’68-’74. I cinque anni neri della storia d’Italia
11 Maggio 2008
Il quinquennio fu effettivamente terribile. Da piazza
Fontana a Piazza della Loggia, in mezzo circa quattromila attentati perlopiù di
matrice neofascista, e il Belpaese direttamente sull’orlo di chissaché… Mimmo
Franzinelli, autore di La sottile linea nera (Rizzoli), cerca di mettere
ordine in questa fitta rete di eventi tremendi e di punti interrogativi persino
più laceranti. E lo fa con perizia, ricorrendo a carte giudiziarie, ricerche
d’archivio, e tante altre fonti ancora.
Il punto di vista è chiaro e esibito. All’origine di quella
super destabilizzazione, un connubio esplosivo fra eversione di estrema destra
e apparati dello Stato. Obbiettivo: da un lato arginare la cosiddetta deriva a
sinistra, dall’altro tenere tutti col fiato sospeso in attesa di capire a quale
santo votarsi. Ovvero, di volta in volta, farsi fiancheggiatori di ribaltoni
golpisti oppure compagni di merende di opzioni più moderate e/o
presidenzialiste.
Data la cornice, può capitare però che gli attori in campo
non sempre si muovano in maniera simmetrica. Così se gli appartati tamponano o
deviano, magari con pezzi di servizi che non vanno poi così tanto d’accordo e,
non di rado, si pestano i calli a vicenda (è il caso fra vertici delle barbe
finte militari dei ripetuti colpi bassi fra Vito Miceli e Gianadelio Meletti);
gli operativi invece puntano al bersaglio grosso e si buttano spavaldamente nella mischia. Fra
quest’ultimi, l’ibrido è norma. Ci si imbatte così in idealisti evoliani,
imbevuti di superomismo, accanto a vecchie cariatidi di Salò per arrivare a una
zona magmatica dove imperversa una ragazzaglia spinta all’azione da una miscela
di machismo, emarginazione giovanile, disperazione. Infine ci sono le figure
doppie, mezzi estremisti mezzi confidenti, magari del genere infiltrati fra i
gruppuscoli dell’altra sponda oppure del tipo fautori di quel nazimaoismo,
allora abbastanza in voga in taluni circuiti particolari, che consentiva,
almeno a filo di logica, di tenere i piedi in più scarpe ipotizzando complicati
via vai fra le estreme basati sul comune spirito antisistema e antiborghese.
Antefatto dell’intero percorso il celeberrimo convegno
romano del 1965 tenutosi all’hotel Parco dei Principi durante il quale, alla
presenza pezzi da novanta dello stato maggiore e dei servizi, uno degli eroi
negativi dell’intera vicenda, Giudo Giannettini, teorizza infiltrazione e
azione parallela, mentre altri sostengono la necessità di costituire gruppi di
elementi selezionati in grado di scatenare “una guerra totale contro l’apparato
comunista e i suoi alleati”. Il resto è storia nota. Il 12 dicembre del 1969 la
bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, la finta pista anarchica, i
depistaggi, le indagini a senso unico. Stesso andazzo nei torbidi negli anni
successivi. Identiche disinvolture investigative per la strage bresciana. Un
esempio: la sconsiderata iniziativa del vicequestore Aniello Diamare che
“ordina a un’autobotte dei vigili del fuoco di rimuovere le macchie di sangue e
i brandelli di carne disseminati” un po’ ovunque nella piazza dell’eccidio.
Franzinelli insiste molto sulla scarsa “lealtà democratica” di pezzi dello
Stato ed è particolarmente critico verso il comportamento di taluni esponenti
di primo piano dell’Arma, perlopiù considerata fedelissima.
Il libro racconta con una certa ampiezza anche le storie,
quasi sempre tragiche, di alcuni, ai tempi, big del neofascismo, specie di
certi “sambabilini”, nome derivante dalla piazza milanese “occupata” dai neri
il quegli anni, di cui oggi si stenta persino
a ricordare l’esistenza.
Mimmo Franzinelli, La
sottile linea nera, Rizzoli, pagine 478, euro 20,00.
