Imparare la lezione e prepararsi a governare il Paese
28 Gennaio 2020
Sulla carta non è facile dar torto a Maurizio Belpietro quando afferma che la sinistra ha poco da esultare. Ed è difficile anche contraddire Vittorio Feltri quando dice che il Pd sembra aver vinto la guerra mondiale mentre si è solo ripreso – per la prima volta con il patema d’animo, aggiungo io – una regione da sempre rossa.
Stando ai dati, infatti, del bilancio elettorale delle regionali dell’ultimo periodo si potrebbe andar fieri: dopo aver strappato alla sinistra Abruzzo, Umbria, Piemonte, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia, provincia autonoma di Trento, il centrodestra ha conquistato anche la Calabria e ha lasciato agli avversari la sola Emilia Romagna, per la prima volta contendibile.
Se da due giorni assistiamo invece a una seduta di autocritica collettiva in stile “Ecce bombo”, come se ci trovassimo di fronte a una débâcle, non è solo colpa di un sistema mediatico tendenzialmente sfavorevole. E’, soprattutto, perché a un certo punto della partita la squadra sfidante si è messa a giocare a un altro gioco. Il capitano si è tolto la fascia, ha lasciato ai margini i compagni di spogliatoio e ha ingaggiato un match di wrestling. Ma le regole e il campo erano rimasti quelli del calcio, sicché il pubblico non ha capito, e il corpo a corpo si è concluso con una sconfitta.
Insomma, la personalizzazione dello scontro sul modello renziano dell’”uno contro tutti” da un lato ha messo in fuga dal centrodestra l’elettorato moderato e persino quello conservatore, rendendo impossibile una vittoria già difficile; dall’altro, ha impedito a Matteo Salvini di rivendicare una mezza vittoria invece che ammettere una mezza sconfitta.
Come spesso accade, anche stavolta la sinistra può gonfiare il petto non per meriti propri ma per errori altrui. E il risultato è che a due giorni dal voto ancora non è stato affrontato seriamente il tema di cosa sarà della navigazione di governo a fronte di una forza parlamentare di maggioranza relativa praticamente sparita dalle urne al punto da poter essere ribattezzata “Movimento Polvere di Stelle” e di una minoranza renziana che potrà sopravvivere solo intensificando il già fitto cannoneggiamento quotidiano.
La verità è che dalla partita calabro-emiliana l’esecutivo è uscito tutt’altro che rafforzato. D’altro canto, tuttavia, la prospettiva di una fine imminente della legislatura è stata allontanata dalla fissazione del referendum sul taglio dei parlamentari e dal suo esito pressoché scontato. Insomma, piaccia o no, abbiamo del tempo davanti. E il centrodestra, piuttosto che a rincorrere i fuochi d’artificio e improbabili spallate, farebbe bene a impiegarlo preparandosi a governare il Paese dopo tanto sfacelo. Qualcuno avrebbe commentato: “vasto programma!”.
