Wu Ming. Come stravendere su Amazon rinnegando il diritto d’autore
12 Aprile 2009
Raramente da scrittori bicefali si sono avuti risultati letterari di qualche livello. Men che meno era prevedibile attenderseli da un organismo pentacefalo. Eppure, l’opera del collettivo Wu Ming merita forse una qualche attenzione speciale. In occasione del decennale del loro esordio letterario a firma Luther Blisset, è dunque il caso di fare il punto su un fenomeno editoriale interessante quanto anomalo. Il collettivo nasce a Bologna nel ’94, costola letteraria del più vasto movimento Luther Blisset, fronte europeo di guerriglia culturale dalle molte anime quanto a modalità espressive e carica contestataria.
Paladini della licenza “Copyleft”, declinano in maniera liberale il diritto d’autore, confidando nelle potenzialità del passaparola e della libera circolazione della proprietà intellettuale. Applicandolo ai loro testi, li rendono gratuitamente riproducibili e scaricabili dal web; vale a dire impossibili da commercializzare, almeno secondo le più classiche regole del mercato. Malgrado ciò, nel marzo ’99 l’editrice Einaudi pubblica “Q”, Il loro primo romanzo. Finalista al premio Strega ’99, vende nei primi dieci mesi 31.500 copie riscuotendo non pochi consensi anche dalla critica. Nel 2002, “54”, che è la loro seconda prova, si attesta attorno alle 29.000 copie; nello stesso anno “Q” supera la soglia delle 60.000 rivelandosi un long seller dalla solidità insospettabile.
Mentre ancora il mercato italiano mostra qualche tiepidezza, si va consolidando sempre di più la presenza del collettivo all’estero. A partire dal 2000 “Q” viene tradotto in Germania (60.000 copie), in Francia (oltre 200.000) e in una decina di altri paesi europei tra cui Spagna (Mondadori), Olanda (Wereldbibliotheek), Grecia (Travlos), e Danimarca (Hovedland). Seguono la Gran Bretagna (Heinemann, 2003) e gli U.S.A. (Harcourt, 2004) dove “Q” diventa un cult. Basta fare un giro su Amazon (la libreria online più visitata al mondo per l’acquisto di testi in lingua inglese) per avere un’idea approssimativa del successo che ha investito i suoi autori: 1 milione e 100.000 copie ordinate sul sito per il mercato britannico; oltre 1 milione e 700.000 per quello statunitense. Se a queste si aggiungono le copie acquistate in libreria, i numeri sono destinati a raddoppiare.
Di un destino molto simile gode “54”: tradotto nel 2003 in Spagna e Olanda (Vassallucci), sbarca nel 2005 negli Stati Uniti, e l’anno seguente in Inghilterra. Secondo le statistiche di Amazon anche questa volta Wu Ming conquista il pubblico anglofono: 1 milione e 200.000 copie acquistate sul sito in Gran Bretagna, e 950.000 negli U.S.A., a cui vanno aggiunte le copie vendute in libreria. Nel 2007 infine è la volta di “Manituana” che nel periodo marzo-dicembre raggiunge il traguardo delle 54.000 copie in Italia, e di cui si sta approntando l’edizione americana per maggio 2009 (Verso Press). Un exploit davvero insolito per i confini nostrani: fino a oggi, le vendite si attestano a 400.000 copie in Italia, e più di cinque milioni all’estero.
