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Zapatero ha già dimenticato Ségolène

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Sull’onda dell’apprezzamento manifestato da Blair per la vittoria di Sarkozy  anche il premier spagnolo non ha voluto essere da meno. Zapatero, pur avendo naturalmente appoggiato la Royal  nella corsa all’Eliseo, in nome dell’appartenenza  alla stessa famiglia politica e  nella speranza di rinsaldare l’asse Parigi- Madrid,  all’indomani delle elezioni presidenziali in Francia, invece di perdersi in dichiarazioni  volte a spiegare le ragioni della vittoria dell’uno e della sconfitta dell’altra  rifacendosi in modo strumentale  alle logiche politiche interne- come avviene nel nostro paese-  lancia lo sguardo oltre l’ostacolo e cerca un terreno d’incontro con Sarkò.

Apparentemente lo trova facendo leva su due aspetti: da un punto di vista simbolico punta sul valore della rottura incarnata dal nuovo presidente rispetto al suo predecessore Chirac- cercando indirettamente un parallelismo con la sua rottura rispetto alla tradizione del socialismo spagnolo-  e da un punto di vista politico, oltre a ricordare la collaborazione dell’allora ministro dell’Interno  dell’esecutivo di de Villepin  in materia antiterrorista,  punta tutto su un sostegno formale al programma europeista  del nuovo inquilino dell’Eliseo.

Politici e analisti nostrani lo hanno già notato: non solo  Sarkozy può avere un ruolo da traino per il rinnovamento della destra europea in una stagione in cui l’ancoraggio a vecchi schemi ideologici non paga più in termini di consenso,  ma il suo ruolo può essere fondamentale per fare uscire le istituzioni del Vecchio Continente dal torpore  in cui sembrano essere cadute dopo il fallimento dell’ormai vecchio trattato costituzionale del 2004.

Non c’è dubbio Sarkozy ha tutte le carte in regola per guidare il nuovo “rilancio europeo” e il premier spagnolo ne è consapevole. Cercando di chiudere la partita prima della fine dell’anno delle celebrazioni del cinquantenario per la firma dei Trattati di Roma, Sarkozy  vorrebbe giungere entro dicembre 2007 alla firma  del nuovo “minitrattato”. Zapatero manifesta entusiasmo sia per i tempi stretti voluti dal nuovo presidente francese, sia per i suoi contenuti.

Tuttavia un’analisi della politica europeista messa in campo dal premier spagnolo fino ad ora risulta lontana dalla nuova proposta francese. Come farà Zapatero a spiegare ai suoi elettori la difesa a oltranza del trattato costituzionale europeo del 2004 ( peraltro approvato per via referendaria in Spagna)  e il sostegno al progetto del nuovo “minitrattato”, che tra le altre differenze  prevede solo l’approvazione parlamentare?  E ancora, come si comporterà la diplomazia spagnola in sede negoziale  di fronte all’ipotesi di cancellare l’articolo che prevede  la superiorità del diritto comunitario  su quello nazionale?  E infine,  come il premier spagnolo concilierà il sostegno all’europeismo di Sarkozy  alla luce della sua chiara opposizione all’ingresso alla Turchia, posizione antitetica a quella mantenuta dalla Spagna? Non sono questioni tecniche ma problemi sostanziali ai quali Zapatero  dovrà rispondere prima o dopo il  Consiglio europeo in programma a Bruxelles il  prossimo 21 giugno.

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