Grande attesa a Messina per il duello Buzzanca vs “Franzantonio”

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Grande attesa a Messina per il duello Buzzanca vs “Franzantonio”

16 Giugno 2008

“I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano già perfetti”. È la mordace analisi del Principe di Salina – Burt Lancaster, nella splendida interpretazione del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, che riprende il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.  Però anche la Sicilia tenta qualche mutamento se è vero che nell’isola le elezioni non finiscono mai. In molti comuni ieri e oggi, sino alle 15, si consuma l’ultimo atto di una lunga campagna elettorale, iniziata a gennaio dopo le dimissioni del governatore Totò Cuffaro e la fine anticipata della legislatura Prodi, che ha costretto i siciliani ad andare alle urne prima per le politiche e le regionali e adesso per il rinnovo di diverse giunte locali. Sono 5.105 i seggi aperti, su un totale di 5.300, per una popolazione elettorale di 4.417.672, che dovrà scegliere tra 3.148 candidati alle provinciali e oltre 15.000 alle comunali. Caso significativo Messina, una sorta di concorso pubblico con 1.170 candidati al Consiglio comunale per appena 36 scanni, che poi diventeranno 45 con il premio di maggioranza assegnato alla coalizione del sindaco vincente.

Un voto dunque che diventa l’ennesimo laboratorio politico, in quanto, ad eccezione di Palermo, si sceglie il primo cittadino in 3 delle principali città siciliane. Le urne, infatti, sono aperte a Catania, Messina e Siracusa. Nella terra amica di Berlusconi, dove alle regionali, meno di due mesi fa, l’alleanza tra PdL, Udc e Mpa capitanata da Raffaele Lombardo ha strapazzato la “pidemocratica” Anna Finocchiaro con una maggioranza bulgara, il centrodestra cerca conferme mentre, con non molte speranze, il frastagliato centrosinistra sogna qualche tentativo di riscatto.

Si vota anche per le provinciali dove dovranno essere eletti 8 presidenti di provincia su 9 (manca soltanto Ragusa) e il primo cittadino di altri 144 comuni, di cui 38 con più di 10.000 abitanti. Episodio curioso a Bompensiere nel nisseno dove le schede sono state ristampate dall’ufficio elettorale della Prefettura a causa dell’ordine invertito delle liste nelle schede distribuite agli elettori per il rinnovo dell’amministrazione comunale. 

A Catania e Messina le battaglie più difficili. Sotto l’Etna due ex colleghi di partito si riscoprono avversari. Da una parte Raffaele Stancanelli, di An, sostenuto da Pdl, Udc ed Mpa, dall’altra l’europarlamentare ed ex presidente della provincia catanese, Nello Musumeci (La Destra). A rendere ancora più incerta la partita c’è il terzo “incomodo”, Giovanni Burtone, deputato nazionale del Pd che, per l’occasione, più contare anche sull’appoggio dei Comunisti italiani. Proprio a Catania nella notte tra sabato e domenica si è consumato un piccolo giallo: sono stati inviati sms nei quali si dichiarava il sostegno delle liste autonomiste per Nello Musumeci. In un successivo sms, invece, si precisava che le liste autonomiste continuano ad appoggiare Raffaele Stancanelli sindaco.
La notizia dell’accaduto è stata diffusa dal Movimento per l’autonomia che ha dato mandato al proprio legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, di valutare la situazione e di presentare un eventuale esposto in Procura. 

A Palermo, inoltre, sono state denunciate 5 persone sorprese a fare propaganda dopo la chiusura di venerdì notte. A Messina la campagna elettorale si è avvelenata particolarmente nelle ultime settimane. La città degli infiniti commissariamenti negli ultimi 5 anni cerca di ritornare alla normalità amministrativa e ripone la speranza di una ripresa economica e sociale che qui è indispensabile come il pane. 

In riva allo Stretto la poltrona di sindaco è una contesa a 6. Speranze inesistenti per Rosario Ansaldo Patti (Prc, Pdci, Lega Autonomie Locali, Comitato Pendolari dello Stretto, Rete Verde di Ecologia sociale), per Filippo Clementi di Forza Nuova e per Saro Visicaro della lista civica “Alternativa in Movimento”, coltiva aspettative da ago della bilancia Fabio D’Amore, passato dall’Udc al movimento da lui stesso creato “Risorgimento Messinese” insieme a “Progetto per Messina”, che vorrebbe fare pesare come dobloni i suoi voti in caso di ballottaggio – quasi sicuramente scegliendo l’apparentamento con il candidato del centrosinistra. Ma il vero scontro è appunto tra il neodeputato regionale Giuseppe Buzzanca, Pdl, Udc, Mpa, Pri e La Destra – Fiamma Tricolore, già eletto sindaco nel 2003 e dopo pochi mesi decaduto a causa di una condanna per peculato d’uso: aveva utilizzato l’auto blu per un viaggio privato, e l’uomo dal conflitto d’interessi a sinistra che c’è, ma si cerca di nascondere, colui che ha quasi oscurato la propaganda politica degli avversari sia in tv che sulla carta stampata, comprando ovunque spazi pubblicitari, ovvero il sindaco uscente Francantonio Genovese, oggi deputato, segretario regionale del Pd, figlio di Luigi, sei volte senatore Dc e nipote di Nino Gullotti, otto volte ministro che, secondo Gianpaolo Pansa, era il detentore in Sicilia del 41 per cento delle tessere bianche.  Personaggio economicamente potente, Genovese è socio nei traghettamenti privati sullo Stretto controllati dalla famiglia Franza – per questo in città soprannominato anche “Franzantonio” – sceso persino al fianco dei padroni storici della birra locale, la famiglia Faranda, per risolvere nell’autunno scorso la paventata chiusura dell’azienda “Birra Messina”. 

Nell’altro capoluogo, Siracusa, Roberto Visentin ha messo insieme Pdl, Udc e Mpa e se la vede con l’ex diessino Roberto De Benedictis, oggi nel Pd. Capitolo province, i candidati alla presidenza sono 30. Sfida a due a Palermo e Siracusa: nel capoluogo Franco Piro, ex parlamentare regionale e nazionale del Pd, contro l’ex assessore comunale Giovanni Avanti dell’Udc. A Siracusa, invece, lotta all’ultimo voto tra il candidato del centrodestra Nicola Bono, e quello del centrosinistra Giuseppe Zappulla. Ad Agrigento addirittura è partita a 5: Giuseppe Malato, lista civica, Camillo Oddo (Pd), Salvino Mazzara (Prc), Michele Monastero (Partito comunista dei lavoratori), unico nome invece per il centrodestra, Mimmo Turano (Pdl, Mpa, Udc). Altrettanti gli aspiranti presidenti ad Enna, Giuseppe Monaco (Pdl-Mpa-Udc), Nino Muratore (Pd), Giuseppe Giunta (Prc-Pdci), Gaetano Valle (Rifondazione cristiana) e Giuseppe Camerino (Partito comunista dei lavoratori). Uno in meno a Catania – il successo sta in mezzo tra l’europarlamentare del Pdl Giuseppe Castiglione e Salvatore Leotta del centrosinistra – a Caltanissetta, Trapani e Messina, dove i riflettori sono puntati sull’ex viceministro “Nanni” Ricevuto, per il centrodestra, e l’imprenditore Paolo Siracusano in quota Pd. 

Chiusi i seggi, le operazioni di scrutinio inizieranno alle 16 con i dati provinciali, ci si prepara ad una lunga notte per i tanti pretendenti in attesa dei numeri che contano. Per il momento le uniche cifre (aggiornate alle 19 di domenica) mostrano un calo dell’affluenza degli elettori. Per le provinciali il 23,62 per cento, contro il 30,45 per cento delle precedenti consultazioni (-6,83 per cento). A Caltanissetta la percentuale è del 19,70 per cento (-7,80 per cento rispetto alle precedenti consultazioni); a Palermo 17,52 (-8,27); a Siracusa 26,42 (-5,64); a Catania 27,15 (-5,49); a Enna 23,18 (-5,39); a Trapani 23,46 (-8,12); ad Agrigento 21,47 (-8,19); a Messina 31,32 (-5,17). Per le comunali a Catania è stata del 30,53 per cento (-10,74% rispetto alle elezioni precedenti). A Messina la percentuale è stata del 36,48 per cento, in calo del 9,14 per cento rispetto alle passate consultazioni. A Siracusa l’affluenza è stata del 31,54 per cento ma non è stato diffuso il dato del turno passato. Dati comunque di poco peso in attesa delle successive proiezioni che possono sconfessare questo trend. In caso di ballottaggi si tornerà a votare il 29 e 30 giugno.