Quali prospettive per l’agricoltura?

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Quali prospettive per l’agricoltura?

Quali prospettive per l’agricoltura?

10 Febbraio 2010

La grave crisi internazionale, che – nel corso del 2009 – ha sconvolto dapprima i principali mercati finanziari e si è poi riversata sull’economia reale, non ha risparmiato l’agricoltura. Essendo essa settore intrinsecamente già debole, vi ha, anzi, particolarmente infierito.

I contadini italiani sono stati colpiti duramente nell’anno che si è appena concluso, a cui certamente si attaglia la qualifica di  annus  horribilis: redditi in calo del 25% (contro il meno 12,7% della media UE), 30.000 aziende (secondo i dati Cia – Confederazione Italiana Agricoltori) che hanno sospeso l’attività, 1,5 miliardi di euro la stima del minor Valore Aggiunto. Tra i comparti più in difficoltà quello cerealicolo, la cui produzione ha subìto un calo record del 21%, con prezzi del prodotto discesi, in taluni casi, anche del 60%.  In questo contesto, il credito all’agricoltura, ad una prima, sommaria, valutazione, ha subito una contrazione di circa il 30% rispetto a quanto concesso nel 2008 e le sofferenze bancarie lorde, generate da imprese agricole, dopo anni di rallentamento,  sono sensibilmente cresciute,  attestandosi  tra il 6% e il 7%, dei prestiti attribuiti, superando, in cifra assoluta, l’ammontare di 2,3 miliardi di euro.

Ancora insufficienti sono i segnali che facciano intravvedere una ripresa alle porte,  sebbene il miglioramento dell’interscambio commerciale nel mese di dicembre (+ 5,8% dell’export alimentare e +2,4 di quello agricolo) ingeneri un qualche barlume di speranza.

In uno scenario così difficile sono risultati se non vani certo al di sotto delle aspettative  anche i molti sforzi compiuti dal Ministro Zaia,  a cui, peraltro, va dato atto di una competenza e di una dedizione nei confronti del settore agricolo paragonabile a quella di non molti suoi predecessori.
Il fatto è che la pur acribica attività di un capace ed intraprendente titolare del dicastero si è dovuta scontrare  anche contro alcune caratteristiche strutturali del comparto, prima tra tutte l’iper-frazionamento della proprietà rurale. Siffatte connotazioni strutturali, in un contesto di crisi di sistema, ne hanno acuito sensibilmente le conseguenze negative.

Le aziende agricole italiane sono state sino ad ora di dimensioni per lo più lillipuziane e, quindi, per definizione, del tutto inadatte a resistere a situazioni di stress di mercato generalizzato, che ne riducano ulteriormente i già ordinariamente risicati  margini di redditività. Dal punto di vista della dimensionalità dell’impresa, peraltro,  la crisi può rilevarsi una valida opportunità, sia pur crudele. Essa costringe  a compiere aggregazioni proprietarie forzose, che consentono di traguardare ad una  futura ripresa economica con un settore agricolo connotato da un crescente numero  di operatori aventi basi più ampie e solide.

Accanto ad una spinta verso la crescita dimensionale delle singole imprese, la crisi ha reso indifferibile il far luogo a momenti di riorganizzazione delle aziende, verso forme consortili e cooperativistiche, capaci di integrarsi tanto con le attività di trasformazione dei prodotti, quanto di vendita, permettendo di accorciare  la troppo lunga catena che separa le imprese produttrici dal consumatore. Ciò, anche nell’interesse del consumatore stesso, nei confronti del quale le innumerevoli interposizioni di intermediari  parassitari  hanno sino ad ora dilatato i prezzi oltre ogni logica economica.

L’agricoltura nazionale, dopo lo shock del 2009,  può quindi avviarsi verso un percorso virtuoso che le permetta di diventare, a tutti gli effetti, un’agricoltura d’eccellenza, in grado di valorizzare sempre meglio l’enorme patrimonio di attività autoctone che l’Italia possiede. Il settore deve imparare ad utilizzare le leve della multifunzionalità, per stabilizzare ed accrescere i redditi dei contadini.
Nel corso del 2010 il contesto generale sembra poter offrire qualche opportunità, vuoi  in relazione al probabile crescere – sia pure alquanto lieve – del reddito interno, con conseguente incremento anche della domanda di beni alimentari, vuoi con l’atteso e già avviato riequilibrarsi del rapporto dollaro/euro. La circostanza da ultimo evidenziata risulta particolarmente significativa, poiché consentirà una ripresa dell’esportazione dei prodotti agricoli italiani d’eccellenza, in primo luogo vino e olio. Da quest’ultimo punto di vista, le aspettative dell’export guardano con accresciuto interesse – è quasi banale dirlo –  a Cina, India e Brasile, cioè, all’attualità, alle locomotive dell’economia mondiale, senza tuttavia tralasciare il continente africano, che va, ormai, accreditato di una crescente potenzialità di domanda.

Momenti di ristrutturazione aziendale, da un lato, riconsiderazione delle reti di distribuzione dei prodotti agricoli, dall’altro, interventi da compiere nella fase di trasformazione delle materie prime, nonché rinnovato impulso da dare all’esportazione e nuove opportunità da cogliere, anche su mercati alternativi,  sono processi che non possono prescindere da un valido supporto del credito.
Da parte degli istituti bancari, sia intesi nella loro generalità, sia, ed a maggior ragione,  nella sola qualificata entità specializzata di settore operante in Italia, pur appesantiti dal già richiamato crescere delle sofferenze specificatamente riconducibili al comparto agricolo, vi è la necessità, oltre che di una decisa volontà politica di sostegno al settore, altresì di  un peculiare sforzo di elaborazione tecnica. Occorre cioè che le banche  individuino un ventaglio di prodotti flessibili, suscettibili cioè di accompagnare al meglio le necessità di un comparto, come quello dell’agricoltura, che più di ogni altro è strutturalmente legato ad un andamento assai variabile.

Vale la pena di sottolineare che la flessibilità dei prodotti creditizi dedicati all’agricoltura  va a vantaggio degli stessi istituti di credito, che possono evitare di dover applicare in maniera meccanicistica le rigide regole del sistema, anche allorquando l’imprenditore agricolo creditore si trovi in una difficoltà a far fronte al debito solo  di carattere temporaneo e contingente.