Le spie di mezzo mondo “partecipano” ai Giochi del Commonwealth
08 Ottobre 2010
Non passa giorno senza che le principali agenzie spionistiche occidentali, dopo i ripetuti allarmi provenienti da Washington, s’interroghino circa i veri rischi di attentati multipli "stile Mumbai", ricordando fin troppo bene la strage che colpì quella città alla fine di novembre del 2008, causando almeno 100 morti e 900 feriti. Sarà per questo precedente, collegato alla massima allerta, o perché comunque resta territorio nevralgico a prescindere, l’India, in queste settimane è più del solito un vero e proprio crocevia di 007 intenti a sondare ogni metro di terra.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia hanno inviato nel Paese numerosi gruppi di "barbe finte" al fine di prevenire assalti da parte di malintenzionati basati in Pakistan durante i giochi del Commonwealth. Il clima è talmente agitato che nei giorni scorsi è bastata una telefonata anonima di un ragazzino in vena di bravate per far sgombrare il villaggio che ospita settemila atleti. Dopo i tragici eventi registrati nel maggior centro finanziario indiano, la cooperazione tra gli uffici d’intelligence di New Delhi, Londra e Langley è cresciuta in misura esponenziale, suscitando, manco a dirlo, differenza e ira malcelata del temibile Isi di Islamabad.
Il due ottobre, Leon Panetta, numero uno della Cia è volato nella capitale dello stato asiatico (raggiunta qualche mese or sono anche da John Sawers, dell’MI6) per incontrare il ministro dell’interno Chidambram, l’ ambasciatore Usa Roemer, l’analista Wing Verma e il capo dell’Intelligence Bureau Rajiv Mathur. Dopo la riunione, che fonti aperte locali raccontano come "cordiale e ricco di spunti interessanti", le misure di sicurezza sono ulteriormente aumentate in tutta la zona dell’ avvenimento sportivo.
Nel centro del mirino degli addetti ai lavori il gruppo Lashkar-e-Tolba, in azione a Mumbai, e Indian Mujahideen, fazione collegata al più insidioso nucleo terrorista. Il problema di cui, da anni, i massimi vertici dei servizi segreti d’ Occidente stanno provando a venire a capo è soprattuto quello di arginare i foraggiamenti, in danari e armamenti, a queste centrali della morte. Il sospetto che qualche manina legata a nazioni importanti partecipi al gioco funebre è ben fondato. Altrettanto ferma la consapevolezza che non sempre, pure in presenza di prove certe su liaisons dangereuses, sia possibile, e soprattutto consigliabile, intervenire con durezza. La strada della prevenzione è quindi sovente quella meno complicata.
