Nuove potenze

“Vi racconto chi è il ‘nuovo Mao'”. Intervista esclusiva a Gennaro Sangiuliano, direttore Tg2

Dopo le biografie riguardanti le vicende esistenziali e politiche di Vladimir Putin, Hillary Clinton e Donald Trump, il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano si è misurato con la parabola di Xi Jingping, leader cinese che sta tessendo le trame di una rinnovata tattica multipolare. La Cina – inutile negarlo – è uno dei principali attori geopolitici di queste fasi storiche. Comprende Xi Jingping – come ha fatto Sangiuliano tramite il suo “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi” – è la conditio sine qua non per interrogarsi su quello che potrebbe accadere da qui a qualche anno. L’opera libraria, che è edita da Mondadori, si inserisce così nel contesto delle grandi opere biografiche prodotte dal giornalista in questi ultimi anni. Abbiamo intervistato il direttore del Tg2 affinché ci svelasse qualche particolare in più.

Direttor Sangiuliano, dopo Putin, la Clinton e Trump, tocca al presidente cinese Xi Jinping. Come mai questo suo interesse?

“Penso che i grandi fatti dell’umanità e della geopolitica siano certamente mossi dall’economia, da fattori sociali, culturali religiosi, ma che anche la personalità dei singoli protagonisti, la loro formazione e il vissuto, abbiano un peso. Conoscere la biografia personale e politica di chi oggi detiene ampio potere decisionale aiuta a capire. Xi Jinping è un “principe rosso”, figlio di un alto esponente della nomenklatura di Pechino, la sua storia familiare condensa bene le vicende di mezzo secolo della Cina. La nascita di Putin nella Leningrado post assedio, la perdita di un fratello durante l’assedio nazista, hanno influito sulla formazione del leader russo. Allo stesso modo le origini tedesche di Trump”.

Quali cambiamenti ha portato con sé il presidente odierno della Repubblica popolare cinese? 

“All’epoca di Deng Xiaoping molti analisti si erano illusi che la Cina, dopo l’apertura al mercato e all’economia capitalista, avrebbe inaugurato una stagione di riforme democratiche. Si pensava ad un processo storico simile a quello dell’Occidente nei secoli passati: la nascita di una borghesia produttiva che poi avrebbe rivendicato libertà politiche. Nulla di tutto ciò è accaduto per la Cina. E’ arrivata la ricchezza, senza libertà. Non solo Xi Jinping ha dato una stretta forte sul terreno dei diritti civili. Io racconto la storia dei cinque editori di Hong Kong fatti sparire solo perché pubblicavano libri critici verso il regime”.

Ma lei ritiene che Cina e Stati Uniti, un giorno, possano marciare uniti? Oppure quella tra States e colosso asiatico è una divisione geopolitica destinata a persistere? 

“La Cina sarà il grande antagonista dell’Occidente, come lo è stata l’Unione Sovietica nella seconda metà del Novecento. Ha fatto bene Trump, e la storia gli darà ragione, a porre con forza il tema dell’espansionismo economico cinese. Oggi la cosiddetta “Via della Seta” costituisce una modalità di penetrazione soft nelle economie di altri paese, per non parlare di quello che la Cina sta facendo in Africa, con una sorta di neocolonialismo”.

Tra un anno esatto, gli elettori americani saranno chiamati alle urne. Come vede la rielezione di Donald Trump?

“Vedremo come andrà a finire. Ad oggi Trump non ha un vero antagonista. I democratici stentano a far emergere una leadership credibile”.

L’Europa, in questa competizione dicotomica tra Trump e Xi Jinping, che ruolo esercita? E Putin? La cosiddetta “Euroasia” può essere la risposta allo strapotere di Cina e Stati Uniti?

“L’Europa è politicamente inesistente, marcata da un declino culturale, dominata dall’ideologia del politicamente corretto. La Russia dovrebbe essere attratta nel campo occidentale per diventare alleata nel confronto con la Cina”.

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