Sono ingiuste le critiche della sinistra al piano di riordino della sanità
23 Giugno 2011
Non bastava l’opposizione di Centrosinistra. Adesso ci si mette anche Paolo Primavera, presidente di Confindustria di Chieti. La clamorosa scoperta riguarda la spesa farmaceutica regionale, sulla quale Primavera giudica inefficace la politica della Regione, lanciando perciò la proposta di un’unica piattaforma logistica. Peccato che solo qualche giorno fa la Giunta sia intervenuta proprio sulla questione, approvando per i farmaci il bando sulla gara unica regionale. Possibile che nessuno lo abbia informato?
Possibile. Perché da parte di tutti c’è un gran chiacchierare intorno alla questione sanità. Ognuno a dire la propria. A contestare le cifre, a passare al lumicino i poteri del Commissario, a cavillare sulle sentenze del Tar, a rincorrere l’ultimo studio di settore. Tutti bravi a puntare il dito, a salire in cattedra. Tutti bravi a contestare la forma. Ma nessuno, guarda caso, che abbia il tempo di discutere sulla sostanza dei provvedimenti. Di aprire un dibattito sul merito di ciò che è stato fatto. Su questo no, nessuno ha il coraggio di mettere bocca. E il motivo è semplice. Nessuno lo fa perché non c’è niente da eccepire. Il presidente Chiodi sta percorrendo l’unica strada percorribile.
Al momento dell’insediamento dell’attuale governo regionale l’Abruzzo era a un passo dal precipizio. La sanità aveva un deficit di centinaia di milioni di euro all’anno. E allora il governo Chiodi ha fatto l’unica cosa che poteva fare, ristrutturare e riorganizzare il sistema, assicurando ai cittadini abruzzesi la migliore sanità che il bilancio regionale si possa permettere. E’ assolutamente evidente che una regione come l’Abruzzo non si può permettere 35 ospedali. E lo sa bene chi oggi, malato della peggior forma di ipocrisia, critica il presidente Chiodi. E lo critica su questioni irrilevanti, su una mancata autorizzazione o su un vizio di forma. I servizi ai cittadini si assicurano con i fatti e non con la retorica. E i fatti raccontano di una regione che, partita da un deficit mostruoso, oggi sulla sanità ha miracolosamente raggiunto il pareggio.
E’ intollerabile che su questi risultati, si continui a fare finta di niente, a lanciare anatemi, a criticare le scelte del governatore Chiodi. Che si è trovato a dover gestire un profondo rosso frutto di anni e anni di cattiva gestione. Chi, con coscienza può avanzare dubbi sul merito dei provvedimenti del Piano Commissariale 2010? L’emotività, la rabbia, la paura sono un’altra cosa e sono sentimenti legittimi, soprattutto quando in gioco c’è un settore sensibile come quello della salute. Ma se la coperta è troppo corta, è inutile tirarla da un lembo e poi dall’altro. C’è sempre una parte che rimane scoperta. E la sanità abruzzese era in queste condizioni.
E’ facile sollevare “casi”. Ma nella sostanza cosa altro si poteva fare se non una ristrutturazione generale? C’è ancora tanto da fare, contestano i consiglieri del Centrosinistra? Bella scoperta, verrebbe da rispondere. Per poi chiarire un concetto base che volutamente, viene trascurato e che si chiama emergenza. I modelli ideali non si possono costruire sull’emergenza. Si può fare meglio?
Molto bene. Dicano cosa e se ne discuterà. Il problema è che al di là di qualche ricerca o di qualche studio risolutivo, dall’opposizione di proposte concrete non ne sono arrivate. E la sortita, illuminata, di Paolo Primavera è la ciliegina sulla torta.
Il governatore Chiodi ha proposto il suo piano, lo ha realizzato e i risultati stanno arrivando. L’opposizione contesta, ma come da copione, si ferma a metà. Non dice ad esempio, quale servizio migliorare o quale struttura riorganizzare e come. Troppo facile. Criticare senza proporre, senza doversi assumere eventuali responsabilità.
In questo momento l’Abruzzo non ha bisogno di chiacchiere, ha bisogno di compiere dure scelte di politica sanitaria. E per farlo è necessario il rigore. E non sarà certo sufficiente quello dei conti, servirà anche quello civile.
