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Von Der Leyen umiliata, ma lo sdegno della sinistra per il regime di Erdogan non osa criticare la matrice islamica

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La presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, lasciata senza sedia mentre il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel siedono in poltrona. Quanto accaduto ieri al vertice di Ankara, convocato proprio per parlare della preoccupazione dell’Europa per il ritiro del Paese dalla convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, rappresenta ben più di uno sgarbo istituzionale. Ma se lo sdegno per il gesto di Erdogan è stato unanime, e non potrebbe essere altrimenti, quella che è stato poco rimarcata a livello politico è la matrice religiosa legata al fondamentalismo islamico che sottende a questo (ennesimo) insulto.

In Italia non si può non notare in particolare la levata di scudi del centrosinistra che, all’indomani della riunione di Ankara, attacca Erdogan per avere offeso le donne e, genericamente, i valori europei. Tutto vero, ma, forse, è tempo di declinarli con chiarezza questi valori europei. E’ tempo di dire apertamente, senza false remore politicamente corrette, che l’identità europea, se esiste, non può che essere in netto contrasto con regimi che usano apertamente come stampella la base islamica tradizionale presente nella pancia del Paese. Erdogan è il capo di Stato che sta cancellando le riforme laiche del padre della Turchia moderna, Ataturk, è l’uomo che sogna il ritorno ai fasti dell’impero ottomano, è colui che pochi mesi fa ha paragonato i musulmani in Europa agli ebrei durante il nazismo. Per non parlare del modo in cui ogni anno vieta e soffoca ogni tentativo di sfilata gay pride. Ecco allora che, in questo contesto, la sedia in meno per la Von der Leyen non è poi così grave. O almeno non è una novità.

Appare dunque sempre più ipocrita la battaglia della sinistra (e non solo) italiana ed europea per i diritti delle donne, estesa ovviamente ai diritti illimitati legati ai desideri di gruppi che si riconoscono in ogni identità sessuale possibile e immaginabile, se a tale battaglia non è associata una netta condanna verso culture e nazioni fondate su una base religiosa profondamente illiberale e che calpesta quotidianamente i diritti delle donne e delle minoranze. Come è possibile conciliare la difesa dei diritti delle donne (per non parlare di quella degli omosessuali) con una posizione politica che mira a integrare nel territorio italiano e in Europa religioni che nulla hanno di integrabile?

Per essere ancora più chiari: non solo la Turchia di Erdogan non può entrare in Europa (vecchio sogno del Pd accarezzato a suo tempo anche da Berlusconi), ma il rischio di islamizzazione del mondo occidentale deve essere tenuto in considerazione come una possibilità concreta, anche nella gestione delle politiche migratorie. Da evitare con forza, per la difesa non solo di quei diritti specifici di cui la sinistra si fa portavoce, ma per la difesa dei diritti universali nei quali l’umanità è chiamata a riconoscersi. Perchè per citare, il primo articolo della Dichiarazione Universale del 48, tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.

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