Social housing e fisco, Tremonti accelera e mette all’angolo il Pd

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Social housing e fisco, Tremonti accelera e mette all’angolo il Pd

18 Marzo 2010

Si torna a Parlare di economia. E perfino di riforma fiscale. Nel giorno in cui il Governatore di Bankitalia Mario Draghi scatta la fotografia di una ripresa ancora debole e disomogenea che obbliga a non abbassare la guardia, il ministro Tremonti parla a tutto tondo della crisi senza nascondere la situazione complessa e critica nella quale si trova ancora a galleggiare la nave-Italia. Situazione che non si può governare con il “piccolo chimico”.

Nell’analisi di Tremonti alla Camera, c’è sì l’ottimismo (ingrediente essenziale per spingere i consumi e accelerare la ripresa) ma anche molta cautela e una richiesta di riconoscimento dell’operato del Governo: “Si può dire non abbiamo fatto abbastanza, ma davvero non si può dire che non è stato fatto niente”, dice il ministro. Che rivendica tre pericoli scampati, quello di un collasso dei conti pubblici, il rischio del disordine sociale e il rischio del blocco produttivo. La catastrofe è stata evitata. Quasi una risposta ad Antonio Di Pietro prima e a Bersani poi, se non fosse che l’affermazione di Tremonti arriva in largo anticipo rispetto all’attacco che di lì a poco sferra il leader dell’Idv, quando accusa il Professore di Sondrio di essere un “pittore astrattista che dipinge un’Italia che non c’è e che non esiste” che racconta, queste le parole usate dall’ex Pm, un “Bengodi che si vive solo nella villa di Arcore, quella del presidente del Consiglio”.

Eppure, dalla relazione del ministro emerge una forte presa di coscienza della difficile congiuntura del momento e una grande determinazione su quelle che saranno le strategie da mettere in campo in tempi brevi. A partire dalla riforma fiscale che non colpirà i patrimoni, i risparmi o la casa: “Non metteremo imposte patrimoniali e non colpiremo il risparmi o la casa, non segheremo i rami dell’albero su cui stanno la nostra economia, le nostre famiglie, la nostra società”. Il governo, ha assicurato Tremonti, sta lavorando alla riforma fiscale, fondamentale per rendere il nostro sistema più giusto ed efficiente” perché “non si può  continuare con una macchina disegnata mezzo secolo fa e poi solo rattoppata mentre tutto il mondo cambiava radicalmente”. Nessuno stop, quindi, semplicemente un confronto a porte chiuse che porterà all’elaborazione di una delle Riforme più sollecitate da due anni a questa parte. “Prima di parlarne in pubblico abbiamo avviato in parallelo al federalismo fiscale (che, ha specificato, batterà l’evasione e renderà più trasparente e morale la pubblica amminstrazione) lo studio tecnico preliminare”.

Il Social housing ha invece avuto il foglio di via. Studiata per combattere i problemi abitativi e per dare uno stimolo al settore, la misura è praticamente al traguardo. La Cassa Depositi e prestiti sottoscriverà infatti a breve una quota da circa 1 miliardo del “Fondo Investimenti per l’Abitare”, il fondo immobiliare chiuso destinato ad accrescere l’offerta abitativa sul territorio italiano nel campo dell’edilizia privata sociale. Uno strumento che, ha spiegato Tremonti, consentirà di realizzare “circa 50.000 alloggi in cinque anni”. Nei prossimi giorni infatti, ha aggiunto Tremonti, “partirà il fondo per l’edilizia privata sociale con due miliardi e mezzo complessivi, provvisti da Cdp, fondazioni bancarie, banche, assicurazioni, fondi previdenziali privati”.

Un tema, quello del social hounsing, che Tremonti inserisce nella lista dei provvedimenti “sia congiunturali, sia strutturali” sui quali il Governo ha puntato il faro, dalla garanzia sui depositi bancari fino alla riforma della scuola. Poi, ribadisce, il nostro sistema previdenziale è tra i più solidi d’Europa ma, accusa l’opposizione, “non grazie a chi ha fatto l’intervento sullo scalone”. Non è l’unica stoccatina nei confronti dell’opposizione. A Bersani, Tremonti risponde: “Voi ci chiedete più coraggio. Noi abbiamo coraggio, non incoscienza. Onorevole Bersani, sui vostri manifesti ho visto che c’è scritto ‘Un’altra Italia’. Non so se un’altra Italia è possibile, so che non è preferibile”. E il leader del Pd ribatte: “Serve più coraggio, più responsabilità. Serve un piano anticrisi fatto di alcuni interventi immediati e di riforme necessarie. Noi saremmo pronti al confronto”. I toni sembrano concilianti, ma il rancore riaffiora subito dopo quando Bersani torna ad accusare il Governo: “Voi avete fatto 4-5 cose grosse: il mega condono per il rientro dei capitali, 2-3 miliardi per Alitalia, l’aumento di 12 miliardi della spesa corrente, meno 8 miliardi per la scuola. Voi promettete il bel tempo a chi è nei guai e lo garantite a chi non lo è”.

Finito il dibattito si vota. La maggioranza chiede al Governo di proseguire sulla strada intrapresa. Si torna a parlare di economia e di cose da fare, ma l’Opposizione resta sul piede di guerra.