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Zingaretti fa il vuoto alla festa Pd a Modena. E Bonaccini…

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Se l’obiettivo era garantire il distanziamento, il Pd l’altra sera alla festa di Modena c’è riuscito perfettamente. Ad accogliere il segretario nazionale Nicola Zingaretti e il presidente della Regione Stefano Bonaccini tante sedie vuote e un clima di isolamento surreale. Nella roccaforte rossa la prima festa post lockdown resterà nell’almanacco Dem per quelle immagini desolanti di una platea scarna e disinteressata alla figura del segretario nazionale.

Un segretario passato dal compagno della porta accanto al compagno da lasciare in prima fila da solo sul bus nelle gite scolastiche. Un segretario che nemmeno può essere vagamente paragonato ai grandi leader del passato e che in fondo riflette perfettamente un partito senza identità, ancora paralizzato dall’eterna spaccatura tra ex Ds ed ex Dc, e costretto a trovare una figura di sintesi neutra, come il sapone delicato. Un minimo comunque denominatore fedele alla Ditta (a differenza dell’unica anomalia renziana), ma senza smalto che non scontenta nessuno e non entusiasma nessuno. Un Zingaretti sorridente insomma.

L’alternativa? Al momento la sola alternativa in campo in casa Pd è la figura che sabato ha scortato il governatore del Lazio nella sua visita Modenese. Il presidente della giunta regionale Stefano Bonaccini anche due giorni fa ha indossato i panni dell’uomo forte contraddicendo con atteggiamenti e postura le ripetute smentite su sue ambizioni nazionali. Il problema per il Pd è che se è vero che Zingaretti non scalda i cuori, è altrettanto vero che nemmeno Bonaccini è in grado di farlo. Il fatto è che in Emilia Romagna non importa farlo. In Emilia Romagna il sistema si regge senza bisogno di particolari suggestioni, nella terra inespugnabile per il centrodestra (che infatti nemmeno ci prova seriamente a farlo) non serve essere un comandante, è sufficiente dimostrarsi soldati fedeli. Ma a livello nazionale la figura di un segretario notaio – per quanto intraprendente – non può decisamente bastare. E questo per Bonaccini è un problema serio: in fondo cambiare per cambiare non è una soluzione, come diceva il Pd stesso alla vigilia delle elezioni in Regione per scongiurare l’ascesa leghista.

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