Ci voleva Monti per completare la metamorfosi democristiana di Fini

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Ci voleva Monti per completare la metamorfosi democristiana di Fini

21 Novembre 2011

“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. È una frase di Ezra Pound, citata spesso dal Gianfranco Fini dell’anno scorso, nei giorni caldi della tenzone con Silvio Berlusconi. Certo, la lotta del fondatore di Fli non era poi tanto pericolosa, al massimo rischiava qualche plauso in un editoriale di Scalfari e non l’ospedale psichiatrico come Pound.

Quella frase un po’ spaccona (il poeta dei Cantos ha sicuramente scritto di meglio) la conosceva come la conoscono tutti gli ex missini della sua generazione. L’avevano letta su di un fortunato manifesto prodotto dal giovane camerata Sergio Caputo, quello poi famoso per “Un sabato italiano”. Dubitiamo che Fini abbia letto l’opera omnia del poeta, siamo convinti che non è mai stato un poundiano di ferro.

Dunque, non lo accuseremo di poca coerenza, anche se non ci sfugge la sottile beffa del destino: citava un intellettuale in perpetua polemica con l’usura, le banche, la finanza internazionale, ed ora sostiene entusiasta un governo che di quelle robe lì, detestate da Pound, è chiarissima espressione.

Monti andava benissimo, va benissimo per ora, a Futuro e Libertà. Addirittura Bocchino si è lanciato nella proposta di incoronare il professore bocconiano come candidato premier di Terzo Polo e Partito democratico uniti in occasione delle prossime elezioni. Fini non ha preso bene la sparata, forse perché non ha ancora perso ogni speranza di diventare lui stesso Primo Ministro. Ma Monti, per ora, è perfetto, o meglio non è il caso di fare troppo gli schizzinosi. In fondo un partito nato con la “mission” di far dimettere Berlusconi avrebbe accettato pure la Merkel o Gengis Khan a Palazzo Chigi.

La faccia è salvata, il minimo sindacale ottenuto. Ovvio che i parlamentari finiani abbiano brindato sotto la pioggia di monetine del popolo viola. Anche se ben poco merito hanno avuto nella detronizzazione, non sono stati loro a dare la spallata definitiva. Poco male, nemmeno i Pm ci sono riusciti. Ci voleva la crisi economica.

Non vedrete i finiani occupare le piazza d’Italia contro lo strapotere delle banche e della tecnocrazia, meno che mai con lo stessa baldanza con cui balzarono sui tetti coi giovani universitari ai tempi della lotta contro la “riforma Gelmini”. Basta fare i ribelli, la Resistenza è finita. C’è il Paese da ricostruire, affidiamoci ai professori, Monti è perfetto.

Anzi, nel suo intervento al congresso del Terzo Polo di Verona Fini ha aggiunto apocalittico che siamo all’ultima spiaggia, che se fallisce Monti fallisce l’Italia. Tanto per essere anche un poco costruttivo, ha buttato lì un paio di proposte anticasta che di questi tempi fanno fine e non impegnano troppo. Con il Caimano è tramontato l’antiberlusconismo, bisogna inventarsi altro, trovare altre idee per cui rischiare. Come al solito, idee di altri. 

Una cosa è certa, il trio Fini-Casini-Rutelli ha tutto da guadagnare da questa situazione; troppo rischiose le elezioni, ci vuole tempo per consolidare l’alleanza e presentarsi dignitosamente agli elettori.
In ogni caso, per Fini la metamorfosi in democristiano si è pienamente attuata.

Non è più tempo di citare Pound, anche le intemperanze laiciste verranno un po’ frenate per non risultare troppo sgraditi alla Cei. Tutte le suggestioni fasciocomuniste dell’ala sinistra e degli intellettuali futuristi di Fli possono andare in pensione, mentre la fazione guidata da Adolfo Urso, che ha sempre scommesso sulla ricostruzione dell’area centrista e popolare, conquista nuova credibilità.

Fini, ormai perfetto democristiano, non abbandonerà lo scranno di Presidente della Camera; farlo equivarrebbe uscire dalla stanza dei bottoni. Un governo di tecnici, per paradosso, diventa ancora più soggetto agli umori del Parlamento rispetto a quelli eletti dal popolo. In attesa di vedere cosa combinerà Monti, l’ex “fascista del 2000” non può permettersi di lasciare un posto così comodo e strategico.