Welfare, Rifondazione non ci sta: non c’è l’accordo
21 Novembre 2007
di Redazione
È rottura tra Rifondazione comunista e il resto della maggioranza sul welfare, dopo che questa notte il partito guidato da Franco Giordano ha abbandonato per protesta la riunione convocata per trovare l’accordo sugli emendamenti.
A provocare lo strappo, le richieste del Prc di cancellare la riforma previdenziale e lo “scalone” della legge Maroni; ma soprattutto non è andato giù a Rifondazione l’aut aut posto dai Liberaldemocratici di Lamberto Dini: se si tocca il protocollo firmato dal governo con le parti sociali, non ci sara’ il nostro voto favorevole.
Da qui la rabbia del partito del Presidente della Camera: “Perchè – si è chiesto il deputato del Prc e membro della commissione Lavoro di Montecitorio, Augusto Rocchi – c’è chi può avere le mani libere, mentre noi stiamo qui a fare la guardia al bidone?”.
Lamberto Dini, nei giorni scorsi, era stato molto deciso: “Il governo non deve modificare il protocollo perche’ anche da quello dipende la tenuta dei conti pubblici. Davanti a qualsiasi modifica noi liberaldemocratici voteremo contro”.
Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica hanno duramente criticato la scelta di Rifondazione, proseguendo il confronto con il governo. Il presidente della commissione Lavoro Gianni Paglierini (Pdci) commenta secco: “Ognuno si prenderà le proprie responsabilità”. Stamattina la maggioranza cercherà ancora un’intesa.
Poi da lunedì si va in Aula, dove comunque il governo puo’ contare su un margine di maggioranza sufficiente. Non cosi’ al Senato, dove i dissensi, se non riassorbiti, potrebbero provocare la bocciatura del ddl e il psosibile collasso di maggioranza e governo.
