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YSL lascia i sogni delle donne

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Ogni donna gli è debitrice in qualche modo. Yves Saint Laurent, lo stilista francese che ha cambiato il modo di vestire del XX secolo, é morto a 71 anni, nella sua casa parigina dopo una lunga malattia.

Nato in Algeria nel 1936 da un’agiata famiglia francese, Yves Saint Laurent ha rappresentato, insieme con Christian Dior e Coco Chanel, l'apice della moda francese del 900 e l'egemonia dell'eleganza europea, cosmopolita e aperta alle più lontane suggestioni. Il suo genio creativo brilla fin dal suo arrivo a Parigi a 17 anni: già un anno dopo diventa il braccio destro di Christian Dior. Tre anni ancora e, all’improvvisa morte del maestro, ne assume l'eredità e disegna i capi della collezione. Yves all’epoca ha solo 21 anni e fin dalla prima sfilata, il giovane direttore artistico conosce il successo, grazie alla sua linea “Trapèze” che rompe con il canone estetico che all’epoca imponeva un “vitino di vespa”. I suoi modelli si distinguono per la linea pulita e il taglio essenziale, che lo rendono riconoscibile e innovativo e gli fanno conquistare il titolo di "enfant prodige". Il designer, appena diplomato all'École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, resta nella grande maison fino al 1960 quando è chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. Un'interruzione molto grave che coincide con la fine del suo rapporto con la casa Dior: quando torna a Parigi, Yves trova che il suo posto è già stato occupato da Marc Bohan. Sicché  decide di fondare una sua casa di moda, insieme con Pierre Bergé, l'amico e il socio di una vita, a fianco del quale ha costruito tutta la sua carriera. Nel 1962 aprono il primo atelier in rue Spontini, ed è subito un successo.

Le invenzioni stilistiche di Yves Saint Laurent restano immortali: dal nude-look allo smoking femminile, dagli abiti esotici alle sahariane in chiave urbana e al trench lucido. Perché come diceva lui stesso: «La moda non è arte, ma ha bisogno di un artista per esistere».

Le sue collezioni si ispirano ai più grandi pittori moderni. Da Mondrian l’idea di trasformare il vinile in tessuto per impermeabili dal taglio rigoroso, dove sono riproposte i rettangoli colorati del pittore olandese. Nel 1966 crea abiti dalla pop art; i balletti russi sono lo spunto per la collezione del 1976. Nel 1979 disegna rifacendosi a Picasso e nel 1981 a Patisse. Persino gli scritti di Marcel Proust sono un ispirazione e gli suggeriscono gli abiti in taffettà del 1972. Senza mai dimenticare il mondo arabo, da cui lo stilista francese si lascia influenzare: i suoi abiti amalgamano etnie e suggestioni orientali, il suo stile lavora sull'esotismo.

Rigore formale e abbinamenti insoliti, tradizione e coraggiosa novità, come il celeberrimo tailleur pantaloni con i revers in raso come un tuxedo, che fa indossare alle signore. Questi gli elementi portanti del suo lavoro e della sua arte. Yves Saint Laurent riveste la donna, le conferisce nuova dignità e una nuova libertà, quella libertà che proviene dal poter scegliere con sicurezza cosa indossare. E’ il primo ad aggiungere nel guardaroba femminile i pantaloni, scelta stilistica che lo pone in quel momento fuori da ogni schema, in un epoca dominata dai tailleur di Chanel e abbandona il clichè che constringe le donna ad indossare solo le gonne.

YSL, come è poi stato chiamato, oltre all'alta moda è l’ideatore del pret-a-porter “Ysl Rive-Gauche”. L’intuizione è geniale: creare una linea che non sia seconda all’elitaria haute couture, ma possa essere venduta in negozi di franchising accessibili a più clienti. Innumerevoli le maison che seguiranno il suo esempio, modificando di fatto il mercato della moda.

Ma Saint Laurent è stato spesso anche protagonista di scandali e provocazioni. Creò una collezione “40” ispirata agli anni bui della guerra, si fece fotografare nudo per la sua fragranza “Homme” ai limiti della censura e sfidò il conformismo degli anni ’70 con un profumo dal nome “Opium”, che si rivelò l’ennesimo trionfo. L’estremo stordimento dei costumi borghesi si compensa con l’innata eleganza e lo stile.

 

Cultore di un'eleganza femminile sensuale e altera, adatta a grandi magioni antiche, impenetrabili, a vite irraggiungibili, a ricchezze mai ostentate. L’essenza del suo lavoro si trova nelle parole da lui stesso scritte per dare l’addio alle passerelle nel 2002: “Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”.

La sua moda è tra le più celebrate nel mondo,  è il primo degli stilisti a entrare nei musei, come dimostrano le retrospettive che negli anni gli sono state dedicate dal Metropolitan Museum di New York, dal Musée des Arts de la Mode a Parigi e al Sezon Museum of Art in Tokyo per rendere onore alla sua creatività.

La sua storia sulla passerella si chiude nel 2002, con una trionfale sfilata che mostra 300 modelli in passerella e la sua musa Catherine Deneuve che gli dedica la canzone "La plus belle historie d'amour c'est vous". Mentre Yves ripercorrendo la sua storia, dice: "Ho sempre vissuto per questo mestiere che ho sempre amato e rispettato fino in fondo”.

Resteranno per sempre le tre lettere nere, intrecciate tra loro su uno sfondo color crema: YSL, Yves Saint Laurent, un modo di vestire, di differenziarsi e di provocare unico. Avec élégance.

 

 

 

 

 

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