Home News Vite spezzate e vite salvate tra le macerie, le due facce della tragedia

Vite spezzate e vite salvate tra le macerie, le due facce della tragedia

Vite spezzate. Morte e dolore. Solo silenzio tra le macerie delle case sventrate dal sisma. Famiglie sepolte tra le pareti ripiegate l’una sull’altra.  Così nel centro storico de L’Aquila, epicentro del sisma che la notte scorsa ha devastato l’Abruzzo. La conta delle vittime non si ferma, un terribile bollettino di guerra che nel primo pomeriggio fissa l’elenco a circa cento morti.

Si scava a mani nude tra le macerie nella speranza di trovare ancora qualche segno di vita, seppur flebile, tredici ore dopo quel boato fortissimo che ha squassato la terra. Una corsa contro il tempo: pietra su pietra e quel che resta di suppellettili e oggetti che raccontano la vita di chi il terremoto se l’è portato via. Come Luigi Giugno, agente scelto del Corpo forestale dello Stato e la sua famiglia: la moglie Giovanna incinta di nove mesi e il figlio Francesco.

Luigi abitava in un edificio nel centro storico del capoluogo abruzzese, la zona più colpita dalla scossa - pari all’ottavo grado della Scala Mercalli - che per venti secondi ha stravolto vite, cancellato paesi, seminato terrore e distruzione. Sono stati i colleghi stamani ad andarlo a cercare. L’agente scelto Luigi Giugno prestava servizio dal 2000 al Comando territoriale per l’Ambiente di Assergi, piccolo paese in provincia de L’Aquila. Non vedendolo arrivare al lavoro, sono stati proprio loro, dall’alba già impegnati nelle operazioni di soccorso alla popolazione, a temere il peggio. Sono andati a cercarlo a casa scoprendo così che Luigi e la sua famiglia erano sepolti sotto un cumulo di macerie. Non c’era più niente da fare, se non provvedere alle difficili operazioni di recupero delle salme. Luigi aveva trentacinque anni, Giovanna avrebbe dovuto partorire a giorni. Francesco, di anni ne aveva solo due.

E’ sempre il terrore, la disperazione il filo conduttore di un’altra storia, ma almeno stavolta c’è un lieto fine. Racconta di un giovane studente di appena 20 anni, rimasto intrappolato tra le macerie e salvato grazie al trillo di un cellulare. Sono frazioni di secondo, attimi concisi. Un telefono che squilla, un ragazzo (studente universitario di Fermo, travolto con altri compagni dal crollo della Casa dello Studente a L’Aquila) che riesce a rispondere. Dall’altra parte c’è la sorella che con il padre cerca di chiamarlo da tempo, senza ricevere risposta. Si rivolgono al 118, i vigili del fuoco, la polizia di Fermo, e a quel punto, si riesce ad allestire un ponte telefonico con la zona del crollo.

La ragazza e il fratello si parlano: lui, con un filo di voce, fornisce dati utili perché chi scava fra le macerie, al buio, possa raggiungerlo. Alla fine, viene tirato fuori da quella montagna di detriti e calcinacci, incolume. Un altro compagno di alloggio, invece, non ce l’ha fatta. E fra quel che resta della Casa dello Studente si scava ancora.

Andrea Pallotta invece ha 23 anni, è alto 1.85, pesa 96 chili e ha dimostrato un coraggio da leone. Giocatore dell'Aquila Rugby, ha salvato prima una donna, poi il marito dopo aver sfondando a spallate la porta di casa loro. La sua, di abitazione, Pallotta l'aveva persa poco prima: "Ero in mezzo alla strada - racconta - e ho sentito delle grida di aiuto di una donna. Sono subito corso verso il punto da dove venivano, la tromba delle scale era crollata e intorno era tutto un disastro". Il rugbista che quest'anno è stato anche azzurro nel Seven, nel torneo uruguayano di Punta del Este, ha agito d'istinto: "Sul momento, per la confusione, la puzza di gas clamorosa che usciva dalle tubature rotte e i calcinacci - dice - non mi sono neppure reso conto se fossero uomini o donne, ho pensato solo a portarli fuori. Poi ho saputo che erano marito e moglie. L'uomo era finito sotto ad una pietra e ai tubi dell'acqua, e ho dovuto sollevare tutto. Mentre li portavo fuori c'è stata un'altra scossa e sinceramente mi sono preoccupato".

In Abruzzo, c'è speranza, stupore e disperazione. S'è parlato perfino di miracolo quando è stata estratta viva dalle macerie una bimba di due anni. La mamma è morta dopo aver fatto da scudo con il proprio corpo alla piccola. Una vita spezzata per fatalità e per amore.

 

 

 

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