La controinformazione tra il ’68 e gli anni di piombo

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La controinformazione tra il ’68 e gli anni di piombo

27 Gennaio 2008

A proposito del termine controinformazione, nato negli Stati
Uniti ma da noi presto ripreso e trasformato, dicono i dizionari:
l’“informazione che alcuni movimenti di opinione propongono come alternativa
rispetto a quella fornita dai mezzi di comunicazione ufficiali, ritenuti
faziosi e non obiettivi. Insieme dei 
mezzi di cui essa si avvale”.

Per Aldo Giannuli, autore di Bombe a inchiostro, edito dalla 
Bur, “la controinformazione non è stata una particolare forma di
giornalismo, ma l’intreccio fra un nuovo tipo di militanza politica, la pratica
delle avanguardie culturali e una certa forma di intelligence”.

In concreto, una forma di lotta politica propria della
“stagione dei movimenti e basata sullo “svelamento dei rapporti di potere”.
L’incipit è fissato il 12 dicembre 1969, quando, osserva  l’autore, all’improvviso “si scoprì che la
politica aveva un altro livello, occulto e criminale” da neutralizzare e da
portare “alla luce”. Si mutava così registro, si perdeva definitivamente l’innocenza.
Era l’inizio dei “servizi segreti” alternativi.

E dice di quanto, grazie anche alla “sponda fuori dal comune
nelle  avanguardie artistiche e culturali
del tempo”, abbiano contribuito a ribaltare le verità ufficiali. E’ il caso di
un testo come La strage di stato.
Uscito il 13 giugno 1970, parla di “neri” e di pezzi dello Stato collusi, di
strategia della tensione, eccetera.

Bombe a inchiostro
entra poi nel merito dei singoli risultati investigativi. Elogia taluni
percorsi, ma respinge la cosiddetta “regia unica”. Ovvero il ragionamento
seguente: “Siccome la comune appartenenza di classe poteva comportare
divergenze tattiche ma non mai conflitti strategici, tra coloro che muovevano
le fila della strategia della tensione 
si poteva ammettere qualche rivalità di corpo, ma nel complesso tutto
doveva essere riconducibile a un unico disegno”. Così, da piazza Fontana a
piazza della Loggia a Brescia al bierrismo dilagante, un angolo di osservazione
angolo di lettura quasi a senso unico. Al centro, i soliti noti: burattinai,
servizi golpisti, fan d’Oltreoceano.

Ma Renato Curcio e i suoi mettono in forse lo schema.
Botteghe Oscure ricorre all’armamentario staliniano e parla di “oggettivamente
fascisti”, altri di “sedicenti brigate rosse”. L’agguato ad Aldo Moro rompe
ogni indugio. E sbarazza il campo dagli 
equivoci. In concreto, è implosione. Il passaggio cruciale in cui la
controinformazione entra in zona difficoltà e cambia in qualche modo natura. La
sua stessa geografia umana si trasforma. Entrano in sonno i militanti sostituiti
da nuclei ristretti di addetti a lavori. Intanto, i gruppuscoli
extraparlamentari di riferimento perdono, via via, sempre più colpi. Lotta
continua, addirittura, decide di sciogliersi.

Ma qualcosa di quella memorabile stagione resta e lavora fra
le righe. Certe idee fanno oramai scuola e assomigliano a un sapere diffuso.
Condizionano, spesso in maniera scapricciata e talora paradossalmente obliqua,
la grande stampa. E ispirano persino certe indagini della magistratura. Così
avviene per il padovano Pietro Calogero e la sua celeberrima inchiesta contro i
vertici di Potop e Toni Negri, ma così accade anche per quei pm piemontesi che
scoprono nella medaglia d’oro della Resistenza, Edgardo Sogno, il duce del
golpe bianco. E’ ancora e sempre complotto. Controinformazione che si fa carne
e sostanza di una cultura larga, diffusa e, oramai, pervasiva. Il libro di
Giannuli offre in proposito moltissimi spunti di riflessione, quasi sempre ben
ragionati.

 Aldo Giannuli, Bombe a
inchiostro
, Bur, pagine 526, euro 12,50.