Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (mercoledì 9 novembre)
09 Novembre 2016
Nuova puntata della nostra rubrica quotidiana sul NO al referendum costituzionale e alla riforma Renzi-Boschi-Alfano-Verdini.
1) I più forti. “Se vincono i Sì l’Italia è più forte,” così il Sole 24 ore riporta una frase di Matteo Renzi. Come aveva detto qualche settimana fa? “Se vince la Clinton, l’America è più forte”.
2) Il fatale appoggio dei media. “Can the media recover from this election?”, così un titolo disperato del New York Times sul voto per le presidenziali. Ecco un bel tema di riflessione per chi ha allineato la grande stampa, comprato giornali e giornaletti di destra, normalizzato la Rai con uno stile che ricorda come l’Unione sovietica si comportava in Cecoslovacchia, intimidito le televisioni private, e il tutto per vincere il referendum del 4 dicembre.
3) Un argine contro i puttanieri. “In certi casi è meglio tirare su un argine”, scrive un corsivo anonimo del Foglio sull’esigenza di contrastare Trump. Riccastri, puttanieri, senza esperienze in politica, con una retorica poco educata: in Italia abbiamo avuto una bella esperienza di argini tirati su contro tipi simili dal 1994 in poi.
4) Se non c’hai neanche Bersanders. “L’aura della sconfitta che si addensa sul Pd prescinde dal risultato del referendum del 4 dicembre”, scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera. Anche perché l’8 novembre la renzista Hillary è stata sconfitta dal noto mostro nonostante che la Nostra avesse acquisito l’appoggio del suo Bersanders.
5) Un cazzaro irrilevante. “E’ irrilevante”, così Libero riferisce un giudizio su Renzi espresso da Donald Trump. Tra le tante cazzate compiute dal nostro presidente del Consiglio, quella di credersi un ambasciatore americano a Roma e mettersi a interferire nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti forse non è la peggiore (anche se procura qualche marginale danno all’Italia), sicuramente è la più ridicola.
6) Forse si azzecca una previsione “Comunque il sole sorgerà ancora” così Huffington Post Italia registra una dichiarazione di Barack Obama. La frase è abbastanza renziana, però questa volta il presidente uscente degli Stati Uniti potrebbe avere azzeccato la previsione.
7) Il buio del cantore con frangetta. “L’America, la notte scorsa, ha ballato al buio”, scrive Beppe Severgnini sul Corriere della Sera. Uno dei drammi del renzismo è che ha troppi suoi cantori dalle larghe frangette sugli occhi per cui scrivono (e talvolta ballano) sempre al buio.
8) Alé! Si torna a dirigere tutto. “La classe l’operaia lo ha incoronato”, scrive Federico Rampini sulla Repubblica. Alé! Si torna a dirigere tutto (iniziando con un bel No, mi raccomando)
9) Credersi De Niro. “Più psicanalitiche che politiche”, così Paolo Virzì polemizza sulla Repubblica con Pierluigi Bersani. Ma che ha ‘sto Virzì? Crede di essere Robert De Niro?
10) E Benigni diventò arrogante. “E’ il comico a saltare la fila, distrattamente pensando che la celebrità sia una patente per commettere infrazioni”, scrive Aldo Grasso sul Corriere della Sera riferendosi a un prepotente sorpasso di Roberto Benigni con sue proteste susseguenti per lesa maestà. Da tempo Benigni non mi piace più, la sua vena localistica che tanti anni fa mi divertiva, è diventata sempre più sussiegosa con punte di melensaggine. Però bisogna riconoscere che il comico manteneva un suo tratto popolaresco, senza quella certa, ingiustificata, superbia che contraddistingue tanti suoi colleghi. La vicenda “sorpasso” mostra invece come questo tratto di consapevolezza popolaresca si stia perdendo. Deve essere diventato amico di qualche superbone arrogante che l’ha portato sulla cattiva strada. Tipo: ci potremo permettere tutto, BastaunSì. Una mezza idea di chi possa essere questo qualcuno che ha sviato Benigni, ce l’ho (e anche per questo motivo voto No).
