Pedofilia. Il Washington Post: “Da due corti Usa sì ai processi contro la Chiesa”
28 Marzo 2010
di Redazione
Due corti federali americane, in Oregon e in Kentucky, hanno ammesso nei mesi scorsi la possibilità di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali, sulla base – sostengono gli avvocati in Oregon – che i preti nel mondo sono "impiegati" del Papa e per questo lui ne è responsabile. Lo riferisce l’edizione online del Washington Post.
Il Vaticano – scrive il giornale americano – ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon. Intanto gli avvocati di entrambe le parti hanno incontrato due settimane fa a Washington dei funzionari governativi che potrebbero avere un ruolo determinante se il Vaticano – considerato un Paese straniero immune dalle azione legali – dovesse risultare parte in causa in un procedimento americano.
Il via libera della Corte d’appello del Kentucky a un’azione legale contro la Santa Sede risale al novembre 2008, quando per la prima volta allo Stato Vaticano non venne garantita dagli Usa l’immunità sovrana sancita dal Foreign Sovereign Immunities del 1976. Il caso riguarda una denuncia contro il Vaticano e la diocesi di Louisville in Kentucky presentata da tre uomini che sostengono di esser stati molestati quando erano chierichetti e che accusano la Santa Sede di aver per decenni insabbiato la piaga della pedofilia.
L’azione legale dell’Oregon è stata invece intentata nel 2002 da un uomo di Seattle che sostiene di essere stato molestato, quando era bambino, da un prete morto nel 1992. L’ultimo atto risale al marzo 2009, quando la Corte d’appello diede luce verde alla presunta vittima che intendeva portare in giudizio il Vaticano, l’arcidiocesi di Portland e l’arcidiocesi di Chicago, accusandoli di aver trasferito di sede in sede il reverendo Andrew Ronan, pur sapendo che aveva commesso ripetuti atti di pedofilia.
