Per colpa della sinistra il Cav. deve negoziare tutte le misure anti-crisi

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Per colpa della sinistra il Cav. deve negoziare tutte le misure anti-crisi

01 Aprile 2009

La defatigante trattativa che ha obbligato il governo Berlusconi a trattare con le regioni i provvedimenti anticrisi sulla casa riassume in sé tutti i guasti della sinistra italiana, e non solo perché nella maggioranza dei governatori -di sinistra- è prevalso un atteggiamento politico, antigovernativo, sul merito del tema.

La sostanza del disastro è sotto gli occhi di tutti: il governo Berlusconi ha inventato uno strumento formidabile e a zero costi per lo stato per rilanciare l’economia e l’occupazione (200-300.000 i nuovi occupati), ma non ha il minimo potere per legiferare, perché la riforma dell’articolo V° della Costituzione sottrae per intero –ripetiamo, per intero- la legislazione sulla casa a Roma e ne assegna l’esclusiva e totale competenza alle regioni. Una cessione tale di potere che oggi le regioni –sempre quelle rosse, che sono in maggioranza- pretendono addirittura di decidere se il governo possa fare un decreto legge o debba invece essere obbligato a scegliere la strada della legge ordinaria, con tempi infiniti, là dove è invece necessario che il provvedimento vada in vigore domani –anzi- ieri- e questo per due ragioni. La prima è depotenziare la formidabile idea di Berlusconi e fargli uno sgambetto in tempo d’elezioni; la seconda è di impaniare il provvedimento in un estenuante gioco di emendamenti e battaglie d’aula, sport preferito per una sinistra tanto assembleare, quanto conservatrice.

Un fondamentale strumento di intervento anticrisi, la più tipica figura keynesiana e del New Deal di intervento statale in una fase di depressione, è stato così totalmente depotenziato e parcellizzato nella competenza di 20 assemblee regionali. Una palese follia, un non senso, una spiegazione più che esauriente della qualità pessima, al limite del demenziale, del “riformismo della sinistra”. Ma se si va a vedere il contesto in cui questa sciagurata riforma è stata varata, si capisce anche che vi è un elemento drammatico nella incompetenza riformatrice della sinistra. L’articolo V° della Costituzione che assegna alle regioni competenza legislativa esclusiva in tema di politiche della casa è stato infatti approvato il 24 ottobre 2001 dal centrosinistra con una maggioranza –il punto è essenziale- di 4 voti. Ma al peggio non c’è fine, la ragione di questo colpo di mano, di questa riforma della Costituzione attuata con un colpo di forza, con una maggioranza ridicola, in violazione del precetto sempre sbandierato dalla sinistra stessa che “impone” che le riforme costituzionali siano concordate con l’opposizione, è di una totale bassezza politica. La fase in cui viene operato questa manovra di piccolo cabotaggio ai danni della Costituzione è quella del governo Amato, dopo che il centrosinistra stesso aveva bruciato due premier (Prodi e D’Alema) e stava bruciando il terzo (Amato stesso), per consegnare poi la bandiera della sconfitta elettorale al quarto: Francesco Rutelli. Fase scomposta di una sinistra già malata, malatissima (dello stesso male che la porterà nel 2008 al secondo, ripetitivo, incredibile fallimento del governo Prodi), in cui si attua questa riforma nel tentativo rivendicato –quanto maldestro- di sotrarre consensi al centrodestra nelle imminenti elezioni politiche attuando una riforma “federalista”. Ovviamente i consensi elettorali non vennero, ovviamente l’unica riforma del quinquennio dell’Ulivo si mostrò subito un disastro, ovviamente la Corte Costtuzionale, i Tar e altre sedi giurisdizionali italiane furono –e sono- intasate da ricorsi provocati da una riforma dissennata e caotica.

 Dunque, la riforma dell’articolo quinto è lì, a testimoniare l’essenza antiriformista, opportunista e demagogica del centrosinistra. Il suo orripilante ritratto di Dorian Gray.