Roma offre al mondo il tesoro artistico di Palazzo Barberini
03 Luglio 2011
di Carlo Zasio
Roma ha finalmente, ultima fra le grandi capitali europee, la sua Galleria Nazionale d’Arte Antica a Palazzo Barberini, una pinacoteca con oltre 500 dipinti esposti in 12mila metri quadri suddivisi in 34 sale tra piano terra, piano nobile e gli ambienti appena inaugurati al secondo piano e quasi altrettante opere nei depositi. Alcuni capolavori mai visti in precedenza, come il Giove e Ganimede di Raphael Mengs, il Satiro con amorino del Tiepolo o l’Urbano VII di Gianlorenzo Bernini, affiancano ora la Giuditta e Oloferne del Caravaggio, la Fornarina di Raffaello, le vedute di Canaletto, le tele di Mattia Preti in un unicum che consente di ripercorrere la storia della pittura italiana dal Basso Medioevo sino al Neoclassicismo, anche attraverso un confronto con artisti stranieri attivi in quei secoli nel nostro Paese come Van Wittel, Nicolas Poussin e i tanti caravaggeschi di cui è ricca la collezione Barberini.
Con la dipartita del Circolo Ufficiali delle Forze Armate nel 2006, felice conclusione di una vicenda durata 62 anni, sono potuti iniziare i lavori di restauro e allestimento che finora hanno comportato un investimento di circa 20 milioni di euro. Altri 9 milioni, di cui 3 già stanziati, serviranno per le facciate laterali e posteriori e per il restauro dell’appartamentino rococò voluto nel 1740 da Cornelia Costanza Barberini, deliziosamente dipinto e con arredi e abiti d’epoca. Un cantiere modello, in cui le risorse disponibili sono state interamente impiegate senza residui passivi, e che nei prossimi mesi porterà all’apertura al piano terra della caffetteria e di un’ala per le mostre temporanee – probabilmente in tempo per la mostra dedicata alla collezione di Denis Mahon pensata in memoria del critico e collezionista inglese scomparso in primavera.
La battaglia intrapresa da Alberto Ronchey per la restituzione all’Italia e al mondo di Palazzo Barberini – occupato in buona parte dagli ufficiali sin dal suo acquisto dal parte dello Stato nel 1949 – e che comportò più di un problema a un potente della prima Repubblica come l’allora Direttore Generale del Ministero, Francesco Sisinni, arriva così a compimento. Molti cittadini e turisti hanno cominciato ad affollare un museo prima misconosciuto, scoprendo tesori che mai avrebbero immaginato di poter trovare in queste stanze. Un gioiello di architettura concepito e realizzato ai primi del Seicento da due giganti come il Maderno e Barberini rivela pienamente il suo splendore. La speranza ora è di poterlo ammirare pienamente, liberando il lato verso Piazza Barberini da superfetazioni, costruzioni abusive e cantieri che ancora oggi ne ostruiscono la visuale.
