Noi, la Francia e gli abiti del gollismo

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Noi, la Francia e gli abiti del gollismo

01 Aprile 2008

Tra lunedì e martedì anche la pratica Parigi è archiviata. E’ stata una trasferta impegnativa, soprattutto per la qualità degli interlocutori assai più elevata del mio rango politico. Mi accompagnano Giancarlo Loquenzi e Robert Labro, il rappresentante di Magna Carta in Francia.

A questo punto è possibile tirare le somme. Incontro due ex-Primi Ministri, Edouard Balladur e Jean-Pierre Raffarin; l’ex Ministro degli Esteri e attuale Ministro dell’agricoltura Michel Barnier (il signore che nel giro di due ore ha bloccato e poi riaperto l’importazione di mozzarella); il capo di gabinetto di Nicolas Sarkozy Emanuelle Mignon e diversi senatori e deputati dell’UMP. Salta, invece, l’appuntamento con il Presidente della Commissione Esteri del Senato Josselin de Rohan, impegnato in una improvvisa discussione al Senato sull’aumento delle truppe francesi in Afghanistan. Paghiamo un residuo di anti-bonapartismo. Perché il Presidente della Repubblica francese, non ostante monarca repubblicano riconosciuto, non può rivolgersi direttamente al Parlamento. Il ricordo di Napoleone, “le petit” in questo caso, pesa ancora. E così Nicolas ha dovuto annunziare la decisione di voler aumentare il contingente di fronte al Parlamento inglese. Comprensibile, a questo punto, la richiesta di un dibattito parlamentare urgente.

Non è né lecito né gentile sindacare l’abbigliamento delle signore. Mi soffermo, per questo, su quello dei tre interlocutori di sesso maschile. Balladur indossa un vestito grigio occhio di pernice con cravatta chiara e scarpe di camoscio marrone. Rara eleganza che rimanda, senza bisogno d’altro, alla minoranza inglese del liberalismo francese. Raffarin, invece, ha un abito grigio: di quelli che anche se si stropicciano non fanno perdere il decoro e un mocassino nero, un po’ tozzo ma essenziale. Francia profonda, insomma, che va alla sostanza senza concedere niente alla forma. Barnier, infine, è in abito spezzato con camicia a quadri, sportiva ma con gemelli. Comunica dinamismo e innovazione a prima vista.

%3Cp>Non posso fare a meno di mettere queste impressioni in relazione con riflessioni decennali sul gollismo. René Rémond – indimenticato maestro – vi aveva scorto la riproposizione di una destra bonapartista. In polemica con lui, ho sostenuto che si tratta qualcosa di più complicato che lega insieme, in una sintesi introvabile, legittimismo, bonapartismo e orleanismo. Oggi, attraverso l’osservazione dei miei interlocutori – tutti e tre a modo loro orgogliosamente gollisti -, ne ho avuto un’altra conferma. E ho anche compreso che è più facile arrivarci attraverso l’analisi dell’abbigliamento che passando per le complicate categorie dei politologi o le ardite analisi degli storici.

Non è poco ma non è l’unico risultato di questa visita. Torno con le idee un po’ più chiare sul metodo per cercare di rinnovare regolamenti parlamentari, legge elettorale e Costituzione. Nei prossimi giorni ne parlerò con Berlusconi. Torno, soprattutto, con l’idea che questi rapporti franco-italiani sono da coltivare.

Nel 1994 ero a Parigi, invitato da Science-Po. La vittoria di Berlusconi mi portò scherno, anche da parte degli amici francesi più stretti, e per alcuni mesi l’ostracismo dei colleghi, anche quelli di centro-destra. Poi, la seconda volta di Berlusconi, vi fu da superare l’innegabile distanza umana con Chirac. Oggi non c’è più né il primo né il secondo sentimento. Avverto una stima sincera nei confronti di Berlusconi: per quello che ha fatto e per quello che potrà fare. Soprattutto, avverto la consapevolezza che i problemi della Francia sono in gran parte gli stessi di quelli dell’Italia: nessuna ombra di grandeur ma un sincero desiderio di collaborare, sia a livello di governo sia a livello di partito. Progettiamo numerose iniziative future. Anche l’UMP, in fondo, è un’esperienza inedita di partito unico di centro-destra!

Questo viaggio, un oasi nella campagna elettorale, mi porta a comprendere ancora meglio la posta in gioco: non soltanto la vittoria e la maggioranza, ma anche e soprattutto il sistema. Se, il 13 e 14 aprile, PdL e Pd insieme prenderanno la larga maggioranza dei voti (intorno al 75%) avremo voltato pagina. Come in Europa, come in Francia, ci si avvierà verso un bipartitismo tendenziale. E’ strano e difficile da ammettere, ma i cambiamenti epocali possono passare anche da campagne elettorali in apparenza stanche e in tono minore!

Diario di un
candidato