Chiesa. Il Vaticano: “Chi nega la Shoah ignora anche la croce di Cristo”

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Chiesa. Il Vaticano: “Chi nega la Shoah ignora anche la croce di Cristo”

30 Gennaio 2009

"Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo". Lo afferma il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in una nota trasmessa dalla Radio Vaticana. In questo modo il Vaticano risponde alla nuova polemica lanciata dai vescovi lefebvriani dopo quella della negazione della Shoah.

Nella giornata di ieri – dopo alcune dichiarazioni in cui il Santo Padre veniva fortemente criticato per essere entrato in una moschea nel viaggio in Turchia – don Pierpaolo Petrucci, priore del Priorato di Rimini della Fraternità di San Pio, ha affermato che i lefebvriani "riconoscono il magistero della Chiesa solo fino al Concilio Vaticano II". "Il Concilio Vaticano II del resto – aveva aggiunto il sacerdote – è un concilio pastorale e non dogmatico, non ha definito dogmi di fede, la sua è un autorità pastorale, quindi che può essere discussa ed è quanto vogliamo fare". Secondo don Pierpaolo, "molte affermazioni del Concilio Vaticano II contraddicono il magistero dei papi precedenti perché è il primo Concilio della storia che mette in discussione tutto ciò che la Chiesa affermava precedentemente".

Ma ecco che oggi il portavoce della Santa Sede, rispondendo al botta e risposta tra Chiesa e vescovi lefebvriani, cerca di mettere fine alle polemiche sul negazionismo dell’Olocausto. L’accostamento tra la Shoah e il mistero di Dio e della Croce rende "tanto più grave", per il portavoce del Papa, la negazione quando "viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica".

Mercoledì scorso, ricorda Lombardi, "il Papa ha ripreso la profonda meditazione del suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. Non ha solo condannato ogni forma di oblio e di negazione della tragedia dello sterminio di sei milioni di ebrei, ma ha richiamato i drammatici interrogativi che questi eventi pongono alla coscienza di ogni uomo e di ogni credente".

Infatti "è la fede nella stessa esistenza di Dio che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola". Tutto questo, rileva la nota vaticana, "Benedetto XVI lo ha riconosciuto lucidamente nel discorso di Auschwitz, facendo sue le domande radicali dei salmisti a un Dio che appare silente e assente".