Vietato in nome di Allah. Censura e violenza dell’Islam europeo

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Vietato in nome di Allah. Censura e violenza dell’Islam europeo

25 Maggio 2010

Purtroppo negli ultimi anni gli episodi di censura islamica si sono verificati anche in Occidente. Il 2 novembre 2004 il regista Van Gogh viene assassinato da un estremista islamico nel cuore di Amsterdam per via del suo cortometraggio Submission. L’assassino, Mohammed Buyeri, lasciò sul corpo di Van Gogh  anche una condanna a morte per l’autrice della sceneggiatura l’olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali.

Nel febbraio 2006 scatta la condanna a morte per gli autori  e gli editori delle 12 vignette su Maometto pubblicate sul quotidiano danese "Jyllands-Posten". Il caso scatena una ondata  di  violenza in tutto il mondo soltanto cinque mesi dopo, quando  a istigarla fu il burattinaio Ahmad Abu Laban, imam di una moschea di Copenaghen, e l’Unione internazionale degli ulema, presieduta dallo shaykh di al-Jazeera Yusuf Qaradawi.

La prima fatwa di condanna a morte di tutti coloro che hanno offeso il Profeta dell’islam era stata evocata da Sayyid Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica in Iran, e dal segretario dell’Hezbollah libanese Hassan Nasrallah.  Tuttavia è stato proprio Qaradawi a formularla nel corso del suo sermone settimanale trasmesso in diretta dalla televisione di  Stato del Qatar. Ciò è ancor più preoccupante considerando il fatto che Qaradawi è il leader indiscusso dei Fratelli musulmani in Europa, presiedendo ufficialmente sia l’Unione internazionale degli ulema sia il Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca, che hanno la loro sede a Dublino. In aggiunta alla direzione del Consiglio scientifico del cosiddetto Istituto europeo di scienze umane situato a Saint-Léger-de-Fougeret (Nièvre, Francia), che è in realtà il centro di formazione degli imam europei legati ai Fratelli musulmani.

Ebbene, se si considera che questo Istituto è il centro nevralgico della FIOE (Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa) con sede a Markfield (Leicestershire, Gran Bretagna), la cornice unitaria dei gruppi affiliati ai Fratelli musulmani, si ha la riconferma del ruolo egemone di Qaradawi in seno al principale movimento integralista islamico che controlla gran parte delle moschee d’Europa. Qaradawi ha lanciato questo avvertimento: "Agli occidentali, agli americani e ai loro sudditi europei, che vorrebbero farci credere che combattono il terrorismo nel mondo, dico loro che con il vostro silenzio sui crimini che umiliano il Profeta dell’islam e deridono la grande nazione islamica, voi generate la violenza, voi create il terrorismo".

Poi Qaradawi ha chiesto ai terroristi di non aggredire le chiese e i cristiani nei paesi musulmani perché "i danesi e i loro simili non sono né cristiani, né Gente del Libro. La gran parte di loro è senza Dio, la loro religione è rincorrere i piaceri sensuali e fare una vita peccaminosa, a partire dal vizio dell’omosessualità". Infine Qaradawi ha invocato l’aiuto di Dio: "Allah facci trionfare sui sionisti ingiusti e aggressori, sui loro alleati crociati oppres- sori e vendicativi, Allah fai trionfare i nostri fratelli mujahidin che combattono per te in Palestina, in Iraq, in Afghanistan e in ogni parte del mondo".

È bene notare che la serie animata South Park aveva trasmesso il 4 luglio 2001 una puntata dal titolo "Super best friends", in cui Maometto compare al fianco di Gesù, Mosè e Buddha, con una pistola e delle dita che lanciano fiamme. Eppure non ci fu nessuna reazione. Per una ragione molto semplice: non ci fu un burattinaio del terrore che ritenne di strumentalizzare la vicenda.

Accanto a queste condanne a morte esplicite si sta diffondendo sempre più la censura indiretta tramite il cosiddetto jihad in Tribunale che consiste nel denunciare chiunque scriva d’Islam, ma soprattutto contro l’estremismo islamico, per poi arrivare a metterlo a tacere. In poche parole la censura "islamica" sta arrivando anche da noi mettendo a repentaglio non solo la libertà d’espressione e la vita di occidentali, ma anche di quei musulmani che sono sfuggiti alla censura e alle condanne dei loro paesi nella speranza di trovare riparo e sicurezza in Occidente.

La censura in nome di Allah va di pari passo con la diffusione dell’islam wahhabita e dell’estremismo legato ai Fratelli musulmani ovvero con il pensiero di coloro che vogliono trasformare l’islam in una religione del lecito e dell’illecito e soprattutto in una religione monolitica in cui o si seguono alcune rigide regole oppure si è considerati apostati. Il presente volume vuole semplicemente presentare alcuni esempi di censura nei confronti di intellettuali affinché il lettore italiano sia in grado di riconoscere e combattere chiunque voglia limitare la libertà d’espressione di musulmani e non in nome di Allah.

(Tratto da Valentina Colombo, Vietato nel nome di Allah, Lindau 2010)