I cristiani e il vento del dialogo
24 Ottobre 2007
Vi riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervento del padre gesuita Samir Khalil Samir, islamologo e professore dell’università St Joseph di Beirut sulla lettera scritta dai 138 sapienti musulmani alle autorità religiose cristiane.
[…] Venendo al
contenuto, l’impressione mia è che, rimanendo a questo livello, è facile
mettersi d’accordo. Il metodo usato è di scegliere brani dei testi sacri che
possano essere messi in parallelo. Nel Corano vi sono testi in contraddizione
con il cristianesimo, ma loro hanno fatto la scelta di privilegiare quelli più
simili e vicini. È un passo importante, ma se rimaniamo solo a questo livello,
improntiamo un dialogo basato sull’ambiguità. In ogni modo, come primo passo, è
utile mettere in rilievo un fondamento comune.
Anche nella
tradizione cristiana c’è la ricerca di un fondamento comune con le altre
religioni, anzi con tutte le culture. Tale fondamento, dal punto di vista
cristiano, non si basa sul Corano e sulla Bibbia, perché questo escluderebbe i
non credenti. Il fondamento comune è la legge naturale, il Decalogo visto come
legge naturale, un’etica comune accettata anche dagli atei.
In un discorso
del 5 ottobre scorso, rivolto alla Commissione Teologica internazionale, il
papa ha parlato della legge morale naturale, per “giustificare e illustrare i
fondamenti di un’etica universale appartenente al grande patrimonio della
sapienza umana, che in qualche modo costituisce una partecipazione della
creatura razionale alla legge eterna di Dio”. Benedetto XVI continua poi
riferendosi al Catechismo della Chiesa cattolica (n. 1955): La vita morale “ha
come perno l’aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni
bene, e altresì il senso dell’altro come uguale a se stesso”. Il Decalogo è
“legge naturale” e non rivelata in senso stretto.
Il pontefice
continua dicendo che partendo dalla legge naturale, “di per sé accessibile ad
ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con
tutti gli uomini di buon volontà e più in generale con la società civile e
secolare”.
Come i firmatari
della Lettera, il papa sta cercando in tutti i modi di trovare un fondamento
comune al dialogo, al dialogo con tutti; questo fondamento non può essere la
Scrittura, ma è l’etica universale fondata sul diritto naturale.
La lettera
inviata dagli esperti musulmani ai cristiani, si ferma a ciò che è comune nella
Bibbia e nel Corano. Io penso che il passo seguente dovrebbe essere quello di
trovare fra cristiani e musulmani un fondamento più universale. Questo
includerebbe alcuni elementi delle Scritture religiose, purché accettabili da
tutti; ma dovrebbe andare oltre, trovando i fondamenti di un dialogo
universale.
Questa è una
lacuna della lettera, che tenta solo di riannodare i rapporti fra cristiani e
musulmani. Lo si dice con chiarezza nell’introduzione, ricordando che “insieme
noi rappresentiamo il 55% della popolazione mondiale”. Dunque mettendoci
d’accordo potremo quasi imporre la pace al mondo. E’ un approccio tattico,
politico. Bisogna andare verso fondamenti razionali della pace, nella verità.
