Home News Wall Street fa di nuovo paura perché nessuno l’ha raddrizzata

Il mercato è libero se ha delle regole

Wall Street fa di nuovo paura perché nessuno l’ha raddrizzata

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La crisi economica del 2008 negli Usa ha divorato 8 milioni di posti di lavoro provocando 9 milioni di pignoramenti e distruggendo i sogni di una generazione che si era indebitata fino al collo per comprarsi la casa e mandare i figli al college. E' stata il prodotto di una follia collettiva che ha trasformato lavoratori e consumatori in sfrenati debitori, l'economia produttiva in mera speculazione finanziaria, i meccanismi di controllo politico ed accademico in altrettanti elementi di distorsione del mercato.

I supermanager dei grandi gruppi finanziari e delle megabanche d'affari sapevano di aver scoperchiato il vaso di pandora ma fino all'ultimo hanno inseguito profitti e bonus sempre più alti, arrivando al punto di scommettere miliardi di dollari contro i famigerati "subprime"  che loro stessi avevano creato e messo in circolazione, consci che a breve i titoli tossici avrebbero perso ogni valore, mandando in rovina il Paese. Il risultato è stato una colossale frode finanziaria di cui nessuno finora ha pagato il prezzo. Nei giorni scorsi, il dipartimento di giustizia ha mollato la presa su Tom Mozilo, l'ex chief executive di Countrywide, che offriva mutui col trabocchetto prima di fallire miseramente. Mozilo ha pagato milioni di dollari per restare a piede libero.

Ieri il Sole 24ore denunciava i nuovi subprime, Etf, Cov-light, Abs, le solite sigle incomprensibili, che hanno piantato il seme di una futura crisi capace di travolgere quel che è sopravvissuto alla precedente. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in corsa per la BCE, ha messo in guardia dalla "potenziale vulnerabilità" di questi prodotti finanziari. Ma negli Stati Uniti poco è mutato rispetto a qualche anno fa, e non solo per colpa di Wall Street, dove difficilmente potrebbe cambiare qualcosa visto che bisogna avere pelo sullo stomaco per seguire le orme di Gordon Gekko. Una buona fetta di responsabilità va alla Casa Bianca: sempre secondo il Sole 24Ore, la riforma finanziaria di Obama "promette molto e garantisce poco".

Nel 2008, l'allora candidato alla presidenza disse che "l'era della irresponsabilità" di Wall Street era finita; qualche mese dopo, nel pieno della crisi, promise di creare un'agenzia finanziaria a tutela dei consumatori, una proposta bloccata dal Congresso dopo la vittoria dei Repubblicani alle elezioni di medio termine. I lobbisti dell'alta finanza intanto sono tornati a fare il loro silenzioso lavoro a Washington. Nel 2010, l'amministrazione Obama ha messo il cappello sul Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act, una legge che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe mettere un freno all'industria dei derivati e al proprietary trading (la cosiddetta "Regola Volcker" contro le speculazioni), sottoponendo a indagini più attente il lavoro (sporco) delle agenzie di rating, quelle stesse agenzie al di sopra di ogni sospetto che nel 2008 garantivano la "Tripla A" a chi era già fallito. La riforma dovrebbe anche impedire le collusioni fra mondo accademico, finanziario e politico, e magari garantire dei risarcimenti a chi è stato truffato (questa sì che è buona). Il problema è che tutte queste misure devono passare al vaglio delle agenzie federali competenti, sotto lo schiacciasassi dei "decreti attuativi", ed è proprio in questa fase che potrebbero svuotarsi di senso.

La causa è semplice. Molti degli uomini che avrebbero dovuto arginare la frana, e invece hanno contribuito al disastro, sono rimasti al loro posto, anzi, Obama gli ha dato incarichi di primo piano nella sua squadra di governo, li ha messi a dirigere proprio le agenzie che hanno il compito di verificare la tenuta e la fattibilità della sua riforma finanziaria. In fondo, il Presidente gli deve qualcosa. Nel 2007 sono stati i suoi sponsor a Lehman Brothers, Merrill Linch, Goldman Sachs, a permettergli di avere la meglio sulla rivale Hillary Clinton. Dopo la vittoria, nel pieno della crisi, non c'è stato alcun repulisti. Il 25 agosto del 2009 Obama ha rinominato Ben Bernanke alla Federal Reserve. Il ministro del Tesoro, Timothy Geithner, ex presidente della FED di NY, è uno dei dioscuri che hanno salvato, foraggiandola, Goldman Sachs. Il capo dello staff di Geithner e alcuni dei consulenti chiave del Tesoro, come pure il suo successore alla FED newyorkese, è tutta gente che ha scommesso sui prestiti ipotecari venduti agli americani, esperti e professoroni con la puzza sotto il naso che nei loro saggi pagati a peso d'oro elogiavano le virtù taumaturgiche dei derivati.

Gary Gensler, che Obama ha nominato alla Commodity Future Trading Commission, oggi è chiamato a verificare la fattibilità del Dodd-Frank Act, ma in passato si è battuto per eliminare ogni regolamentazione sui derivati. Alan Greenspan continua a girare gli Usa ascoltato come un guru, mentre Rahm Emanuel, l'attuale sindaco di Chicago ed ex capo dello staff della Casa Bianca, ai tempi d'oro guadagnava 320 mila dollari come onorato membro del cda di di Freddie Mac. Larry Summers, ex capo dei consulenti economici di Obama, la 'mente' della deregulation clintoniana, la settimana settimana è tornato a difendere "i complessi strumenti finanziari" dai loro critici. Tra il 2009 e il 2010, Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno ripreso a pagare utili miliardari ai loro dipendenti, superbonus per i manager compresi.

Il movimento dei Tea Party fa bene a prendersela con il Presidente "socialista" che vuole espandere la burocrazia e i controlli dello stato, minando la libertà degli americani, innanzitutto quella economica. Ma la finanza non dovrebbe essere un Far West. Per avere un mercato libero occorrono regole certe. Si possono criticare Bush e Obama per il bailout, scendere in piazza contro i politici che hanno salvato chi meritava di chiudere bottega, ma non dimentichiamoci dei veri imputati sfuggiti al giudizio, quei finanzieri e uomini d'affari che dopo aver lucrato e fallito sono corsi impauriti a chiedere la protezione di mamma-stato. Per quanto spregiudicato e individualista, non era questo il ritratto di Atlante. Il sogno americano non è una rapina in guanti bianchi. Deregulation non fa per forza rima con agiotaggio.

 

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