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Vita Felice (e non solo) di una piccola editoria di successo

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Tre sigle e mezzo della piccola editoria e una sola regia: quella di Gerardo Mastrullo. Si tratta de “La Vita Felice”, di “BookTime”, di “Otto/Novecento” e, gestita in collaborazione con il suo creatore Pietro Montanari, de “Il Ponte”. Nascita più che occasionale e sviluppo a raggiera. Un trascorso da bibliotecario e da libraio, Mastrullo non è partito dal desiderio di farsi editore, quanto da un marchietto e da una frequentazione. Il marchietto è la figurina che attualmente appare sulle copertine dei libri editi da La Vita Felice, acquistato da un amico incisore giusto per attrazione estetica. La frequentazione è quella con Alda Merini, costellata all’inizio, più che altro, dalla richiesta di qualche diecimila lire (motivo ufficiale: prendere il taxi) da parte della poetessa dei Navigli.

Poi, quasi occasionalmente nel 1993, la nascita a Milano della casa editrice vera e propria. Che ha preso abbrivio, neanche a dirlo, da plaquettes meriniane. Passata attraverso un periodo tra parentesi, con un sostanziale congelamento delle uscite, e poi una ripartenza, “La Vita Felice” è diventata una sorta di archetipo e capofila di una certa piccola editoria elegante che si nutre di cura per l’oggetto libro e di trouvailles. Di recupero, insomma, di titoli negletti se non inediti, italiani e stranieri. Da Robert Louis Stevenson a Artur Schopenhauer a Vasco Pratolini. E poi poesia, riproposizione di cronache trecentesche o, nella collana Saturnalia, classici greci e latini notissimi (“Le troiane” di Euripide), un po’ più ricercati (i “Frammenti” di Pindaro), o decisamente misconosciuti (la “Contro Eutropio” del poeta tardoantico Claudiano).

E tuttavia, l’ampliarsi degli interessi dell’editore si scontrava con il rischio di snaturare l’identità editoriale de “La Vita Felice, già articolata in varie collane. E allora, spiega Mastrullo, “per pubblicare la saggistica di un certo peso” è stato creato il nuovo marchio BookTime. Inutile, insomma, accumulare collane su collane sotto l’ombrello della casa editrice madre, meglio differenziare direttamente l’indicazione dei tipi sulla copertina. Stesso discorso per quanto riguarda Otto/Novecento, che prende nome dal rilevamento da parte di Mastrullo della omonima rivista e che è diventato di recente, a sua volta, marchio di pubblicazione di libri. Fedele al nome, Otto/Novecento pubblica titoli della letteratura degli ultimi due secoli. Prime lame come Pirandello (“L’uomo dal fiore in bocca”); ma, anche in questo caso, la vocazione è soprattutto la ricoperta dei dimenticati, dei rimossi, dei finiti in sordina come Ambrogio Bazzero, Guido da Verona, Ada Negri, Umberto Notari.

La differenziazione dei marchi, oltre a salvaguardare e addirittura precisare meglio l’identità dell’originaria La Vita Felice, aiuta anche la visibilità dei singoli titoli. Come racconta Mastrullo, alcuni volumi già pubblicati una decina di anni fa nella collana “Adularia minima” de “La Vita Felice”, faticarono non poco a toccare nelle vendite quota cinquecento copie. Gli stessi libri, riproposti in una cornice a loro più propria, quella di Otto/Novecento, hanno raggiunto la medesima soglia nel breve volgere di tre mesi e dispari.

“Il Ponte”, cioè il terzo fratello (o meglio fratellastro, visto che si tratta di un tandem con la precedente gestione) de “La Vita Felice”, si occupa invece di tutt’altro: titoli prestigiosi di geopolitica e dintorni. Mentre ben più glocal è la collana “Biblioteca milanese” de “La Vita Felice”, che, benché Mastrullo sia ambrosiano soltanto d’adozione, pubblica chicche e minimalia che gravitano attorno al capoluogo lombardo.

 

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