Storia di duelli, di contese e d’amor cortese

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Storia di duelli, di contese e d’amor cortese

21 Novembre 2008

“Nella marca di Gallia e Piccola Bretagna regnavano anticamente due re che erano fratelli germani e che avevano sposato due sorelle germane: l’uno aveva nome Ban di Bénoic e l’altro Bohor di Gannes: Re Ban era allora un uomo piuttosto vecchio; ma la regina Elena, la sua sposa, era ancora una dama giovane e sana, assai amata dalla brava gente. Avevano avuto un solo figlio, battezzato col nome di Galaard, ma fu sempre chiamato Lancillotto…”. Ecco l’incipit di “Lancillotto del Lago” di Jacques Boulenger, giornalista e critico transalpino scomparso sessant’anni fa, a cui si devono le versioni moderne delle saghe della Tavola Rotonda, a cominciare da “Il romanzo di Merlino”, uscito lo scorso anno per tipi di Sellerio (il medesimo editore di questo “Lancillotto”), in cui si narrava biografia e imprese del mago forse più celebre e fantasioso dell’intera mitologia.

Qualche riga dopo, lo scrittore entra nel vivo del contesto da cui muoverà i suoi primi passi il celebre cavaliere. “Re Ban”, scrive ancora Boulenger, “aveva un mortale nemico: il suo vicino Claudas, re della Terra Desolata, che era un cavaliere valoroso ed esperto, ma infido, e che gli faceva una guerra spietata. Ora, re Artù, si trovava nell’impossibilità di venire in soccorso a Ban di Bénoic, perché era a quel tempo occupato a combattere i suoi baroni nella Grande Bretagna. Invece Claudas aveva reso omaggio all’imperatore di Roma, che gli aveva inviato delle truppe…”. Messo alla strette, il sovrano-papà perde il regno e dilapida la vita. Migliore non è la sorte della giovane sposa, a cui nel frattempo è sottratto il pargolo e che, con il cuore a pezzi, finisce dietro le grate di un convento.

A salvare il principino ereditario, rubandolo peraltro alla legittima madre, è una fata, Viviana, più nota come la Dama del Lago. La nostra damigella ha alle spalle un passato di tutto rispetto. Amatissima da Merlino (lo si può leggere appunto ne “Il romanzo di Merlino”), lo ha reso talmente pazzo da farsi rivelare tutti i suoi incantesimi, per poi sbarazzarsene subito dopo, richiudendolo “con la magia nella prigione d’oro”. Ma la nostra incantevole ed inquietante signora, in questo episodio, ha messo da parte gli antichi tratti da arpia, per mostrare invece solo il lato buono della sua indole. Con il piccolino è semplicemente deliziosa. Lo cresce in virtù, grazia e ardore, seguendone, passo dopo passo, la maturazione. Il distacco fra l’erede di re Ban e la maga è uno dei momenti più delicati ed intensi della narrazione. Il nostro giovane eroe non sa nulla dei suoi genitori e si appresta ad affrontare la carriera del cavaliere di ventura forte solo del suo entusiasmo e della sua bellezza.

Nel corso della narrazione sul mistero delle sue origini, piano piano, si farà luce. Intanto, Lancillotto comincia a imporsi grazie al suo coraggio e al suo sprezzo del pericolo. Salva il vecchio Artù dalla rovina, districa complicate questioni, dove il soprannaturale ha un ruolo non effimero. Ma soprattutto piace a ogni donzella che ha occasione di incontrare. Eppure Lancillotto non sembra accorgersene. I suoi pensieri sono altrove dopo che nel giorno della sua nomina a cavaliere ha incrociato lo sguardo della più bella delle belle, della più dolce delle dolci, e cioè la moglie di Artù, Ginevra. “Lancillotto al Lago” non è semplicemente un testo di avventure, di duelli e di contese cavalleresche, è anche, in forma narrativa, un piccolo trattato d’amore cortese, nel quale il cerimoniale del trasalimento e della seduzione, ha una grazia  tutta speciale, quasi rapinosa.

Jacques Boulenger, Lancillotto al Lago, Sellerio, pagine 186, euro 11.00.