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Un reportage dall'Abruzzo

Viaggio a L’Aquila fra il tormento e la voglia di ricostruire dopo il terremoto

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Camminando per il centro de L’Aquila dalla Villa Comunale verso la Fontana Luminosa, in fondo al Corso si vedeva il Gran Sasso, spesso bianco di neve. Oggi, chi facesse lo stesso percorso vedrebbe sovrapporsi alla montagna abruzzese l’immagine di un'enorme gru al lavoro sui Portici San Berardino. Un’immagine che è un primo segno concreto di una ricostruzione del centro storico che tuttora stenta a partire. Ai piedi di quella gru è passato il corteo storico che domenica scorsa ha segnato il culmine della Perdonanza, la festa della città che da 717 anni ricorda la Bolla del Perdono emanata da Papa Celestino V, eremita abruzzese asceso al soglio pontificio alla fine del '200.

La Perdonanza per L’Aquila, almeno nella sua versione moderna inaugurata negli anni '70, è stata ed è un misto di sacro e profano, rievocazioni medievali e concerti pop, bancarelle e vita notturna, festa di paese ed evento religioso internazionale. E’ stata soprattutto, fino al terremoto del 2009, l’occasione per la città di mettersi in mostra e attirare turisti a tutto vantaggio dell’economia locale, e per i cittadini di L’Aquila e dintorni di ritrovarsi dopo le vacanze estive e godersi per una settimana un po’ di movimento in una realtà di provincia che durante l’anno è solitamente tranquilla. Il terremoto, ovviamente, ha cambiato le cose. La Perdonanza del 2009, a cinque mesi dal sisma, si è svolta tra le tendopoli e con le attività ridotte al minimo delle celebrazioni religiose in una situazione di emergenza in cui ben altre erano le priorità. La Perdonanza del 2010 si è svolta sempre in forma ridotta ma senza tendopoli, tutte chiuse entro il Natale 2009; con le persone che vivono nei 19 nuovi quartieri costruiti dalla Protezione Civile fuori città; con i cantieri per ristrutturare le case meno danneggiate al lavoro in campagna e in periferia; e con il centro storico dolorosamente “Zona Rossa”, vietata ai cittadini per motivi di sicurezza e con appena un pugno di negozi attivi nelle pochissime vie aperte al traffico pedonale.

Invece, nel 2011 il corteo storico della Perdonanza è partito da Piazza Palazzo e quello istituzionale da Piazza Duomo, entrambe nel cuore del centro, per arrivare al piazzale davanti la Basilica di Collemaggio. Piazzale che due anni fa ospitava una tendopoli da mille sfollati, che un anno fa era una informe distesa di ghiaia e che, oggi, è di nuovo coperto da un bel prato verde come quello dove prima del terremoto si andava a giocare a pallone nelle prime giornate di sole della fresca primavera aquilana. Il prato è stato rimesso in funzione grazie ai soldi raccolti da “Aquila Vola Onlus” e al contributo del Comune. Una città e una comunità vivono anche di simboli, e quel prato, così come l’acqua che sgorga di nuovo dalla Fontana Luminosa, o il gonfalone cittadino neroverde appeso di nuovo sulla facciata del Comune a Piazza Palazzo, sono simboli che danno un po’ di fiducia e di sorrisi a molti aquilani. Simbolica è la riapertura dei portici, le cui colonne ottocentesche sono ancora imbracate da ponteggi ma sotto i quali ora per lo meno si può camminare, e non cresce più l’erba tra le pietre del marciapiede che era simbolo di abbandono.

Uno dei momenti più belli della Perdonanza è stato il Festival della coralità organizzato dalla Corale Gran Sasso nel 60° anniversario della sua fondazione. Gruppi corali come questo mantengono viva e rinnovano una tradizione di cultura popolare, musicale e poetica, di cui l’Italia è particolarmente ricca – senza andare troppo lontano basti pensare agli stornelli e alla poesia dialettale romana – e rappresentano anche per i ragazzi un momento di aggregazione e di sana goliardìa, tanto più in una realtà come L’Aquila scossa, non solo geologicamente ma socialmente e umanamente, dal sisma del 6 aprile. Quando dal palco, posto tra il Duomo e la chiesa delle Anime Sante per la gioia di oltre 500 spettatori felici di tornare a sentire la musica risuonare in Piazza Duomo, la Corale Gran Sasso ha intonato “L’Aquila Bella Mè”, tutto il pubblico si è alzato in piedi e ha cantato insieme, commosso, la canzone che è diventato in un certo senso l’inno della città.

Tutto il programma della Perdonanza 2011, tornato a sei giorni come prima del terremoto, è stato particolarmente attento alla realtà locale. Invece di destinare i pochi fondi a disposizione per concerti con grandi nomi – negli anni ’90 e 2000 si sono esibiti alla Perdonanza tra gli altri Antonacci, Bregovich, Zucchero – si è puntato su una fitta agenda di piccole manifestazioni di buon livello, organizzate principalmente da associazioni e onlus locali. Manifestazioni che hanno ritrovato il loro posto naturale in centro storico: dagli aperitivi letterari al Boss, la storica enoteca di Piazza Regina Margherita alla mostra fotografica allestita dentro il Duomo; dal cinema all’aperto con film d’autore sulla scalinata della Chiesa di San Bernardino ai concerti di band locali a Piazza Duomo; dalla fiera dell’artigianato e antiquariato alla Villa Comunale al torneo di sbandieratori a Piazza Palazzo. Uno scenario per le manifestazioni che ha imposto la convivenza con transenne (tante) e cantieri (pochi). Per esempio dentro la Basilica di Collemaggio, dalla volta crollata e sostituita da una copertura in acciaio, si sono svolti due eventi teatrali suggestivi quanto diversi tra loro: una lettura di brani di Pasolini rielaborati dal film “Il vangelo secondo Matteo” accompagnata dai virtuosismi di violinisti aquilani, e una rievocazione in costume dei canti di quaresima in dialetto aquilano medievale.

La Perdonanza è culminata domenica con il corteo in centro. Hanno aperto la sfilata i rappresentanti delle realtà istituzionali di oggi, dai gonfaloni dei 109 comuni della provincia dell’Aquila ai vigili del fuoco “angeli” del terremoto che hanno raccolto gli applausi più sentiti e riconoscenti dalle migliaia di persone assiepate per strada. E’ venuta poi la parte storica più bella e caratteristica del corteo, con 500 figuranti in costumi medievali e le insegne dei quattro Quarti che dal ‘200 compongono il centro dell’Aquila (ovvero i rioni di Santa Maria, Santa Giusta, San Pietro, e San Giovanni poi ribattezzato San Marciano). E poi i falconieri e gli sbandieratori che, al suono antico e coinvolgente dei tamburi, si sono esibiti nei lancio dell’antica bandiera aquilana rossa e bianca (l’attuale bandiera neroverde è stata infatti introdotta “solo” dopo il terremoto del 1703). A chiudere il corteo la Bolla di Celestino V, e poi l’apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio.

Il corteo si è svolto tra la curiosità (tanta) e gli applausi (pochi) di migliaia di aquilani e turisti, e con la contestazione ai rappresentanti politici presenti da parte di una ventina di manifestanti dei comitati aquilani costituitisi dopo il terremoto. Contestazione dovuta in buona parte ai problemi e ai ritardi nella ricostruzione e ai contrasti tra gli enti locali competenti – il Comune guidato dal Sindaco di centro-sinistra Cialente e la Regione guidata dal governatore di centro-destra Chiodi che è anche commissario straordinario alla Ricostruzione – sulle responsabilità, i fondi e le priorità della complessa opera necessaria a far tornare L’Aquila alla normalità. Non giova alla cooperazione tra le varie istituzioni politiche il clima ormai pre-elettorale, con le elezioni comunali in calendario per la prossima primavera ed entrambe le coalizioni alla ricerca di un candidato per la guida del Comune. Comune che ha recentemente approvato il bilancio 2011 da 422,5 milioni di euro, 279 dei quali stanziati dalla Protezione Civile che continua così ad aiutare indirettamente il ritorno alla normalità. L’aiuto diretto riguarda invece circa 35.000 sfollati assistiti dallo stato: poco più di 13.300 nelle case costruite dalla Protezione Civile e 7.000 nelle casette di legno gestite dai Comuni, circa 1.900 in affitto pagato dallo stato, quasi 12.200 che hanno trovato sistemazione autonomamente e ricevono 300-600 euro di rimborso mensile, circa 800 alloggiate gratuitamente negli alberghi in provincia aquilana e nella Caserma della Guardia di Finanza a L’Aquila.

Qual è dunque la situazione delle case da ricostruire? Il quadro è complesso, ma alcuni dati aiutano a comprenderlo. Il governo ha stanziato un contributo a fondo perduto per la ristrutturazione della prima casa di ogni cittadino dell’Aquila e dei Comuni colpiti dal sisma, che va da 20 mila euro per le case meno danneggiate (categoria “A”) a 170 mila  euro per le case più disastrate (categoria “E”). Al 4 agosto 2011, erano stati erogati 7.706 contributi per le case “A”, 8.004 per le “B”, 1.031 per le “C”, 1.077 per le “E”. Il punto è che mentre per le case “A”, “B” e “C” quasi tutte le domande sono state valutate e i cantieri sono partiti o già terminati, per le case “E” rimangono ancora 4 mila domande da esaminare e finanziare. La colpa è in buona parte dei ritardi burocratici e del meccanismo farraginoso messo in piedi dalle autorità politiche, ma non è solo questo. È anche responsabilità degli operatori del settore che tardano a presentare i progetti per le case “E”, tanto che l’ordine degli ingegneri ha chiesto un anno di proroga alla scadenza prevista dal Commissario per la presentazione dei progetti. Ed è anche colpa di quei privati cittadini comproprietari di immobili che non si mettono d’accordo su come gestire la ricostruzione del proprio stabile, ad esempio sulla costituzione del consorzio di proprietari o sulla scelta dell’architetto o dell’impresa edile. La difficoltà nell’attribuire le responsabilità dei problemi di una situazione complessa, come è quella della ricostruzione aquilana, si tocca con mano quando durante una cena in compagnia, al bar a prendere un caffè o in piedi durante il corteo della Perdonanza, si sente chi critica il Commissario in nome della “ricostruzione partecipata” dal basso e chi risponde che ci volevano ancora più poteri al Commissario per superare le liti da cortile e far andare avanti le cose.

Una situazione simile, se non peggiore, riguarda gli altri comuni e frazioni colpiti dal terremoto, dove la ricostruzione delle case nuove fuori dal centro è a buon punto mentre gli edifici vecchi del borgo sono quasi sempre rimasti al palo. Fanno eccezione quelle comunità locali che hanno saputo meglio ricostruire e riorganizzarsi, anche con l’aiuto esterno, come Onna che durante la Perdonanza (ma non solo) rianima la vita sociale ed economica del borgo con incontri come quello su “cibo e territorio” organizzato insieme a Slow Food. Un altro segno di vitalità per il comprensorio aquilano è la riapertura ai visitatori delle Grotte di Stiffe, lo straordinario percorso di sale scavate nella roccia nel corso dei millenni dall’acqua che scende dall’Altopiano delle Rocche a Stiffe. Ancora più importante è stato il modo in cui è iniziato quest’anno l’anno accademico all’università dell’Aquila, che conta nel complesso 9 facoltà e 24.000 studenti, con il boom di domande di iscrizione alla facoltà di Medicina (oltre 5.700). Boom avvenuto grazie anche alla decisione del Ministero dell’Istruzione di finanziare la proroga per altri tre anni dell’esonero dal pagamento delle tasse universitarie per gli studenti aquilani, una delle misure prese dal governo all’indomani del sisma rivelatesi più lungimiranti ed efficaci per attrarre studenti fuori sede e aiutare così l’economia locale dell’Aquila. Misura a cui purtroppo non hanno fatto seguito gli investimenti necessari per rimettere in funzione i laboratori di facoltà come Medicina e Ingegneria, ancora in gran parte inagibili e chiusi con grave danno per l’attività didattica e per la ricerca. Per aumentare l’offerta di alloggi, sia per studenti fuori sede che per gli aquilani, è stato invece recentemente istituito un fondo statale per finanziare la ristrutturazione delle seconde case affittate prima del terremoto, a patto che il proprietario si impegni ad affittare di nuovo l’immobile sostanzialmente allo stesso prezzo pre-sisma. Considerando che diverse abitazioni nel centro storico dell’Aquila erano date in affitto, questo fondo potrebbe rivelarsi utile per accelerare la ricostruzione.  

Al momento la situazione a L’Aquila vede fuori dal centro quartieri in cui quasi tutte le case sono state ristrutturate essendo “A” o “B”, emblematico il caso della zona di Via Strinella, e quartieri dove le case “E” sono più numerose ed è quasi tutto fermo. Quest’ultimo è il caso del centro storico, dove ai lati del Corso si trovano piazze, vicoli e cortili spettrali per il loro silenzio e immobilità. Silenzio e immobilità cui la sera si aggiunge un buio completo e innaturale. Buchi neri che contrastano la luce e la vita che nelle sere della Perdonanza hanno visto migliaia di persone riempire il Corso e gli altri spazi riaperti ai pedoni, e le macchine tornate a transitare a Via Garibaldi e a parcheggiare in ogni angolo di Piazzetta Chiarino come in una normale, affollata, serata di un week end aquilano.

Si va avanti così con questa situazione in chiaroscuro, con le locandine della scuola di teatro o di un torneo di calcetto appese alle transenne degli edifici inagibili, il dj set musicale del NeroCaffè e i tavolini del Bar del Corso accanto alla gru e al cantiere dei portici di San Berardino. Bar e caffè che nei giorni della Perdonanza erano pieni di turisti e soprattutto di aquilani che magari rincontravano dopo mesi o anni un conoscente, un ex vicino di casa, un vecchio compagno del liceo, e si fermavano a chiacchierare per strada, ricercando e ritrovando così un po’ della loro città.

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