Violenze ad Harvard, cade un altro mito dell’America liberal

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Violenze ad Harvard, cade un altro mito dell’America liberal

23 Novembre 2007

La storia di Natasha non
piace a nessuno. Dev’essere per questo che è stata nascosta. È scomoda, perché
rompe le scatole all’icona della cultura liberal
d’America. Mette in crisi Harvard e allora è scorretta. Perché l’ateneo degli
atenei è intoccabile o quasi: si prende di mira solo quando proprio non se ne
può fare a meno, solo quando l’ex rettore Summers tira fuori il sessismo, la
presunta inferiorità delle donne in matematica. Ora che Summers è stato
sostituito nessuno tocchi l’Università storica, il simbolo dell’intellighenzia
bostoniana di sinistra. Natasha Alford e la sua storia non sono in linea: mette
sul banco degli imputati i riti segreti di iniziazione delle confraternite di
Harvard. Lei è una studentessa nera della più celebre università d’America: è
scesa in campo contro le torture a cui vengono sottoposti gli aspiranti adepti
delle società segrete degli atenei americani.

“Mi hanno distrutto
psicologicamente e fisicamente. Per poco non sono morta”, ha denunciato Natasha
Alford, laureanda il prossimo maggio, sul giornale studentesco Harvard Crimson.
Sororities e fraternities, sono famose in versione goliardica per film come
Animal House o American College. Sulla carta sono fuorilegge. Sulla carta,
appunto. Ad Harvard, come in molte altre università Usa, le confraternite ci
sono. Solo che quando le loro attività riguardano George Bush vengono fuori. È
il caso della Skulls & Bones di Yale di cui sarebbe stato membro il
presidente e suo padre. Di Teschi e Tibie i giornali liberal d’America hanno raccontato tutto: le gare di alcolici e le
prove di sopravvivenza sono materia di leggenda e passaparola quando non
salgono alla ribalta della cronaca perché qualcuno del campus finisce in
ospedale, se non addirittura all’obitorio. Harvard non l’aveva attaccata
nessuno, finora. Fino a quando non è arrivata Natasha: «Harvard deve
riconoscere che le iniziazioni esistono. Il fatto che non in tutti i riti ci
scappi il morto non significa che non ci sono le condizioni perché ciò
avvenga». La ragazza nera in una delle prove subite per essere accettata in una
società segreta afro-americana è stata costretta a inginocchiarsi su un
pavimento cosparso da chicchi di riso mentre una ragazza molto più grassa di
lei le sedeva sulla schiena: «Il fatto che a quell’epoca dovessi usare le
stampelle importava poco alle altre donne nella stanza che me le avevano fatte
posare. Piangevo di dolore, le lacrime mi colavano sulla faccia. Mi dicevano,
“sta zitta’, non fare la commedia”.

Poi per mesi sono seguiti privazione del sonno, prove fisiche e di
sopportazione del dolore, giochi mentali, manipolazioni della personalità: ma è
Harvard, non Abu Ghraib. “Ripensandoci, mi stupisco di come una ragazza felice,
attiva, vivace sia stata totalmente annichilita nel processo”, ha scritto la
Alford. Il suo racconto punta i riflettori sulla ‘Black Greek Mistique’ (greek
perché le società segrete hanno per nome lettere greche): tra gli studenti
neri, spesso emarginati dal resto del campus e vittima di episodi di razzismo,
consorterie e confraternite sono una calamita: “Sono socialmente accettabili
perché figure storiche di riferimento come Martin Luther King e la moglie
Coretta ne hanno fatto parte”. Sulla carta servono a socializzare: chi viene
cooptato sale di status. Per arrivarci però delle volte si muore: cinque anni
fa su una spiaggia della California due studentesse sono annegate dopo esser
state bendate dalle sorelle maggiori e costrette a correre in cerchio nelle
gelide acque del’Oceano. Anche in quel caso la consorteria era nera. Alpha
Kappa in cui aspiravano a entrare le due malcapitate, è la più antica e
prestigiosa per studentesse di colore: ne hanno fatto parte anche Ella
Fitzgerald e Coretta King. Ufficialmente Alpha Kappa proibiva i riti di
iniziazione: l’obiettivo dichiarato delle associazioni è di migliorare la vita
degli studenti nei campus. “Ma è da troppo tempo che uomini e donne sui campus
in tutta America partecipano a queste torture segrete e illegali, e tutto in
nome della solidarietà nera”, denuncia Natasha che dopo mesi di sofferenze si è
tirata fuori, ma solo dopo che le è stata diagnosticata una malattia cronica
che per poco non l’ha portata alla tomba. Nessuno dei mezzi d’informazione
potenti d’America ha approfondito. Non era il caso.