Cile. Appello del Papa, scatta l’operazione per salvare i minatori
29 Agosto 2010
di Redazione
È giunto chiaro e forte in Cile l’appello lanciato oggi a Castel Gandolfo da Benedetto XVI, che ha ricordato i 33 uomini intrappolati nella miniera San José, dove entro qualche ora una gigantesca macchina perforatrice inizierà a trivellare la terra per cercare di portare in superficie, tra 3-4 mesi, i minatori.
"Desidero ricordare con particolare affetto i minatori che si trovano bloccati nel giacimento di San José, nella regione cilena di Atacama", ha detto il Papa parlando in spagnolo al termine dell’Angelus. "Raccomando loro e i loro familiari – ha aggiunto – all’intercessione di San Lorenzo, assicurando la mia vicinanza spirituale e le continue preghiere, affinché mantengano la serenità nella speranza di una felice conclusione dei lavori che si stano conducendo per liberarli".
L’appello è subito stato ripreso dai media cileni, in una giornata dove i riflettori sono puntati sul momento in cui la gigantesca macchina perforatrice "Strata 950" inizierà a "bucare" la terra per giungere quanto prima al punto, 688 metri sotto terra, in cui i minatori sono di fatto sepolti vivi ormai da quasi un mese.
Il complesso assemblaggio, e messa a punto, della macchina sta andando avanti ormai da giorni e la trivellazione doveva iniziare ieri, ma poi è stato ritardato a causa dei lavori per rafforzare il terreno sul quale è stata posata la perforatrice, hanno sottolineato i responsabili della complessa operazione "salvataje".
Il ministro delle miniere, Laurence Golborne – da giorni uno degli uomini più popolari del Paese – ha d’altra parte sottolineato che Santiago sta valutando "una decina di alternative" diverse da quella della "mega-perforatrice": "Stiamo verificando più di un’opzione perché forse è più importante evitare ogni sbaglio che si può aggiungere al tempo necessario per portare a termine l’impresa. Se inoltre sarà possibile accelerare i tempi, ben venga", ha spiegato Golborne.
Nella "gabbia" sotto tonnellate di terra dove vivono ormai dal 5 agosto, i 33 minatori hanno ricevuto nelle ultime ore altri aiuti per cercare di sopravvivere nel migliore dei modi possibili. Tramite le "palomas" (nome che i tecnici hanno dato ai tubi di metallo con cui si fanno gli invii) i minatori hanno in queste ultime ore avuto tra l’altro materassi gonfiabili e calzini fatti con fibra di rame, per impedire il contagio di funghi e batteri. Molto presto avranno d’altra parte video-giochi, riproduttori mp3 per ascoltare musica e un proiettore grazie al quale potranno rivedere le partite della nazionale cilena all’ultimo mondiale in Sudafrica.
