lì, da sfruttare. E da difendere. I Russi sanno bene che nelle nostre acque si gioca dunque una partita geo-politica di valore strategico, la vera guerra sul gas che si combatterà anche con armi convenzionali. La Marina Militare è pronta?

Conta già su numerose fregate, le stesse che hanno seguito per mesi le omologhe russe nell’Adriatico a “caccia di guai”. L’arsenale bellico italiano dovrà però schierare anche unità che un tempo sarebbero state considerate da “offesa”, cioè le portaerei. Ne abbiamo due, o meglio una e mezza. La Cavour, già attrezzata per ricevere sul ponte almeno 8-10 modernissimi F-35B, il caccia di quinta generazione. L’aereo è stato oggetto di recente di una disputa tra forze armate. Ne erano stati ordinati un centinaio dalla Lockhed Martin che li costruisce, attraverso il governo americano. Ma i Cinquestelle a suo tempo gridarono allo scandalo, ottenendo improvvidamente una riduzione della commessa a 90. Senza sapere che restando oltre i 100 “pezzi” si sarebbe ottenuto anche uno sconto sui singoli velivoli.

Recentemente, mentre alla guida dello Stato Maggiore interforze era il generale di squadra aerea Vecciarelli, aviatore, solo una parte della commessa è stata dirottata alla Marina. L’attuale capo di Stato Maggiore Difesa l’ammiraglio Cavo Dragone, marinaio, sta spingendo perché si privilegi nell’immediato futuro la commessa alla Marina, proprio in virtù dei mutati scenari internazionali. Vedremo. Se arriveranno dunque si potrebbe operare tranquillamente con 8-10 F-35B sul Cavour e 4-6 sul Trieste, una sorta di incrociatore tutto-ponte attrezzato con le catapulte sky-jumping per far atterrare e decollare gli F35. Questo dispositivo, contrariamente a chi pensa che i nostri militari abbiano capacità operative limitate, raggiungerebbe invece un’efficienza operativa che, nel campo occidentale, solo Stati Uniti e Regno Unito possono mettere in campo.

La Gran Bretagna conta su 5 portaerei, gli Stati Uniti almeno 10. Noi ben meno, ma non siamo secondi in fatto di qualità. Ed ecco qui le preoccupazioni russe sulla nostra capacità bellica in mare che ci proiettano indietro di decenni, quando imperversava la prima guerra fredda. Il dente avvelenato contro la nostra Marina non è cosa nuovo al Cremlino. E qui si torna a TikTok. La Vespucci che ne è stata protagonista in questi giorni tanti anni fa, aveva una sorella gemella. Si tratta della Cristoforo Colombo, la seconda nave scuola della allora Regia Marina italiana. Alla fine della seconda guerra mondiale, venne pretesa dall’allora Unione Sovietica come indennizzo per i danni di guerra, insieme con altri natanti considerati strategici.

L’obiettivo, proprio perché dopo Yalta si delineavano già gli scenari più complessi, era indebolire la Nato, costringendo gli americani a un super lavoro nel Mediterraneo che lo avrebbe distratto da altri mari. Sulla Cristoforo Colombo si inseguono leggende. In ottemperanza al trattato di pace firmato a Parigi, la nave venne ceduta all’Unione Sovietica nel 1949. I sovietici, oltre alla Colombo, ottennero la nave da battaglia Giulio Cesare, l’incrociatore Duca d’Aosta, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere Ardimentoso, Animoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, che non venne ritirato a causa della sua obsolescenza. Per tutte le navi la consegna sarebbe avvenuta nel porto di Odessa, ad eccezione della corazzata e dei due sommergibili la cui consegna era prevista nel porto albanese di Valona, in quanto la Convenzione di Montreux non consentiva il passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e sommergibili appartenenti a stati privi di sbocchi sul Mar Nero.

Si narra che la notte prima della consegna del Colombo all’Unione Sovietica, alcuni giovani ufficiali recuperassero un quadro raffigurante lo sbarco di Colombo a San Salvador, presente nella sala consiglio dell’Unità. Ora quel quadro è esposto nella sala consiglio dell’Amerigo Vespucci. Corsi e ricorsi.

La cessione delle navi alle nazioni vincitrici, ed in particolare all’Unione Sovietica, dove si trovavano ancora migliaia di prigionieri di guerra italiani, creò un gran fermento fra gli equipaggi della Marina Militare e sdegno in tutta Italia, al punto che durante gli ultimi mesi prima della consegna vennero prese eccezionali misure di sorveglianza mediante ronde, sia sulla banchina che in tutto il porto, ed intorno alle carene delle navi destinate ad essere cedute avvenivano continue ispezioni subacquee, con immersioni di palombari ogni trenta minuti, nel timore che vi potessero essere applicate cariche esplosive in grado di provocarne l’affondamento.

Alcuni reduci della Xª MAS avevano pianificato l’affondamento della nave, che era un mito per tutti i marinai, avendo addestrato generazioni di ufficiali e che bisognava sottrarre all’onta della cessione allo straniero, che in questo caso era anche la culla del comunismo. La nave il 9 febbraio 1949 lasciò il porto di Taranto alla volta di Augusta dove il 12 febbraio passò formalmente in disarmo, ammainando la bandiere della Marina Militare e issando quella della Marina Mercantile in attesa della consegna. Il Cristoforo Colombo salpò da Augusta alla volta di Odessa, sì proprio il porto al centro della guerra oggi. Il Cristoforo Colombo raggiunge la sua destinazione il 2 marzo. Ribattezzata con il nome Dunaj (Danubio in russo), la nave dopo essere stata consegnata all’Unione Sovietica venne posta ai lavori nel cantiere di Odessa e i sovietici, ridipinsero lo scafo con un colore grigiastro al posto della colorazione bianca e nera che riportava ai ponti delle batterie dei cannoni tipica dei vascelli da guerra della fine del settecento.

Nella Marina Sovietica, la nave, assegnata alla 78ª Brigata di addestramento, venne utilizzata saltuariamente come nave scuola ad Odessa nelle acque del Mar Nero fino al 1959, quando passò alle dipendenze della Scuola Superiore del Ministero della Marina di Leningrado che nel 1960 la destinò alla Scuola superiore di ingegneria navale di Odessa. Nel 1961 sarebbe dovuta essere sottoposta ad importanti lavori di manutenzione, o finché nel 1963 bruciò insieme al suo carico nelle acque sovietiche. Non è mai stata smentita la leggenda secondo cui furono alcuni incursori dei Lagunari ad appiccare il fuoco alla Vespucci. Per orgoglio di patria, per sfida o forse perché, tanti anni dopo, restando la Vespucci l’unico veliero in campo, qualcuno potesse dire su Tiktok: “E’ la nave più bella del mondo”.

Ma nella cultura popolare Vespucci e Colombo sono anche altro. In uno dei racconti scritti nel 1959 e poi riuniti in “Il compagno Don Camillo” di Giovanni Guareschi, la nave viene vista ormeggiata in un porto dell’Unione Sovietica. Avviene quando don Camillo (che si è aggregato sotto falso nome ad una delegazione guidata da Peppone) indica agli altri delegati uno splendido veliero ormeggiato. Questo suscita la risentita reazione di uno di essi, marittimo di professione, che vi riconosce il Colombo sentendo risvegliare il dolore e lo sdegno che la cessione aveva provocato in tutta la sua categoria; esattamente lo scopo che si proponeva Don Camillo, che a sua volta l’aveva riconosciuto e voleva provocare i “compagni comunisti emiliani”.

Insomma la storia si ripete in corsi e ricorsi. Dovrebbero studiarla molto bene i politici che hanno improvvidamente mandato a casa Mario Draghi nei mesi scorsi. Sotto la sua guida l’Italia aveva assunto la guida morale dell’Europa, un tempo feudo di Macron e Merkel e ribadito il suo ruolo nella Nato e nel Mediterraneo: quello di fedele alleato degli Usa, pattugliatore anche in nome loro dei mari. Che cosa ci aspetta ora? Sapranno gli italiani comprendere qual è la vera posta in gioco? Quel filmato di Tik Tok andrebbe diffuso ogni giorno sulle reti nazionali unificate. Imparare dalla storia…