“Sì al decreto Ilva. Subito la nomina di un commissario ma non sia Vendola”

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“Sì al decreto Ilva. Subito la nomina di un commissario ma non sia Vendola”

03 Ottobre 2012

“Se l’Ilva dovesse essere spenta, nell’illusione che premere il tasto “off” faccia sparire come d’incanto l’inquinamento stratificato nel corso dei decenni, non potrà più essere riaccesa. E se il più grande polo siderurgico d’Europa dovesse abbandonare Taranto, non solo il dramma sociale sarebbe di proporzioni immani, ma insieme con l’Ilva si spegnerebbe qualunque speranza di risanamento”. E’ un passaggio dell’intervento in Aula di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, in occasione del voto per la conversione in legge del decreto sullo stabilimento di Taranto. Pubblichiamo il testo integrale.

Signor Presidente, colleghi senatori, signor ministro,

la definitiva conversione in legge del decreto sull’Ilva cade in un momento particolare, che conferisce a questo passaggio parlamentare un significato anche simbolico. Negli ultimi giorni infatti, a due mesi esatti dal primo provvedimento di sequestro preventivo degli impianti da parte dell’autorità giudiziaria, nuovi eventi sono intervenuti ad acuire la preoccupazione dei cittadini e dei lavoratori con le conseguenti manifestazione di disagio; nuove polemiche politiche si sono scatenate intorno ai dati sulle ricadute dell’inquinamento sulla salute delle persone, che tutti dovrebbero assumere con grande rispetto privilegiando una corretta lettura e verifiche che ne garantiscano il rigore scientifico, e che invece hanno dato adito a schermaglie alle quali quando c’è di mezzo la vita e la morte non avremmo francamente voluto assistere; nuovi provvedimenti della magistratura sono entrati a gamba tesa, con toni non sempre confacenti, nell’incisivo percorso di risanamento del quale il governo si è fatto promotore e che mira a bonificare l’ambiente salvaguardando al contempo l’attività produttiva e i livelli occupazionali.

In questo quadro, dunque, vorremmo che con il voto che ci accingiamo a esprimere dal Parlamento giungesse un segnale ai lavoratori dell’Ilva, agli abitanti di Taranto, al Paese intero che guarda con sconcerto a una vicenda nella quale si vorrebbero contrapporre lavoro e ambiente quasi fossero valori confliggenti, mentre invece a scontrarsi sembrano essere sempre più il buon senso da una parte e dall’altra il furore ideologico che ci ha condotto fino a questo punto.

Non ho usato a caso la parola “sconcerto”. Credo che in una sede politica, in un’aula parlamentare, essa suoni meglio che negli atti giudiziari nei quali in questi giorni l’abbiamo letta. Presidente, colleghi, fin dall’inizio di questa vicenda le nostre preoccupazioni rispetto a provvedimenti della magistratura che seppur “preventivi” avrebbero potuto causare conseguenze irreversibili sono sempre state accompagnate da un atteggiamento di sostanziale fiducia, da una rispettosa cautela nella formulazione dei giudizi, dalla consapevolezza che non è colpa di un pm né di un gip se il lievitare dello scontro ideologico alimentato da una certa politica tanto inerte quanto pronta a soffiare sul fuoco del disagio ha creato i presupposti per l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Siamo stati rispettosi e continueremo ad esserlo, ma nel momento nel quale si assiste all’assunzione di impegni così imponenti da parte del governo e della stessa Ilva, alla vigilia dell’emissione di un’Autorizzazione Integrata Ambientale che impone una drastica riduzione delle emissioni e addirittura anticipa di ben quattro anni l’adozione delle migliori tecnologie disponibili prevista a livello europeo per il 2016, a fronte dell’impegno a recepire nella stessa Aia gli obiettivi di risanamento fissati dalla magistratura; nel momento in cui, insomma, vi è un percorso intrapreso che vede direttamente impegnato il governo del Paese, fa un certo effetto sentir parlare in un atto giudiziario di un presunto “mercanteggiamento” sui beni della salute, della vita e dell’ambiente.

Fa un certo effetto leggere che la richiesta di prosecuzione di un livello minimo di attività sarebbe addirittura “sconcertante”, come se fosse materialmente possibile tenere in funzione l’Ilva per risanare azzerando del tutto la produzione. Fa effetto anche veder rigettare un piano di primi investimenti immediati dal valore di diverse centinaia di milioni di euro con la motivazione che in passato altri impegni sarebbero stati disattesi, a fronte di una sostanziale convergenza, esplicitata dal ministro dell’Ambiente, tra le indicazioni del gip in ordine al risanamento ambientale e le prescrizioni che saranno contenute nell’Aia, unico documento per legge vincolante.

Non sappiamo quale sarà l’esito dei successivi passaggi in sede giudiziaria, e ci permettiamo di unirci all’auspicio che gli atti fin qui disposti dalla magistratura – che, lo ricordiamo, intervengono in una fase preliminare del procedimento ma rischiano di produrre effetti irreversibili – non interferiscano con le prescrizioni di legge che attribuiscono al ministero dell’Ambiente la titolarità al rilascio delle autorizzazioni ambientali e alla definizione delle relative prescrizioni. Sappiamo però che se l’Ilva dovesse essere spenta, nell’illusione che premere il tasto “off” faccia sparire come d’incanto l’inquinamento stratificato nel corso dei decenni, non potrà più essere riaccesa. E sappiamo che se il più grande polo siderurgico d’Europa dovesse abbandonare la città di Taranto, non solo il dramma sociale sarebbe di proporzioni immani, ma insieme con l’Ilva si spegnerebbe qualunque speranza di risanamento. Detto ancor più chiaramente: l’unica possibilità di riqualificazione ambientale risiede nel fatto che l’Ilva continui a esistere e dunque a produrre, in linea con le prescrizioni che l’Aia le imporrà e con gli orientamenti dell’esecutivo al quale compete l’indirizzo della politica industriale.

Chiediamo dunque al governo di andare avanti. Chiediamo che l’approccio seguito sul caso Ilva – ambiente e lavoro come beni complementari da tutelare – diventi un paradigma consolidato per affrontare altre situazioni difficili come ad esempio quella della “Ferriera di Servola” evocata dal collega Camber nel corso della discussione generale, rispetto alla quale è stato accolto dal governo in commissione un ordine del giorno nella cui rapida attuazione quest’aula ripone fiducia.

Diciamo sì alla conversione in legge del decreto Ilva e anzi chiediamo che il suo dettato diventi al più presto pienamente operativo con la prevista nomina del commissario straordinario per la quale, secondo il buon senso, dovrebbe essere individuata una figura dotata di una specifica e comprovata competenza tecnica e non gravata da grandi impegni istituzionali, che in qualche caso risultano ancor più assorbenti se a quelli ordinari dovuti al proprio ufficio si aggiunge anche una candidatura alle primarie.

Auspichiamo che da quest’aula giunga un segnale forte ai lavoratori dell’Ilva, alla città di Taranto, al Paese. L’Ilva deve continuare a produrre, per il futuro di ventimila famiglie e dell’intera filiera siderurgica italiana, e anche per consentire che un effettivo risanamento ambientale possa davvero essere realizzato. Per il perseguimento di questo obbiettivo il governo sa di poter contare sul sostegno del Popolo della Libertà, a nome del quale annuncio il voto favorevole al decreto oggi in esame. Grazie.