Se l’economia frena è grazie alle strategie fiscali di Prodi e Padoa

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Se l’economia frena è grazie alle strategie fiscali di Prodi e Padoa

07 Aprile 2008

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto al
ribasso le prospettive per la crescita mondiale ed europea, in conseguenza in
gran misura dell’approssimarsi una recessione negli Stati Uniti che, come
traino per il Vecchio Continente, non sarebbe interamente controbilanciata
dalla rapida espansione del Bacino del Pacifico. Per l’area dell’euro il tasso
di crescita del pil nel 2008 previsto (sempre dal Fmi) all’1,8% in gennaio
è  ora stimato all’1,3% (una contrazione,
quindi, del 25%). Per l’Italia si passa dallo 0,6% stimato in gennaio allo 0,3%
previsto adesso (un taglio del 50%). In effetti, alti dirigenti del Fmi dicono
“off-the-record” che è più probabile una crescita non rasoterra ma zero
nell’anno in  corso che si trascinerebbe
ad un pallino 0,8-1% sempre che non ci sia una sferzata.

Da Bucarest, il Presidente del Consiglio molto
pro-tempore Romano Prodi ha, in un primo momento, alzato le braccia dicendo “il
taglio è stato per tutti” – ossia mal comune mezzo gaudio. Quando ha realizzato
che la decelerazione del tasso di crescita previsto per l’Italia è molto più
forte della media dell’area dell’euro, ha parlato di “pessimismo” non
giustificato. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze TPS (anche lui molto
pro-tempore) ha preferito il silenzio. Così pure il candidato del PD: si dice
che alla notizia sia andato al cineclub a vedere il magnifico “Le silence est
d’or” di René Clair.

Non hanno taciuto,
però, alcuni dei loro consiglieri e consigliori. Il problema – questa è la tesi
messa in giro a Palazzo – è che il difetto sia nel modello econometrico del
Fondo. Dovrebbero ricordarsi del dialogo tra Cassio e Bruto nel primo atto del
“Giulio Cesare” di Shakespeare: “La colpa, carissimo, non è nello nostre stelle
ma in noi stessi”. E dovrebbero studiare meglio il modello MultiMod utilizzato
dal Fmi. E’ un
modello neo-keynesiano sviluppato sulla base di quello dell’economia mondiale
costruito dal Premio Nobel Lawrence Klein; fa parte della famiglia anche il
modello econometrico della Banca d’Italia, il cui capostipite venne elaborato
da Antonìo Fazio e Franco Modigliani. Uno strumento abbastanza standard : se va
bene per il resto del mondo da 40 anni (con continui affinamenti), è difficile
capire perché non si adatti all’Italia prodiana e veltroniana.

Come prova
controfattuale si prenda il “Temi di discussione” n. 334 della Banca d’Italia,
successivamente pubblicato in “Studi e Note di Economia”. Lo studio riguarda il
passato, ossia la politica di aumento della pressione fiscale attuata dai
Governi di centro-sinistra per poter entrare nella prima tornata dell’unione
monetaria: l’analisi, asettica, dimostra in termini rigorosamente quantitativi
(tramite uno strumento della stessa famiglia di MultiMod) come ciò abbia
frenato l’Italia negli Anni Novanta e all’inizio di questo secolo. La strategia
fiscale della triade Prodi-TPS-VVV (Viceministro Vincenzo Visco) sostenuta da
WV (Walter Veltroni) che sta preparando il ritorno di VVV è all’origine della frenata
dell’economia italiana.

Non è solo il
MultiMod a bocciare Prodi. In gennaio un sondaggio del Club dell’Economia indicava
che il 70% di coloro interessati alla triste scienza e seguono regolarmente il
sito del sodalizio consideravano un bene per l’economia del Paese una crisi di
Governo perché avrebbe comportato la fine di una politica economica errata.