La fine corsa di Uhrlau, l’uomo forte dell’intelligence made in Germany
21 Aprile 2011
Ernst Uhrlau, storico nocchiero dell’agenzia spionistica tedesca BND, lascerà a fine anno la prestigiosa posizione che ha ben occupato per molto tempo e si consegnerà alla noia della pensione. A meno che non raccolga l’immancabile invito di amici ed estimatori per un ingresso in politica: pochi possono dire che, giusto per fare un esempio, non avrebbe le qualità per guidare un ministero pesante, dagl’interni agli affari esteri.
In una recente intervista, questo personaggio non alieno da un’interpretazione intellettuale del ruolo da 007 top class, col suo stile pacato ha analizzato i rischi che la Repubblica federale può correre dopo gli sconvolgimenti in Nordafrica, soffermandosi anche su Al Qaeda e Wikileaks. Senza sbavature, come al solito.
Uhrlau è considerato un interlocutore leale ed affidabile dai conservatori oggi al governo e dai socialdemocratici, a cui è da sempre vicino. La capacità di gestire con polso fermo e senza clamorosi passi falsi le numerose crisi che si sono susseguite durante il suo mandato ne hanno fatto un elemento cardine delle istituzioni, lontano dalle spregiudicatezze di qualche collega europeo meno attento all’eterna dialettica tra forma e sostanza; l’abilità nel farsi scivolare addosso gli scandali è stata definita degna di un cattedratico smagato, ligio alla regola aurea del "tutto scorre".
Negli uffici del servizio segreto, il capo dagli occhiali spessi e lo sguardo enigmatico si è guadagnato la fiducia incondinzionata degli agenti operativi e di quelli addetti al lavoro di studio e previsione sugli scenari in movimento. Gli osservatori tedeschi d’intelligence concordano nel ritenere il sessantaquattrenne nato ad Amburgo l’uomo che ha condotto le " barbe finte" nazionali fuori dalla stagnazione post guerra fredda, ridando loro identità e missione, guidando lo storico trasferimento a Berlino e abolendo i livelli gerarchici.
Visto il curriculum di Uhrlau, trovare un degno successore non sarà facile per Angela Merkel. La cancelliera dovrà resistere tra l’altro alla piu’ pericolosa delle tentazioni- ne sa qualcosa Sarkozy: scegliere un "amico" per un ruolo tanto delicato. L’esperienza recente insegna che qualche volta un leader politicamente non assimilabile all’esecutivo può rivelarsi un ottimo alleato.
