“Viene prima l’articolo 15”: comincia la campagna di adesioni
21 Giugno 2010
di Redazione
L’associazione "Viene prima l’articolo 15", annunciata dal vicecapogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello prende forma e aderisce con numerosi firmatari all’appello promosso dal quotidiano Il Foglio di Giuliano Ferrara, in difesa del diritto alla privacy.
Presidente onorario dell’associazione sarà Vittorio Mathieu, accademico dei Lincei, segretario generale il senatore del Pdl Francesco Casoli. Nucleo centrale dell’associazione sarà il comitato scientifico di cui fanno parte Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Milano, Tommaso Frosini, ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Raimondo Cubeddu, ordinario di Filosofia politica presso l’Università di Pisa.
La mission sta nelle parole di Casoli quando ricorda che “al di là del dibattito che ruota attorno alla legge sulle intercettazioni, è importante affermare ‘viene prima l’articolo 15′ affinché nella coscienza del Paese non venga deformata la consapevolezza dell’esistenza di un diritto alla riservatezza costituzionalmente protetto come diritto inviolabile, affinché non si riaffaccino striscianti totalitarismi che già abbiamo visto all’opera nella seconda metà del Novecento, e affinché col pretesto di dichiarazioni talvolta incongrue e improprie di organismi internazionali, non si mettano in discussione principi solennemente affermati da tutti i documenti che a livello europeo e mondiale sanciscono i diritti dell’uomo".
Ecco il testo dell’appello de Il Foglio
In difesa di un diritto: la privacy
La legge sulle intercettazioni, affidata alla dialettica politica e parlamentare, è controversa. La nostra opinione è che non debba essere offuscato o marginalizzato, nel conflitto intorno al testo della legge, il principio liberale e costituzionale della riservatezza delle comunicazioni, perno della privacy.
Gridare “intercettateci tutti”:
– significa dimenticare il massacro di umanità che si è compiuto nel corso del Novecento per la pretesa del potere di interferire nelle vite degli altri, e gravemente sottovalutare la potenziale deriva orwelliana del nuovo mondo tecnologico;
– significa ritenere che lo Stato possa ogni cosa, anche penetrare nei luoghi più reconditi e sacri del privato, calpestando quella dignità della persona su cui devono fondarsi leggi e regole della convivenza civile;
– significa cancellare l’articolo 15 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto alla riservatezza.
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione fu considerata dai Costituenti inviolabile. Bisogna salvaguardare l’efficienza delle indagini penali contro ogni forma di criminalità e la libertà della stampa e degli altri mezzi di comunicazione di massa. Ma non c’è mobilitazione che possa svolgersi nel disprezzo di questo basilare diritto del cittadino.
Per aderire lascia un commento. Hanno già firmato l’appello:
Annibale Marini
Beniamino Caravita di Toritto
Ginevra Cerrina Feroni
Achille Chiappetti
Claudio Chiola
Fabio Cintioli,
Dino Cofrancesco
Raimondo Cubeddu
Giuseppe de Vergottini
Tommaso Frosini
Giorgio Israel
Giancarlo Loquenzi
Tiziana Maiolo
Roberto Nania
Ida Nicotra
Giovanni Orsina
Raffaele Perna
Roberto Pertici
Giovanni Pitruzzella
Gaetano Rebecchini
Salvatore Rebecchini
Giulio Maria Salerno
Ciro Sbailò
Francesco Valli
Nicolò Zanon
Pierluigi Battista
Alessandro Campi
Francesco Cundari
Raffaele La Capria
Roberta Mazzoni
Piero Ostellino
Angelo Panebianco
Giampaolo Pansa
Andrea Romano
Susanna Tamaro
