L’Occidente, le Nazioni Unite e il nuovo disordine globale

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L’Occidente, le Nazioni Unite e il nuovo disordine globale

L’Occidente, le Nazioni Unite e il nuovo disordine globale

23 Aprile 2022

Oggi la missione più importante per i delegati diplomatici americani ed europei, quindi dell’Occidente, alle Nazioni Unite è chiarire l’importanza dello Stato di diritto e ribadire che gli ideali democratici non possono essere subordinati all’interesse economico. Solo così riusciremo a ricomporre le fratture e le crepe che si sono aperte al Palazzo di Vetro nel sostegno globale alla democrazia.

Il voto all’ONU

Il 7 aprile scorso a New York tutti i delegati sapevano che quello sulla sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu sarebbe stato un voto di condanna sulla invasione della Ucraina ordinata da Putin. Un voto sulla difesa delle democrazie, dei Paesi più piccoli e più deboli contro le aggressioni di quelli più grandi e più forti. L’esito di quel voto deve farci riflettere.

Solo 93 Paesi del mondo su 193 hanno votato per espellere Mosca dall’UNHRC. 24 nazioni, Cina compresa, hanno votato con la Russia. Ancora più preoccupante, 58 nazioni si sono astenute. La paura di una ulteriore impennata dei prezzi delle materie prime, della energia, del cibo e dei fertilizzanti, se la guerra dovesse inasprirsi, viene considerata una questione di vita o di morte per tanti Paesi in via di sviluppo. La paura, l’energia e il cibo, per molte nazioni valgono più degli ideali democratici. Dunque il regime russo non è così isolato come sembra.

Le sfide dell’Occidente

A molti Paesi e a una fetta importante delle opinioni pubbliche occidentali non interessa il destino del popolo ucraino. L’Occidente deve fare i conti con il crescente antiamericanismo dei Paesi dell’America Latina, con la propaganda filoputiniana di Cuba e del Venezuela. Deve fare i conti con il pragmatismo reazionario del regime comunista cinese che pensa a petrolio, gas e carbone russi, non certo agli ideali democratici. Deve fare i conti con i malumori del mondo arabo dopo la precipitosa ritirata occidentale dall’Afghanistan, con i negoziati tra Usa e Iran, con il lassismo occidentale verso i terroristi Houthi nello Yemen.

Israele stesso teme che la amministrazione Biden voglia chiudere un accordo al ribasso sul nucleare con Teheran, senza tenere conto dell’impatto che avrebbe un Iran atomico nella regione. Insomma tanti, troppi Paesi del mondo stanno alla finestra, per osservare quanto sia ancora sostenibile il sistema politico e democratico occidentale, quanto sia coerente con i suoi ideali, quanto l’America sia realmente disposta a difendere l’ordine internazione.

Un ordine che appare sempre di più un nuovo disordine internazionale, come ha scritto Ahmed Charai. Un nuovo disordine dove i sistemi economici liberali traballano, le riforme democratiche si fermano, la sovranità territoriale conta sempre meno. L’Occidente deve dare una risposta chiara con la sua politica estera alle sfide lanciate da Russia e Cina. Deve farlo dove serve con la forza ma soprattutto coltivando relazioni diplomatiche produttive tra gli alleati, con i partner e con le altre nazioni con le quali condividiamo interessi comuni.

Bisogna offrire ancora una volta una alternativa politica, economica e di sicurezza ai Paesi che siedono alle Nazioni Unite, non limitarsi a condannare chi ha votato o si è astenuto sul voto contro la Russia.