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L'uovo di giornata

Volete voi che gli asini volino?

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Volete voi che l’acqua sia pubblica? Si. Anche perché lo è e non può essere altrimenti in questo Paese. Volete voi che l’acqua sia gestita dal Comune e non da un’azienda? L’acqua è un prodotto, non è l’anagrafe: deve essere gestita e distribuita come servizio pubblico attivo ed efficiente e, quindi, con un’azienda, pubblica, privata, semi pubblica o semiprivata, che sia. Un'azienda che lavora nel mercato, come avviene dappertutto.

Volete voi che nella tariffa dell’acqua siano compresi gli interessi relativi agli investimenti necessari per la sua produzione e distribuzione? Certo che si, vivendo in un’economia di mercato. Non solo. L’acqua è un prodotto, che ha un valore (anche se si vuol regalare); spesso viene sperperata, portata via, persa, regalata o rubata (regali e furti fanno parte della voce “perdite”, nelle statistiche) ; trattata come aria, senza valore. Ed è così che viene trattata dai due quesiti referendari.

Volete voi abrogare le nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare? Il quesito tende al risultato "di non consentire l'inclusione dell'energia nucleare fra le forme di produzione energetica", dice la Corte costituzionale. Risposta: siamo per avere sempre più energia elettrica, volendo uno sviluppo positivo (e non zero, come una volta veniva predicato); siamo per averla con produzioni diversificate, nessuna esclusa, e con le tecnologie più economiche, le più avanzate e le più rispettose per l'ambiente; quindi anche per la produzione elettronucleare tecnologicamente più avanzata possibile.

Come si può domandare al popolo di condannare un comparto industriale tra i più importanti e avanzati in tutto il mondo e nello sviluppo di tutto il mondo (rientrano in questo settore anche la fusione nucleare e i reattori a sicurezza intrinseca e vi rientra anche un mondo di migliaia di ingegneri, punta avanzata del lavoro intellettuale e di ricerca)? Curioso è anche il divieto del nucleare “nel territorio nazionale”. Altrove, invece, è possibile e i nostri vicini ringraziano per il permesso. In termini pratici nell'Unione europea possiamo predicare per lo sviluppo del nucleare, purché non si faccia a casa nostra. Si tratta quindi di altro quesito razionalmente sconclusionato.

Volete voi che chi è impegnato in responsabilità di governo possa non comparire nelle aule di giustizia? Certo che lo vogliamo. Si tratta di rinviare le sedute, non di annullarle. Di dare la precedenza al governo del Paese, invece che a sedute giudiziarie con tempi indefiniti.

Ecco, questi sono i quesiti per cui più di 40 milioni di cittadini vengono chiamati a votare. Tutto è possibile in questo Paese rissoso e contradaiolo. I referendum sono uno strumento di democrazia diretta importante e per questo non possono essere usati come clave in mano a dei cavernicoli dei tempi moderni. Chiedere alla gente se è vero che gli asini volano, è da sempre stato solo cretino. E chi pensa, qualsiasi cosa pensi, non accetta di essere trattato da cretino.

(M.I.)

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6 COMMENTS

  1. spiacente, MI
    Non sono d’accordo con quanto scrive. E lo dico da elettore di centrodestra senza tentennamenti di voltabandiera.
    Mi riferisco in particolare a questa affermazione: “trattata come aria, senza valore”.
    Senza l’aria, che non ha valore, può vivere Lei?
    Io no, così anche senza acqua.
    Al riguardo, non mi va giù proprio il fatto che ci si debba guadagnare.
    Si possono trovare alternative per la remunerazione dei capitali investiti, ma farli pagare agli utenti mi sembra usura.
    Cordialmente

  2. No non lo vogliamo…
    …ma non vorremmo neanche che gli asini scrivessero articoli sui giornali, ma questo è un po’ più difficile da ottenere. Nel merito. Vogliamo che la gestione dell’acqua sia non necessariamente tutta pubblica, né obbligatoriamente tutta o in parte privata. Vorremmo che si potesse decidere caso per caso, secondo le convenienze e specificità locali e senza imposizioni di liberalizzazioni o privatizzazioni forzate da parte dello Stato. Vorremmo che sul nucleare, che è una questione serissima all’interno di una questione altrettanto complessa che è quella dell’energia, innanzitutto il governo non avesse fatto, dopo il disastro giapponese, un prima dichiarazione di non tornare indietro, poi un effettivo passo indietro, poi rivelatosi un “forse, vedremo”…comunque il tipo di nucleare scelto dal governo italiano è tutt’altro che il massimo dell’innovazione nel settore ed è quello che paesi come la Germania hanno deciso di abbandonare. Spazio per la ricerca per i generatori di ultimissima generazione o addirittura per la fusione ce ne sarà sempre anche con il prevalere dei sì al referendum, ma intanto questo nucleare qui appare irrealizzabile per gli altissimi costi economici, per i tempi comunque lunghissimi di realizzazione e per le resistenze locali già prevedibilmente forti prima del Giappone, figuriamoci ora (la questione emotiva conta, eccome se non conta…). Quello sul legittimo impedimento è un referendum tutto politico pro o contro Berlusconi e quindi su questo c’è poco da dire: gli italiani voteranno (o non voteranno) alla luce delle proprie convinzioni in merito.

  3. Cose surreali
    E anche senza pane… troviamo alternative – su Marte per esempio, dove si mangia sabbia – per la remunerazione della panificazione, perché far pagare il pane agli utenti mi sembra usura. Come direbbe Ezio Greggio?

  4. In sintesi
    Ecco che finalmente compare chiara la sintesi di cio’ che non nel nostro paese:

    – Gli utenti non devono pagare per cio’ che consumano
    – Il profitto come male della nostra societa’

  5. Somari e pecorelle
    “Sui due quesiti sull’acqua invece merita di soffermarsi. E, a titolo personale senza coinvolgere Europa, vorrei dichiarare invece due No abbastanza convinti, fondati anche su un rigetto più generale dell’operazione ideologica promossa dai Comitati per il Sì. È significativo che i due quesiti sulla gestione della distribuzione dell’acqua (non sulla sua proprietà, primo grave punto di disinformazione) siano gli unici a suscitare a sinistra un po’ di discussione con un minimo di trasversalismo (Chiamparino, Renzi, Bianco, Tonini, Ceccanti per vari assortimenti di No)” – Così, dalle colonne di Europa,il buon Stefano Menichini, compagno doc, già in forza al Manifesto per 18 anni, ci informa di aver inteso che i referendum sull’acqua sono ideologici. Ci informa anche che gran parte dello stato maggiore PD lo ha capito e che indire e votare un referendum abrogativo su leggi che esso stesso ha creato è inequivocabile segno ideologico: pur di buttare giù il Berlusca rinnegano se stessi! Il grave problema è che per disarcionare l’odiato cavalier pompetta buttano a mare una grande possibilità di sviluppo economico e tecnologico che deriverebbe dal nucleare. Fanno male al paese, non avendo, in sovrappiù, un politica o un’alternativa valide o almeno credibili. I guru sinistri si sono accorti dell’impianto demagogico che sorregge i referendum sull’acqua, quando saranno rinsaviti del tutto si accorgeranno che altrettanto demagogici/ideologici sono gli altri 2 referendum. Speriamo non ci arrivino troppo tardi, in quel caso considerarli pecorelle smarrite sarà molto difficile: verrà automatico considerarli SOMARI SMARRITI!

  6. italiani, popolo di cretini
    solo quando vota SI per l’acqua o anche quando ha votato Silvio “bunga bunga”?

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