Le difficoltà di Casini fanno contento Formigoni
08 Febbraio 2008
La decisione di Silvio
Berlusconi di sparigliare dentro la
Casa delle Libertà è stata musica per le orecchie per una new
entry della scena politica romana: Roberto Formigoni, da 13 anni lontano dal Tevere
perché governatore della Lombardia.
Proprio nel momento in cui Casini ha
sviluppato la sua tattica di sempre – vendere cara, carissima la sua alleanza –
Berlusconi l’ha infatti spiazzato spiegandogli che aveva due alternative
secche: sciogliersi nel nuovo Pdl, o correre da solo. Finita l’era della “pari
dignità”. Il presidente dell’Udc si trova così costretto nella peggiore delle
condizioni: deve correre da solo, deve trattare ministeri solo dopo avere portato
a casa i voti e si troverà così ad essere leader di un partitino grande – se gli
va bene – solo un ottavo del Pdl di Berlusconi e Fini (5-7 % contro 42-48%)
nella più prudente delle ipotesi. Da questo rapporto inizierà la trattativa,
“dopo”, pessimo scenario per l’ex presidente della Camera.
Notizie d’oro per Roberto
Formigoni che aveva in Casini un forte concorrente per la carica di ministro
degli Esteri, che vuole tornare a Roma al più presto, assumere una caratura
nazionale (da sommare al suo grande prestigio lombardo) e partecipare così a
pieno titolo, da qui a qualche anno, alla tenzone per la successione alla
leadership di Berlusconi.
Formigoni, per di più, offre al leader di
Forza Italia una eccellente possibilità: la presidenza della Lombardia infatti
può essere passata da Forza Italia alla Lega (per Maroni o Castelli),
togliendole così ogni velleità o possibilità di giocare troppo pesanti influssi
sul governo centrale e – come in fondo è fisiologico – “regionalizzandola”, sia
pure nella “California” d’Italia.
Si vedrà a urne chiuse come questa dinamica si
svilupperà. Certo è che lo spariglio berlusconiano avrà grandi effetti anche
all’interno del Pdl: il preannunciato ritorno in Italia di Frattini (magari
come candidato sindaco di Roma) sarà infatti l’inizio di una piccola reazione a
catena che può vedere Tremonti succedergli a Bruxelles per molti anni, Fini
sedersi alla presidenza di Montecitorio (e Marini restare a Palazzo Madama) e
chissà quanti altri giri di valzer ancora…
