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“Vi spiego perché la storia ufficiale ha cancellato le donne”. Intervista a Francesco Agnoli

“Di donne che hanno fatto la storia e che hanno avuto un ruolo importantissimo, anche politico, ce ne sono tante”. Il professor Francesco Agnoli non ha dubbi: le donne hanno rivestito un ruolo rilevante nella storia dell’Occidente. Spesso poco riconosciuto. Da qui è nata la sua ultima fatica letteraria dal titolo inconfondibile: “Donne che hanno fatto la storia” scritto insieme alla psichiatra Maria Cristina del Poggetto.

Professore, anzitutto perché scrivere un libro sulle donne che hanno fatto la storia?

Perché insegno storia, e i manuali sono fatti spesso piuttosto male. Non in generale, per carità, ma riguardo ad alcuni temi sensibili in particolare. In passato mi sono chiesto: possibile che a scuola non insegniamo la storia delle istituzioni che hanno segnato la storia dell’Europa? E’ nato così un libro sulla storia degli ospedali. Poi mi sono chiesto se la storia delle donne è riducibile ad alcune schede che ripetono a pappagallo gli stessi slogan, non storici ma ideologici.

Allora cosa ha scoperto?

Anzitutto che di donne che hanno fatto la storia e che hanno avuto un ruolo importantissimo, anche politico, ce ne sono tante. In secondo luogo che c’è una relazione tra l’esclusione della storia degli ospedali dai libri di storia e l’esclusione delle donne dai medesimi testi. L’attitudine alla cura, infatti, è tipica della natura femminile. Il primo ospedale d’Occidente è stato fondato da santa Fabiola? Sì, e così tutta la storia cristiana è cosparsa di donne nobili, sante, regine, che hanno contribuito, in prima persona, o accanto ai mariti, a plasmare le società del passato. Anche buona parte del femminismo ottocentesco, ben diverso da quello che conosciamo per sentito dire, è nato dalla sensibilità per esempio delle donne inglesi per le questioni sociali, la povertà, l’alcolismo, il degrado connesso alla rivoluzione industriale, la condizione dei bambini, l’assistenza ai malati…

Perché queste storie non sono raccontate?

Perché siamo figli del Settecento, dell’Ottocento e del Novecento: i valori religiosi, in quei secoli, sono stati quasi cancellati. Sono diventati degni di interesse soltanto i condottieri come Napoleone, gli ideologi alla Karl Marx, i leader politici come i dittatori… Così la macrostoria ha cancellato la microstoria. Inoltre Illuminismo, razionalismo e positivismo hanno creato un pregiudizio: una errata visione della ragione umana, e quindi anche delle priorità. Nell’Ottocento lo scientismo ha negato Dio, l’anima, la poesia, l’amore… esaltando soltanto un tipo di razionalità, quella matematico-scientifica, per poi concludere che siccome le donne non eccellono in matematica e fisica, non sono in grado di fare nulla di veramente importante (basta leggere Darwin, per capire come questa idea fosse radicata). Il Settecento e l’Ottocento sono i secoli che hanno degradato la donna.

Perché?

Perché la hanno trasformata in pura e semplice partoriente, in produttrice di contribuenti, cittadini e soldati, per lo Stato. La maternità era, precedentemente, un immenso valore: anzitutto perché poteva essere anche spirituale (di qui l’abitudine di chiamare “madri” anche le suore, che non partoriscono), in secondo luogo perché la madre non era solo colei che porta nel grembo un bipede, ma collaboratrice del piano di Dio nella creazione, madre di un figlio, di una creatura destinata all’immortalità. Invece tra Settecento ed Ottocento, preparando così il secolo dei totalitarismi, la donna diventa soltanto madre biologica, contenitore (un po’ come oggi nel caso dell’utero in affitto). Colui che nascerà, più che figlio di Dio, sarà proprietà dello Stato. Il figlio diventa così un prodotto per la grandezza dello Stato. Quando Mussolini dirà che “il numero è potenza” (riducendo gli uomini a numeri) non farà altro che ripetere ciò che era già stato detto a partire dalle guerre napoleoniche, da quando ogni cittadino era diventato un potenziale soldato. Quando Hitler inviterà alla poligamia, per “produrre” più soldati, sarà anch’egli sulla stessa linea. Così il comunismo., trasformando la donna in lavoratrice, e, almeno nei desideri, in soldato, degraderà la maternità ad una mera funzione lavorativa. In verità, accanto alla distruzione della maternità, c’è anche quella della paternità: essere padre non è un “titolo”, non è qualcosa che possiede una sua grandezza: uomo e donna facciano i figli, svolgano la funzione biologica, lo Stato farà da madre e da padre, da educatore!

Lei cita anche i filosofi…

Certo. Da Rousseau, che scrive di pedagogia ed espone i suoi 5 figli, a Diderot, che invita a sciogliere i matrimoni delle donne sterili; dalla misoginia di Darwin, Schopenhauer, Freud, Nietzsche… a quella di Lombroso… Questi pensatori hanno contribuito a demolire la figura femminile, spesso in polemica con il cristianesimo, accusato di averla nobilitata oltre misura. Schopenhauer esalta la visione della donna presente nel mondo delle religioni indù, e condanna la «sciocca venerazione per il sesso femminile, fiore supremo della stupidità cristiano-germanica, che è servito soltanto a rendere le donne arroganti e sfacciate». Ci sono dei passi di Nietzsche del tutto analoghi.

Quanto a Freud?

Forse di lui si può dire che è anche erede della visione precristiana. Per Aristotele la donna è “maschio mancato”, e questa idea è piuttosto tipica del paganesimo. Sarà molto difesa anche in età posteriore, ma soprattutto nel mondo dei medici, non in quello dei teologi o dei poeti (basti pensare alla visione della donna di Dante Alighieri, del tutto diversa). Questa visione deriva dalla maggior debolezza fisica della donna, da errate concezioni su ovulo e spermatozoo, e dall’assenza del membro virile: una “inferiorità” fisica che diventa anche mentale, spirituale. Anche chi, nel Medioevo, non vorrà contraddire l’idea aristotelica dell’inferiorità fisica, ritenendola scientifica, noterà però, molto spesso, che ad essa corrisponde un’eguaglianza nel campo spirituale. Anzi, santi, teologi, ecclesiastici ribadiscono spesso – prendendo spunto dalla Madonna, dalle donne che per prime vedono Gesù risorto, dalle martiri dei primi secoli ecc… – che le donne “non hanno minore filosofia e vigore degli uomini: vigore non per maneggiare lo scudo né per cavalcare, come vorrebbero i più severi legislatori e filosofi greci, ma per partecipare ad una battaglia ben più aspra e dura. Esse combattono con gli uomini una comune guerra contro le potenze delle tenebre… queste lotte non richiedono la forza del corpo, ma la buona volontà dell’anima. Perciò in tal genere di guerra molto sovente si sono viste donne combattere con maggior coraggio e generosità degli uomini e riportare quindi vittorie più gloriose” (san Giovanni Crisostomo). Tornando a Freud, come noto, tra le tante amenità e corbellerie che riteneva “scientifiche”, c’è la sua idea secondo cui la bambina sarebbe un bambino mancato e la donna una sorta di uomo castrato. Nel libro racconto anche molte storie di donne del mondo medievale stimate dai potenti, consultate, lette… Penso solo agli amanuensi: oggi sappiamo che non di rado erano donne…

Però la figura di Eva…

In verità, la Tradizione autorizzata della Chiesa, al di là delle opinioni di singoli teologi, quali l’eretico Tertulliano –sovente citato come esponente della posizione cattolica benché escluso dal novero dei Padri della Chiesa per la sua eterodossia–, ha considerato Adamo ed Eva come corresponsabili, e ha chiamato Eva «madre di tutti i viventi», immaginando per lei e per Adamo non la dannazione, ma l’entrata nel Regno dei Cieli (infatti entrambi sono collocati, da Dante, in Paradiso). Nell’interpretazione canonica Adamo ed Eva sono dunque, entrambi, i primi peccatori, ma anche i primi salvati; nessuno dei due è innocente, ed anzi di solito vengono accomunati sino all’identificazione. Scrive ad esempio san Paolo: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm. 5,19). Analogamente abbondano testi in cui tutti gli uomini sono indistintamente “figli di Eva” o “figli di Adamo”. A sua volta il Concilio di Trento usa come nome collettivo, per indicare il peccato originale, quello di Adamo: “Chi non ammetta che il primo uomo Adamo, trasgredito il comando di Dio nel paradiso, perse subito la santità e la giustizia in cui era stato creato, e incorse nell’ira sdegnosa di Dio per l’offesa di questa trasgressione… sia scomunicato”. Poi è ovvio che la storia del rapporto tra uomo e donna è ricca non solo di amore e di reciproci riconoscimenti, ma anche di cattiverie.

Lei dedica capitolo alle donne potenti, alle sterili, alle vedove, alle ostetriche e all’aborto… E molto spazio anche all’attualità, in particolare ai vari femminismi

Sì, ai vari femminismi, così diversi tra loro. Ci sono donne che si ritengono “femministe” negando la maternità, e altre che fanno il contrario. Alcune pensano che prostituirsi e affittare l’utero sia una libertà, altri una schiavitù. Cerchiamo di raccontare tutte le posizioni, comprese le strumentalizzazioni dei partiti comunisti in Occidente. Raccontiamo la vera storia della mimosa e del diritto di voto (ostacolato per tanti anni dai partiti laicisti e di sinistra, perché le donne sarebbero per natura conservatrici e preda degli inganni clericali) ecc. sino ad arrivare anche alle donne filosofe del Novecento: Hannah Arendt ed Edith Stein su tutte…

Lei è autore del libro con Maria Cristina del Poggetto: un libro dunque a quattro mani?

Sì, uno storico ed una psichiatra della rinomata scuola di Pisa. Maria Cristina ha scritto tra l’altro, interamente, la scheda finale, scientifica, su mascolinità e femminilità secondo la scienza. Utile in tempi di ideologia gender e di difficoltà a comprendere quanto sia importante l’alleanza uomo-donna.

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