Il price cap sugli idrocarburi russi è un successo per Draghi
28 Giugno 2022
Mario Draghi è uno statista e fin qui non ci piove. Dopo aver convinto Macron e Scholz sulla possibilità dell’Ucraina di acquisire lo status di Paese candidato all’adesione dell’UE, l’ultimo successo è sul price cap. Al vertice del G7, infatti, è stato raggiunto un accordo tra i leader per esplorare un tetto sul prezzo del petrolio e del gas russi.
Da quanto emerge, l’obiettivo posto è sviluppare soluzioni per realizzare gli obiettivi di ridurre le entrate russe dagli idrocarburi e sostenere la stabilità nei mercati globali dell’energia. Si minimizzeranno così gli impatti economici negativi, anche per i Paesi poveri.
Il price cap sul petrolio
Il price cap sul petrolio si dovrebbe applicare attraverso i servizi di assicurazione e trasporto. Qualora il petrolio russo fosse venduto oltre una certa cifra, non si potrà trasportare o assicurare greggio a meno di violare le sanzioni. Il petrolio, quindi, potrà essere acquistato solo a un prezzo massimo da stabilire con i partner internazionali. I sette leader chiederanno anche di aumentarne la produzione a livello globale.
Sul price cap sul petrolio, la bozza del vertice del G7 prevede il divieto di tutti i servizi (assicurazione, trasporto, etc) per greggio russo e raffinati, a meno che il petrolio non sia acquistato a un prezzo o sotto un prezzo da concordare con i partner internazionali.
Il tetto al prezzo del gas
Per quanto concerne il price cap sul gas naturale, invece, il discorso è un po’ diverso. Il principale ostacolo è la paura delle conseguenze che alcuni Paesi europei subirebbero in seguito a un taglio totale di tutte le forniture da parte di Putin. Non tutti possono attingere al nucleare o al carbone di casa propria come Francia e Germania.
Su questo capitolo, dalla bozza delle conclusioni del vertice si evince il sostegno alla decisione dell’Unione Europea di esplorare la fattibilità del tetto temporaneo al prezzo del gas importato dalla Russia.
