“Vogliamo una Gran Bretagna fatta di bianchi e fuori dall’Europa”

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“Vogliamo una Gran Bretagna fatta di bianchi e fuori dall’Europa”

10 Giugno 2009

Il British National Party ha conquistato per la prima volta due seggi al parlamento di Strasburgo. Lo  accusano di essere un’organizzazione neofascista, antisemita e islamofoba. Alcuni membri, compreso l’attuale chairman Nick Griffin, sono stati condannati per possesso di esplosivo, raid ai danni di ebrei ed immigrati, incitamento all’odio razziale. Per adesso il BNP non ha ancora dei rappresentanti nel parlamento inglese anche se negli ultimi anni è cresciuto a livello locale.

Secondo lo “Spectator” il consenso acquisito con il passare del tempo nelle classi medie e nella working class, insieme allo storico risultato ottenuto alle europee, mostrano che qualcosa sta cambiando nell’estrema destra inglese. Per capire esattamente cosa abbiamo parlato con Giuseppe De Santis, un italiano che vive da lunghi anni a Londra dove è diventato un funzionario del partito. “Siamo stati censurati per molto tempo – esordisce De Santis con uno spiccato accento calabrese – la National Union of Journalists, il sindacato dei giornalisti inglesi, ha stabilito che il BNP deve essere ignorato oppure descritto soltanto in termini negativi. Noi siamo contro il sistema e come accade a ogni forza anti-sistema veniamo zittiti". Il rapporto con la stampa del BNP, in effetti, non è dei migliori. Basta guardare questo documentario girato in incognito da un reporter della BBC.

"L’elezione dei nostri europarlamentari potrà esserci utile – è l’augurio che si fa De Santis – ogni membro del parlamento ha a disposizione dei fondi e questo ci permetterà di promuovere meglio il nostro programma. Attualmente il BNP non ha grossi finanziatori, andiamo avanti esclusivamente con i soldi dei nostri membri e dei nostri sostenitori”.

Lo slogan usato durante la campagna elettorale per le europee è stato "Punisci i porci". Un modo per sfruttare gli scandali che hanno travolto la politica inglese. “Di fatto non c’è differenza fra i tre principali partiti della Gran Bretagna – spiega De Santis – tutte le forze politiche inglesi sono a favore dell’immigrazione incontrollata e credono nell’Unione Europea”. Il BNP viene abitualmente considerato un’organizzazione razzista e xenofoba ma, proprio sotto la guida di Griffin, il partito si starebbe ‘modernizzando’. Lasciata alle spalle la tradizionale retorica blood & honour ha puntato sui temi caldi che influenzano l’opinione pubblica inglese, dalla sicurezza alle questione dell’immigrazione. Argomenti che hanno decretato il successo di forze molto diverse tra loro in tutta l’Europa.

“Il nostro programma è molto semplice – dice De Santis – Fermare l’immigrazione. Cacciare via tutti i clandestini e coloro che hanno commesso reati. E infine dare degli incentivi finanziari a chi è venuto a vivere in Gran Bretagna da anni per favorirlo se intende tornare nel suo Paese d’origine”. Una ricetta che non suona poi così nuova anche se non è mai stata messa in pratica e quindi non si sa quali effetti avrebbe. “La cosa più importante è sospendere i sussidi agli immigrati, smetterla di dargli le case popolari, spendiamo una barca di soldi per gli interpreti ma la maggior parte degli immigrati non parla inglese. La metà delle persone che arrivano nel nostro Paese vengono qui solo perché sanno di ottenere dei sussidi. Nel momento in cui eliminassimo queste garanzie molti di loro se ne andrebbero e la musica cambierebbe. Il problema infatti non è l’immigrazione di per sé ma il numero”.

Nonostante queste parole d’ordine inequivocabili il BNP pesca anche nell’elettorato composto da immigrati. “L’immigrazione senza regole è diventata un problema per gli stessi immigrati – suggerisce il nostro interlocutore – c’è gente che è arrivata qui in Gran Bretagna anche 30 o 40 anni fa e che adesso si sente minacciata da un fenomeno che ormai è incontrollabile”.

Un sondaggio ha mostrato che le comunità asiatiche o africane sostengono che ormai ci sono troppi immigrati. Per esempio i sick hanno avuto dei problemi con i musulmani. Oppure ci sono stati dei musulmani che si lamentavano degli zingari che chiedevano l’elemosina ogni venerdì davanti alle moschee. "Perché i governi che si sono succeduti in questo ventennio non hanno fatto niente per frenare o bloccare i flussi migratori? Esiste un limite alla gente che può assorbire un Paese". E per non superare questo limite, ecco la ricetta di De Santis, “basterebbe che la Gran Bretagna uscisse dall’Unione Europea e che reintroducesse i controlli alle frontiere eliminati molti anni fa”.

In passato il BNP si è macchiato di episodi di antisemitismo. Nel 1996 l’attuale segretario  Griffin scrisse nel saggio The Rune: “Mi rendo conto che l’opinione ortodossa è che sei milioni di ebrei furono gasati e cremati o trasformati in saponi e paralumi. Ma sono arrivato alla conclusione che il racconto sullo ‘sterminio’ sia il risultato della propaganda degli Alleati durante la guerra, una bugia estremamente proficua e da ultimo un’isteria da caccia alle streghe”. Sono trascorsi 12 anni da allora e attualmente Griffin sembra aver cambiato idea. Nel frattempo la sua ex guardia del corpo  ha scontato otto mesi di prigione per aver spedito per posta delle lamette di rasoio a cittadini ebrei .

De Santis però non ci sta ad essere accusato: “Abbiamo membri del partito che sono ebrei, anche in ruoli importanti, come quello di consigliere comunale. Da quando Griffin è diventato leader posizioni come quelle espresse da Tyndall (l’ex segretario del partito che una volta definì il Mein Kampf ‘la mia Bibbia’, nda) sono state superate perché i nostri dirigenti hanno capito che non portavano da nessuna parte. Noi riteniamo che l’Olocausto ci sia stato e che purtroppo fu una evento terribile. Nessuno lo nega, nella maniera più assoluta. Molti giornali hanno interesse a dipingerci come degli antisemiti perché gli conviene, è un ottimo sistema per attaccarci. Ma in ogni caso chi ci vota è interessato ad altre questioni, il crimine, l’immigrazione, una malsana idea di multiculturalismo”.

Attualmente Griffin sembra aver rimosso l’antisemitismo indirizzando i suoi strali verso l’Islam. De Santis ci spiega che il problema non è l’Islam in quanto tale ma l’immigrazione islamica in Gran Bretagna. “A nostro parere i musulmani non possono integrarsi nella società occidentale visto che lo dice il Corano stesso. Il BNP denuncia l’islamificazione dell’Inghilterra perché, non appena i musulmani iniziano diventare la maggioranza, cominciano a fare pressione perché si adottino le leggi islamiche. E’ un fenomeno già in corso visto che in alcune scuole del Paese viene servito solo cibo halal. Questo è l’Islam, una cultura che non vuole integrarsi con le altre. Noi riteniamo che la Gran Bretagna è cristiana e debba rimanere cristiana”.

Che una forza come il BNP non sia in guerra con la civiltà islamica lo dimostrano anche le posizioni in politica estera del partito. Come accade spesso all’estrema destra continentale si tratta di una visione fortemente isolazionista. “Griffin fa  un discorso molto semplice – osserva De Santis – Noi non vogliamo che altri interferiscano con il nostro stile di vita ma al tempo stesso siamo contro la guerra in Iraq perché riteniamo di non avere alcun diritto di dire ai musulmani come devono vivere in casa loro. Nelle fila del nostro partito ci sono veterani e militari dei Royal Marines e sono tutti convinti che le guerre in Iraq e in Afghanistan non possono essere vinte. Questi conflitti non sono nell’interesse della Gran Bretagna. Il nostro obiettivo è difenderci dal terrorismo che colpisce il Paese, preservare le nostre frontiere e intervenire solo in caso di minacce dirette alla nostra sicurezza nazionale. Mandare a morire i nostri soldati altrove è sbagliato. Griffin denuncia questo stato di cose proprio per far capire ai musulmani che il BNP non è contro l’Islam”.

Il ‘nuovo’ British National Party, insomma, non sarebbe “né una forza di destra né di sinistra”. Potremmo definirlo un partito etnico e nazionalista che vuole difendere l’identità inglese, o meglio una visione dell’identità inglese che si può far risalire alla fine degli anni Quaranta quando i bianchi erano ancora la maggioranza dominante del Paese e la Gran Bretagna si cullava nel suo impero al tramonto. “Ci battiamo contro le forze del globalismo e contro il totalitarismo liberale che si è impossessato del nostro Paese e che lo porterà alla rovina”, conclude De Santis.

Gli chiediamo: “Lei è calabrese. E’ emigrato in Gran Bretagna. Se il governo le offrisse dei soldi per tornare in Italia accetterebbe?”. Risponde senza esitazione: “No, resterei a Londra”.

(Intervista a Giuseppe De Santis di Roberto Santoro)