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L'uomo del fare

10, 100, 1000 Bertolaso

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"Berlusconi non vuole essere l'anonimo esecutore di leggi e norme (lo si sa, lo si è già detto). Egli non intende governare in nome della legge, ma in nome della 'necessità concreta'. Pretende che lo Stato si muova dietro le 'emergenze' (autentiche o artefatte che siano, non importa), vuole che il governo decida delle 'situazioni' che ritiene prioritarie. Berlusconi s'immagina alla guida di uno 'Stato governativo' che si definisce per la qualità decisiva che riconosce al comando concreto, applicabile subito, assolutamente necessario e virtualmente temporaneo, sempre conflittuale perché esclude e differenzia. Pretende che le burocrazie condividano la capacità di assumersi il suo stesso rischio politico, come fossero un'élite politica e non istituzionale […] È dunque in queste ragioni  -  tutte politiche  -  che va afferrato il più autentico significato della simbiosi tra Berlusconi e Bertolaso: l'uno, l'uomo che decide al di là e oltre le norme; l'altro, l'uomo che lavora nel "vuoto di diritto" che quella decisione crea". Così D’Avanzo ieri su Repubblica.

Appena ho letto l’articolo mi sono sentito pervaso da una certa preoccupazione, infatti ero d’accordo con il Torquemada di Repubblica, l’analisi di D’Avanzo mi pareva perfetta. Poi, però, mi sono rasserenato immediatamente, perché per fortuna dissentivo dalla conclusione.

Mi chiedo infatti: è un problema se qualcuno vuole finalmente governare in nome della “necessità concreta” o pretende che lo Stato si muova in maniera efficiente dietro le emergenze e si decida secondo le priorità. E’ un problema se qualcuno si prende la responsabilità di decidere ed attuare subito ciò che si deve fare? E’ scandaloso pretendere che i processi della burocrazia siano al servizio del Paese e delle sue necessità? E’ così fuori luogo cercare di esercitare il consenso concesso dai cittadini, governando in nome della responsabilità di portar a termine un impegno, anziché non far nulla in nome delle leggi e delle norme?

Evidentemente D’Avanzo preferisce la melma viscosa della burocrazia (élite istituzionale, ma va là!), la giungla viziosa delle norme che producono solo scartoffie, immobilismo, sprechi, opere pubbliche iniziate e mai finite, degrado e vergogna. D’Avanzo preferisce le élite burocratiche tanto amate dai terremotati del Belice, felici ancora nelle loro baracche dopo quaranta anni, D’Avanzo preferisce le centinaia di carte da bollo che servono per costruire la propria casa e che immancabilmente hanno creato milioni di abusi edilizi, preferisce le peregrinazioni che ogni imprenditore deve fare negli uffici pubblici semplicemente per svolgere le proprie attività, per farsi autorizzare ogni genere di cosa o necessità.

D’Avanzo preferiva tranquille passeggiate all’ombra del Maschio Angioino tra due ali di immondizia, magari accompagnato da Pecoraro Scanio discettando di diritto e norme, oppure preferiva vedere gli abitanti de L’Aquila morire di freddo nelle tende in nome della dittatura della burocrazia.

Ebbene io preferisco Bertolaso, e per dirla con D’Avanzo, preferisco l’uomo che lavora perché una decisione si realizzi, l’uomo che promette e mantiene, l’uomo che fa, perché bisogna fare. E’ la responsabilità del fare che muove le cose, che sconfigge l’immobilismo e i parassiti che su di esso sopravvivono.

Sinceramente non sono interessato a sapere se Bertolaso frequentasse donnine in cambio di appalti per due ordini di motivi: primo, perché mi sembra che questa cosa abbia lo stesso grado di verosimiglianza (e di senso del ridicolo) del bacio del senatore Andreotti a Totò Riina o del fatto che per anni ho votato un partito fondato dalla mafia, secondo, perché a me interessa solo ciò che lui ha fatto per il Paese e soprattutto di ciò che farà.

Dottor Bertolaso, ritiri le sue dimissioni, e vada avanti per la sua strada.

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15 COMMENTS

  1. Tutto a posto e niente in ordine
    Sono d’accorto con Milton.
    In Italia la burocrazia produce il “tutto a posto e niente in ordine” cioè danni.
    Solidarietà al signor Bertolaso.

  2. D’accordo in linea di principio
    Però anche i parassiti che vivono sul “fare”, approfittando dell’ammorbidimento delle regole e travalicando a proprio vantaggio le regole della libera concorrenza devono essere combattuti

  3. Dimenticanze
    Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe assolutamente. Se, nel centrodestra, qualcuno (oltre a Mario Baldassarri, cfr. la sua intervista a “La Stampa”,
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201002articoli/52160girata.asp)ricordasse questa basilare verità actoniana, non ci si limiterebbe a contrapporre schematicamente l’efficienza al parassitismo, ma si porrebbe concretamente il problema di come evitare che i governanti “facciano troppi danni” (Popper). Preoccupazione genuinamente liberale che, nell’articolo, è del tutto assente.

  4. Riforme, classi “dirigenti” e strenua difesa dello status quo
    Fino a prova contraria mantengo grande considerazione di Bertolaso. Parlando in generale, quali sono i vantaggi (pongo come mia personalissima e stravagante ipotesi che essa sia pastoia e zavorra per lo sviluppo dell’Italia e pascolo per clientelismi politici) dell’attuale burocrazìa? Ha dato tutela allo Stato dei Contribuenti attraverso norme e procedure, evitando così abusi corruttele prevaricazioni et similia? È a questo tipo di garanzìa e a quali altri benefici che si rischia di rinunciare soggiacendo all’attività dell’uomo che decide al di là creando il vuoto di diritto? D’avanzo suggerisce che siamo sulla strada della deriva autoritaria? Si alterano miracolosi equilibri istituzionali? Mah… dottor Bertolaso, non ci pensi proprio alle dimissioni.

  5. Lapsus freudiano
    Bella frase: “Berlusconi non vuole essere l’anonimo esecutore di leggi e norme (lo si sa, lo si è già detto). Egli non intende governare in nome della legge, ma in nome della ‘necessità concreta'”. Ottima e corretta definizione dei compiti di un Primo Ministro, che, ha il potere ed il DOVERE, se ritiene che le leggi siano inadeguate alla realtà, di proporne il cambiamento. Quelli che devono essere “anonimi esecutori di leggi e norme … in nome della legge” sono i GIUDICI (che una corrente di pensiero giuridico qualificava come “deducktionmachine”). Che il Sig. *D’Avanzo* (uno è già troppo) si chiarisca le idee di quel che significa.

  6. Bertolaso
    Ottimo Sig. Milton, condivido tutto quanto da Lei scritto nell’articolo. Ed invito anche io il Sig. Bertolaso a tirare dritto per la sua strada a fianco del Presidente Berlusconi. L’Italia ha bisogno di persone del fare e non del blaterare senza mai concludere niente. Le reazioni della sinistra come sempre sono piene di controsensi e fuori da ogni logica. Tempo fa su un sito del Presidente avevo proposto una medaglia d’oro al Dr. Bertolaso per tutto quanto fatto per il nostro Paese, oggi la propongo con maggior convinzione. Distinti saluti. G. Venafro

  7. Dieci, cento, mille Milton
    Ogni volta che leggo un pezzo firmato Milton, cresce in me la voglia di conoscere il vero nome dell’autore. E di stringergli forte la mano. Perchè di rado mi capita, alla fine della lettura di un articolo, di sentirmi così totalmente appagato, così compiutamente rappresentato, così pienamente concorde. Per la forza dei toni, la chiarezza e l’incisività dei contenuti, il coraggio delle tesi, la capacità di esprimere idee-umori-pensieri che covo dentro e che il più delle volte sembrano quasi non trovare diritto di cittadinanza. Solo due parole sulla vicenda Bertolaso: sono campano e so quanto è stato determinante l’operato del tandem Berlusconi-Bertolaso per la risoluzione di un’emergenza rifiuti che aveva assunto proporzioni inimmaginabili per non dire pazzesche; in particolare, sono irpino e so quanto può “durare” un dopo-terremoto (anche se il nostro sisma fu vasto e devastante come pochi altri): pertanto considero un piccolo miracolo ciò che è stato fatto a L’Aquila. E’ per questo che dopo l’intervento di Milton mi sorprendo a pensare una sola parola, la solita:PER-FET-TO. E, giacchè ci sono, aggiungo i complimenti (la volta scorsa rinunciai) per “Fiat, facciamola finita…” .

  8. Probabilmente Bertolaso è
    Probabilmente Bertolaso è solo in parte coinvolto, niente di penale. Probabilmente è fondalmentalmente una brava persona che ha molti interessati che gli girano intorno. Forse non è in grado di controllare o di sapere quello che accade fino in fondo.
    Ma a me cittadino cha paga un sacco di tasse importa di più sapere il danno all’erario che una faccenda come questa porta, e quanto a me pinco pallino qualsiasi alla fine devo sborsare o allontanare di un giorno in più la chimera della riduzione delle tasse e del buon governo.
    Chi è pagato per stare in posizioni di responsabilità deve anche sapere come conoscere e controllare in manera snella ed efficace. Si tratta di risorse dello Stato, di tutti, destinate a opere di urgenza, di pubblica utilità o di immagine dell’Italia.

  9. andiamoci piano con il decisionismo
    Mi pare che si debba distinguere tra emergenza e tutto il resto. La Protezione civile è stata usata mille volte per compiti non connessi al suo ruolo solo per fare presto ciò che sarebbe durato tempi biblici usando la legislazione normale. La gestione delle emergenze ampiamente giustifica procedure snelle, veloci che by-passano tutti gli ostacoli. Ma c’è una sola ragione al mondo per cui non si possano disboiscare sul serio le leggi e le norme che avviluppano il paese? Perchè non lo si vuole fare? Perchè non lo si fa? Altrimenti confondiamo metodi spicci emergenziali al di fuori di ogni ordinario controllo ed attibità ordinarie. Mi auguro di essermi spiegato

  10. Vittima, non colpevole
    Bertolaso è un uomo di indubbia correttezza e ha lavorato con passione e sacrificio. Tuttavia è possible che sia stato in qualche modo raggirato, forse a causa di quella ingenuità che solo le persone oneste hanno.
    A me non interessa sapere se abbia ceduto a qualche lusinga e a qualche massaggio un po spinto, ne avrebbe avuto tutto il diritto e sono solo fatti suoi sui quali non ho nulla da ridire; anche moralmente mi sembra un fatto assolutamente irrilevante. Quello che invece mi interessa è sapere che quanto avvenuto non sia stato consapevolmente ritenuto come una contropartita per favori fatti, tantomeno per favori illeciti, e di questo in cuor mio ne ho la certezza. Attenzione pero’ a non confondere la percezione di un gesto di apprezzamento o di ringraziamento per la fiducia ricevuta per una consapevolezza di stare usufruendo di una contropartita, per quanto riguarda le responsabilità di Bertolaso qui conta la percezione che ne ha avuto lui, all’oscuro delle conversazioni di altri, e non come realmente è stata intesa dagli organizzatori.
    Su questo le intercettazioni non provano assulutamente nulla a carico di Bertolaso, al massimo tutto quello che possono provare è che egli è stato vittima di un raggiro. Quindi vittima e non colpevole.
    In una società a misura d’uomo qualcuno l’avrebbe convocato per metterlo in guardia e per concordare assieme un modo per incastrare gli autori del raggiro, ma purtroppo questa non è una società a misura d’uomo, è una società che cerca nemici da abbattere e da trasformare in mostri. E il portabandiera di queste campagne di odio sappiamo tutti chi è.

  11. Il contrasto tra la sintesi
    Il contrasto tra la sintesi delle intercettazioni su Bertolaso ed il testo delle stesse, pubblicate ieri nell’edizione on line del giornale, sono la più recente dimostrazione della “correttezza” professionale di quello staff giornalistico di cui il D’Avanzo é autorevole membr.

  12. Bertolaso
    Tutti gli Italiani che credono nella solidarietà, nell’efficienza e nello Stato sono con Bertolaso.

  13. Complimenti per la sincerità
    Mi complimento con l’autore dell’articolo per la sincerità che gronda da ogni frase: voi siete i convinti sostenitori di un partito dell’illegalità, fiero e orgoglioso del fatto che il Capo faccia a pezzi lo Stato di diritto in nome della “emergenza permanente”. Insomma: o si fanno le cose per via discrezionale, segreta, opaca e fuori dalla legge, oppure non vi piacciono. Bravi! Siete la migliore garanzia che l’Italia continuerà a perdere terreno in competitività e credibilità rispetto al resto d’Europa.

  14. I soliti estremismi…
    Insomma o si è come Bertolaso e si fanno le cose, non importa come, non importa se i responsabili stessi o il sottobosco del fare se ne approfittano, cosa ancora più sgradevole e odiosa se il fare è relativo a risolvere i problemi di drammatiche evenienze come un terremoto dove c’è gente che perde tutto, oppure si è come Pecoraro che si trastulla tra i rifiuti pensando alle norme, si è burocratici, inefficienti o addirittura immobili. Secondo Milton non c’è alternativa: o si è l’uno o l’altro. In questa gretta Italia degli estremismi, non c’è più buonsenso e tutto deve entrare nel tritacarne del “o stai con me o stai contro di me”: quello che vuole da un quindicennio a questa parte il signore che sta attualmente al governo e che voi continuate ad “amare” in modo inconsulto, abbracciandone in pieno lo spirito fazioso che non ammette alternative. Io invece continuo a credere, forse in modo assolutamente ingenuo, che c’è una terza via: che le cose si possono (e si devono) fare ma senza protagonismi, senza eccessi di potere e di visibilità, senza passare sopra norme e regole in nome delle “emergenze” che non sempre sono tali e che spesso vengono create ad arte (facendo per esempio cose programmate da tempo solo all’ultimo momento), proprio perché nell’emergenza si può bypassare qualsiasi vincolo, qualsiasi procedura di trasparenza e di garanzia pubblica. Nel III millennio la vera Italia dell’efficienza, caro Milton, non è quella che interviene più o meno efficacemente nelle emergenze, ma è quella che le emergenze le sa evitare prevenendole. Nel merito, una protezione civile di un paese avanzato questo deve fare: migliorare i sistemi di monitoraggio e di early warning, controllando, per esempio, con tempismo gli edifici a rischio in un centro storico in una zona altamente sismica in cui da 6 mesi c’è un intenso sciame sismico. Piuttosto che invece saper governare solo le emergenze (vere e presunte che siano) nelle quali pascolano rampanti imprenditori che magari speculano (e ne ridono pure…) delle disgrazie altrui. No caro Milton, pur destando anch’io la burocrazia e l’immobilismo, non amo questo efficientismo che passa sopra tutto e tutti e che è troppo imbevuto di potere e di protagonismo fine a se stesso, dietro il quale si annidano inevitabilmente approfittatori di ogni specie, gente senza scrupoli e senza dignità. Sarò uno stupido ingenuo, ma io un’Italia diversa, soprattutto lontana da queste faziosità e questi estremismi interessati io ancora la aspetto e ci credo…

  15. Credo che in un paese civile
    Credo che in un paese civile in cui vige uno stato di diritto nessuno (per quanto valido) possa essere al di sopra delle leggi.
    Questo naturalmente a prescindere se Bertolaso sia di area centrodestra o piuttosto di centrosinistra.
    Se la burocrazia imbriglia questo paese e non permette di eseguire opere pubbliche con la dovuta velocità un governo che si chiami tale discute ed approva delle riforme per snellire le procedure, non regala quattrini dei contribuenti.
    Se invece di bloccare tutto per delle riforme che servono solo a 4 persone pensassero a lavorare per il Paese forse….

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