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La partita tra la "Signora" di Birmania e la Giunta

Vinte le elezioni ora Aung San Suu Kyi deve dimostrare di saper fare politica

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Ha trascorso 15 anni in carcere e agli arresti domiciliari, ma Domenica 1° aprile la Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, 66 anni, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, ha vinto con il 99% dei voti le elezioni parlamentari in Birmania.

Di fronte a migliaia di sostenitori nell’ex capitale Rangoon, la “Signora” - come viene chiamata in patria - ha dichiarato che la vittoria non è stata tanto un trionfo suo e del suo partito, quanto un trionfo del popolo birmano che intende partecipare alla vita politica del Paese.

Ora Aung San Suu Kyi auspica una collaborazione con tutte le forze politiche per avviare il processo di democratizzazione della Birmania, ancora dominata da quella Giunta militare che l’ha resa uno dei Paesi più poveri e repressi al mondo, nonostante le numerose risorse naturali.

II clima politico sembra favorevole adesso, vista la serie di riforme attuate dal presidente ed ex generale Thein Sein, che dal Febbraio dello scorso anno è a capo di un governo di civili e cerca di aprire il dialogo con l’Occidente, per quanto in modo “controllato”.

Oltretutto Sein, che ha la stessa età di Aun San Suu Kyi (e di fatto l’ha sempre “rispettata”, anche in ossequio alla memoria del generale Aung San suo padre), è indebolito da un precario stato di salute: poco tempo fa il presidente birmano è stato ricoverato in un ospedale di Singapore per un controllo al peacemaker che gli è stato applicato al cuore. 

Le sue riforme hanno portato al rilascio di numerosi oppositori politici, all’allentamento delle maglie della censura e si stanno attuando misure per evitare brogli durante le elezioni.

Esulta per i risultati raggiunti in Birmania il governo degli Stati Uniti. Il Segretario di Stato americano, Hillary R. Clinton, ha espresso il suo sostegno agli “sforzi riformatori” che si stanno compiendo nel Paese; esultano i vertici dell’Unione europea, compreso il nostro presidente Giorgio Napolitano. Ma anche la Chiesa locale non è da meno.

E’ apparentemente lontano il 1990, quando la Lega Nazionale per la Democrazia e la sua leader avevano sì vinto nettamente le elezioni, ma i risultati elettorali furono annullati dalla Giunta militare.

Tuttavia la situazione è ancora molto incerta. Innanzitutto i detentori del potere sono divisi: da una parte c’è chi vorrebbe sottrarre la Birmania al controllo soprattutto economico da parte della Cina e riavvicinarsi agli Stati Uniti, per annullare le sanzioni che hanno colpito piuttosto duramente il Paese, in particolare nel settore tessile, causando la perdita di numerosissimi posti di lavoro (da 60 mila e a 80 mila).

Le stesse recenti riforme di Thein Sein vanno in questa direzione e anzi  il 23 aprile si terrà a Bruxelles una riunione dei ministri degli Esteri europei proprio per decidere di ridurre le sanzioni al Paese del sud-est asiatico. 

Dall’altra parte c’è chi, al contrario, è filo-cinese e assolutamente contrario alle aperture democratiche del Paese. E’ il caso di Than Shwe, Capo del Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC), l’organo supremo del regime militare.

Infine esiste tra i dissidenti il sospetto che la stessa vittoria di Aung San Suu Kyi, sia stata permessa solo per controllare meglio la Nobel per la Pace e marginalizzarla. Tesi suffragata dal fatto che la Giunta militare, assieme il Partito Unione Solidarietà e Sviluppo vicino al regime, mantiene l’80% dei seggi in Parlamento e non si sta quando il suo potere finirà.

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1 COMMENT

  1. come un vecchio detto una
    come un vecchio detto una goccia alla volta l’acqua buca la roccia. quando avranno assaporato la libertà non sapranno più rinunciarvi.
    l’alternativa sarebbe lo status quo.a differenza dei paesi arabi una rivoluzione è arrivata senza grossi spargimenti di sangue il sacrificio di uno/a è servito per la salvezza di molti.

    Buona Pasqua Alessandra
    luigi

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