Cosa ci fanno i gesuiti su Second Life?
27 Luglio 2007
di Carlo Meroni
Dopo aver letto un lancio d’agenzia riportante la volontà dei missionari gesuiti di voler andare su “Second Life”, sono rimasto piuttosto perplesso e silente davanti allo schermo del mio pc.
“Occorre avere il coraggio di avventurarsi nel mondo di Second Life, il sito web dove è possibile vivere in maniera simulata una seconda vita digitale, e dove una crescente popolazione mondiale di internauti ha bisogno di ricevere un messaggio di fede”. Civiltà Cattolica valuta i rischi e l’opportunità del fenomeno planetario di “Second Life”, e ne sottolinea anche gli elementi religiosi: “la seconda vita virtuale si sta arricchendo di luoghi di preghiera, moschee, chiese, cattedrali, chiostri e conventi, sempre più popolati da avatar desiderosi di meditare e di ritrovare Dio. Personaggi virtuali dietro cui però ci sono essere umani in carne ed ossa. Ecco perché ogni iniziativa capace di animare positivamente questo luogo (web) è da considerare opportuna. La terra digitale è, a suo modo, anch’essa terra di missione”.
Sembrerebbe uno scherzo, ma vista l’autorevolezza della fonte (Civiltà Cattolica è la più antica fra le riviste italiane tuttora pubblicate: il suo primo numero fu stampato da un gruppo di gesuiti napoletani nel 1850) trovo necessario proporre agli amici de “L’Occidentale” un paio di riflessioni assolutamente personali sul tema, seppure non abbia ancora letto l’articolo integrale citato dall’Ansa e che è pubblicato sul nr. 3771/3772 del quindicinale gesuita a firma di Antonio Spadaro.
Credo siano però indispensabili alcune nozioni introduttive su “Second Life”, utili a far capire il funzionamento del meccanismo a chi ancora non sa bene di cosa si stia parlando.
Philip Rosedale è l’ex chief technical officer di Real Networks, un’azienda statunitense attiva nel settore dei software utili a visualizzare i video sul pc. Lasciata l’azienda nel 1999, con l’aiuto di alcuni finanziatori esterni, si associò con Mitch Kapor, il fondatore della Lotus Development, e fondò a San Francisco “Linden Lab”, con l’ambizioso obiettivo di creare una nuova forma di computergrafica in grado di accogliere gli utenti in un ambiente tridimensionale e che consentisse di costruire tutto un nuovo mondo intorno a loro. Nel novembre 2003 fece così il suo debutto in rete “Second Life”, al motto di “your world, your imagination”.
SL è ufficialmente un gioco online tridimensionale, ma in realtà si tratta di un vero e proprio metamondo che, almeno nelle intenzioni del fondatore e come si può leggere nella “mission” riportata dal sito lindenlab.com, dovrebbe aiutare a migliorare le condizioni di vita del genere umano, ma per ora ha aumentato esponenzialmente solo il conto in banca di Mr. Rosedale.
In SL infatti si entra gratuitamente, ma senza metterci dei soldi veri le possibilità di “gioco” sono davvero limitate. Il primo passaggio è quello di crearsi un “avatar”, cioè il nostro alter ego che popolerà questo virtuale mondo parallelo. Sull’onda delle moderne concezioni bioetiche, posso “scegliermi” come preferisco: uomo o donna, alto o basso, corpulento o magrolino…e così via.
Una volta creato un aspetto esteriore (che può prevedere anche ali o altre bizzarrie), ed essersi assegnato un nome di fantasia, si parte alla scoperta di questo nuovo mondo fatto di pixel.
Le regole di SL sono le stesse del mondo vero: si può fare quel che si vuole. E proprio come nel nostro mondo, vigono due capisaldi senza i quali non si fa molta strada: il numero delle proprietà in proprio possesso ed il conto in banca. Quest’ultimo non è poi così virtuale: la moneta di SL, il “linden dollar” ha un vero e proprio tasso di cambio quotato sul dollaro americano (1 US$ = 300 L$ circa). Ecco perché se si vuole avere successo in SL non basta l’iniziale accesso gratuito: vanno convertiti dei dollari (veri) in dollari virtuali, questi ultimi vanno investiti e fatti fruttare, e poi eventualmente riconvertiti in reale moneta contante.
Più si investe, più alte sono le possibilità di guadagnare e di conseguenza maggiore sarà il successo nella “seconda vita”.
Qual è lo scopo di tutto ciò? Ufficialmente provare le proprie capacità di guadagno e conseguentemente soddisfare i propri desideri (virtuali) semplicemente stando seduti davanti al pc, conoscendo nel contempo altri “avatar” provenienti da tutto il mondo.
Attualmente, gli “abitanti” di SL sono oltre otto milioni. Il 30% americani, che a furia di fare tutto solo davanti al pc non capisco come si stupiscano ancora di avere tanti obesi fra di loro: la realtà può anche essere virtuale, ma l’adipe è terribilmente reale! Per il resto tedeschi, francesi, giapponesi sono le comunità nazionali più numerose. Gli italiani si attestano sui 400.000 circa. Da notare che il 65% degli abitanti di SL ha meno di 34 anni.
Il fenomeno è in grande sviluppo, il bacino d’utenza è assai ampio, e perciò cattura l’attenzione dei media: case produttrici proiettano i loro film prima su SL e poi nelle vere sale cinematografiche, cantanti lanciano i loro cd in anteprima su SL, aziende come CocaCola, Toyota, Reebok…aprono i loro uffici in SL, “Repubblica/L’espresso” hanno recentemente pubblicato una “guida ufficiale” da 360 pagine per orientarsi al meglio nella più grande comunità virtuale, partiti politici aprono i loro dibattiti su SL, persino la squadra di calcio dell’Inter ha in progetto alcune iniziative su SL: magari lì riuscirà a vincere quella coppa campioni (…virtuale…) che le manca in bacheca da quasi cinquant’anni!
C’è tutto il SL: discoteche, pub, palestre, associazioni varie, sport, gruppi di discussione politica, campus, biblioteche. Ma anche prostituzione, droga, gioco d’azzardo, cliniche che offrono bambini “on demand” per soddisfare ogni desiderio di maternità (o paternità), pedofili che si scambiano materiale pedopornografico, taglieggiatori che chiedono il pizzo ai negozianti. A quanto pare, la vita virtuale di SL sta riproducendo a tempo di record i peggiori difetti di quella reale.
Per fortuna che in SL c’è spazio anche per moschee, templi buddisti e chiese. Così almeno i missionari della compagnia di Gesù cercheranno di redimere questi “metapeccatori”.
Davvero fatico a comprendere. Invece di spiegare ai nostri ragazzi la bellezza di un vero incontro con un uomo o una donna in carne ed ossa, l’entusiasmo che si ottiene nella costruzione di qualcosa di personale e concreto, l’enorme soddisfazione che può celarsi dietro ogni goccia di sudore della nostra fronte, poiché ogni vera gioia è figlia solo di vera fatica; preferiamo che diventino dei maghi nella manipolazione dei “prims”, ovvero dei “mattoncini” che compongono la vita di SL; e che sperperino il loro tempo con una metacreatura incapace di sentimenti ed emozioni, passando il tempo in chiacchiere perlopiù inutili o cercando, quando capita o si ha voglia, mediante mosse più o meno lecite, di guadagnare soldi per acquistare proprietà virtuali ed arricchirsi alle spalle degli altri. Oltre al palese danno di non saper più discernere fra vita reale e vita virtuale, di considerare “persona di successo” solo quella che possiede molti soldi ed ha riconoscimento sociale, viene così distrutta nei nostri giovani anche la logica di una sana e corretta cultura ed etica del lavoro.
Invece di invitarli ad abbandonare questi lidi inesistenti e convincerli della bellezza dell’unico vero mondo esistente, seppur con le sue fatiche; ci proponiamo di raggiungerli là nello spazio virtuale delle loro fantasie, perché anche quella è “terra di missione”.
Questo mondo, con le sue infinite bellezze, con le sue profonde miserie e con la singolare umanità delle sue creature è la vera ed unica terra di missione. Ogni mondo virtuale è utile solo a nascondere le proprie debolezze, le amarezze e le delusioni della vita reale, per fuggire le quali (anziché affrontarle) ci si rifugia nel virtuale, dove pagando si può ottenere facilmente ciò che si vuole. Anche la soddisfazione di quei “capricci” mascherati da “felicità” sempre più frequenti nei giovani d’oggi e che la vera natura non può materialmente offrire. Peccato che tutto duri giusto il tempo di una connessione internet, per poi tornare alla cruda realtà. Ed essendo a questa così poco allenati, spesso la vera disgrazia diviene l’essere al mondo (quello vero), e si continua perciò a scappare in un altro mondo creato su misura ma, ahimè, inesistente.
Come si può pretendere di portare il messaggio di Cristo, vero punto focale per la vita (vera) di ogni uomo, inserendolo in una vita che di vero non ha nulla, se non i soldi guadagnati dai più scaltri e spietati sulle spalle dei più sprovveduti?
Certamente il tema del desiderio investe particolarmente i giovani di oggi: iperprotetti, benestanti, abituati ad ottenere di tutto e di più ad uno schioccar di dita. Abbandonata la fede e la felicità che può dare Cristo anche attraverso la croce, avendo le case e le pance piene, che si può desiderare oltre se non una felicità fatta di “cose” o “momenti”? C’è persino chi sconfina i limiti della legalità, della morale, dell’autolesionismo, pur di provare un brivido nuovo. E chi non ce la fa, preferisce trovare nuovi desideri nel suo mondo virtuale nel quale ti ingolosiscono con l’idea che puoi fare anche tanti bei soldini.
La favola di Pinocchio è sempre attuale. Si moltiplicano i gatti e le volpi dei giorni nostri. Ed il loro compito è facilitato da ragazzi che alle difficoltà del crescere preferiscono comodità da burattini, supportati da genitori troppo presi nei loro mille lavori ed impegni per non essere allettati da un figlio che se ne sta zitto e buono davanti al suo pc.
La compagnia dei gesuiti venne fondata da Sant’Ignazio di Loyola. Egli fu il minore di 13 fratelli, orfano di madre a 7 anni, dissoluto buffone di corte in gioventù, militare a diciassette anni e ferito nella battaglia di Pamplona del 1521. Durante la degenza si convertì leggendo numerosissimi testi su Gesù e sulle vite di santi. Andò a Parigi per studiare teologia alla locale università, si recò poi a Roma e fece diversi tentativi per giungere a Gerusalemme, senza mai riuscirci.
Nel 1534 fondò la “Compagnia di Gesù”, approvata da Papa Paolo III, e venne successivamente ordinato sacerdote. Lui ed i suoi missionari girarono l’Europa intera portando ovunque scuole, seminari, collegi; facendo dell’insegnamento una caratteristica distintiva dell’ordine.
Una vita durata solo poco più di sessant’anni, ma vissuta e spesa per intero nel bene e nel male, con una intensità ed una convinzione in quel che faceva così forte che ha portato molto frutto anche fino ai nostri giorni.
I suoi seguaci però, più di cinquecento anni dopo, avallano i giovani che si rimbecilliscono davanti al pc giocando alla vita virtuale e disimparando così totalmente il modo cristiano (ed Ignaziano) di spendersi per quella reale.
Povero Sant’Ignazio…nella Chiesa del Gesù, a Roma, sarà sufficiente lo spazio nell’urna in bronzo per rivoltarsi?
