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Viltà settimanale

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Ha avuto perfettamente ragione Carlo Meroni ad additare con il suo articolo la viltà dell’inganno ordito dall’Espresso contro inconsapevoli sacerdoti nell’atto di confessare.

E anche all’Espresso si devono essere accorti che qualcosa non andava, poiché, nei commenti online all’articolo “Benedette assoluzioni”, sono in molti a lamentarsi della bassezza dell’operazione.

L’inchiesta di Riccardo Bocca suona insensata sin dalle presse. Egli infatti scrive: “Come la pensa il grande esercito dei preti italiani, quelli che tutti i giorni ascoltano i fedeli, le loro difficoltà e le loro perplessità?”. Non bastava chiederglielo? Non poteva scegliersi un campione di sacerdoti e intervistarli? Non è questo forse il mestiere del giornalista?

Per Bocca non è così, ecco infatti squadernato il suo machiavellico piano: “Per capirlo, siamo entrati nel posto dove possono esprimersi con la massima serenità: il confessionale. Abbiamo costruito identità fittizie e dichiarato peccati immaginari, legati alle questioni più scomode della società contemporanea: dalla dolce morte alla droga, dalla prostituzione alle truffe, dal sesso con minori al battesimo nelle coppie miste.”

Bocca dunque si è intrufolato in quella che lui stesso definisce “la serenità del confessionale”, violandola e facendone pubblico scempio.

Non è un fatto che offende solo chi crede in quel sacramento: persino il codice penale riconosce la confessione come la più sacra e privata delle conversazioni e tutela il suo segreto.

Bocca invece ha piazzato un registratore davanti alla voce di quegli ignari sacerdoti e ha divulgato il loro dire mentre cercavano la forza di spirito per perdonare i suoi falsi peccati. Lo avesse fatto con qualsiasi altro interlocutore allo scopo di carpire confidenze o segreti per poi sbatterli in prima pagina, sarebbero insorti tutti i tutori della privacy e dell’etica professionale. Avendolo fatto con dei preti riceve il plauso che va agli eroi del laicismo.

Lo avesse fatto in una Moschea ora avrebbe la scorta sotto casa.

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