Bruni-Sarkò, scandalo sotto il sole d’Egitto

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Bruni-Sarkò, scandalo sotto il sole d’Egitto

02 Gennaio 2008

Pure in Francia è stata polemica,
per l’aereo dell’industriale Vincent Bollorè su cui il presidente Sarkozy e
Carla Bruni hanno compiuto un viaggio di cui è effettivamente stato difficile
capire fino a che punto rientrasse in un’agenda ufficiale e fino a che punto
riguardasse una luna di miele privata. Ma vanno su un registro ben diverso le
proteste dei signori Gamal Zahran, Sobhi Saleh e Hamdi Hassan, che ufficialmente
sono deputati indipendenti al Parlamento egiziano. In realtà fanno parte di
movimenti che il regime di Mubarak non riconosce ufficialmente come partiti, ma
a cui permette comunque di presentare candidati.

Zaharan è dunque del movimento Kifaya, “Basta!”: un’organizzazione nata
intorno ai comitati popolari d’appoggio all’Intifada
palestinese e passata poi all’opposizione contro le modifiche costituzionali
proposte dal presidente e alla lotta in difesa dei consumatori. Qualcosa che
possiamo considerare di sinistra. Saleh e Hassan fanno parte invece dei
Fratelli Musulmani: un movimento piuttosto inquadrabile a destra.

Finora, Kifaya e Fratelli Musulmani avevano in comune quasi solo
l’avversione a Mubarak, a Israele e agli americani. Adesso, si sono uniti anche
sul ripudio per il “concubinaggio” di Sarkozy con Carla Bruni. “Il regime ha
inviato il cattivo messaggio del Paese di Al-Azhar
a tutti gli altri Paesi che noi siamo pronti ad accettare la prostituzione
ufficiale dei capi di Stato”, ha detto in Parlamento citando quell’università
che è il più rispettato centro di elaborazione teologica di tutto il mondo
sunnita. “Anche se Carla Bruni era la fidanzata o l’amante di Sarkozy, le
tradizioni religiose non gli permettevano di vivere nella sua stessa camera da
letto, e se la magistratura egiziana fosse giusta dovrebbe applicare il codice
penale contro di lui”.

In realtà, da sempre nel nome del
business turistico le coppie di stranieri non islamici sono dispensati dal
presentare in hotel quell’attestazione di matrimonio che è invece tassativa per
gli egiziani e gli stranieri musulmani che cerchino di passare una notte
insieme. Ma la cosa si fa di soppiatto e occhio non vede cuore non duole. Il
fratello musulmano Saleh è stato perfino più delicato quando si è limitato a
chiedere per interrogazione“se la Costituzione egiziana permette una
ricevimento governativo ufficiale a un capo di Stato e alla sua amante”. Mentre
Hassan si è limitato a giudicare “inaccettabile” l’ipotesi che sia stato lo
stesso governo egiziano a finanziare le vacanze di Sarkozy.

Naturalmente, le opposizioni
hanno il dovere costituzionale di rompere le scatole. E su Sarkozy poi nel
mondo islamico riverbera l’antipatia di divieti del velo e battaglie nelle
banlieu. Al di là del folklore, però, ci sono problemi più profondi: dal velo
che mogli di leader occidentali in visita e giornaliste tv devono mettersi in
Iran, a quell’ambasciatore italiano in Arabia Saudita di cui si disse che si
era convertito all’Islam per evitare l’arresto dopo essere stato sorpreso dalla
polizia in quella zona di La Mecca e Medina formalmente esclusa agli “infedeli”,
fino ai guai che dopo la Rivoluzione Khomeinista passò il personale
dell’ambasciata Usa a Teheran in spregio a tutte le tradizionali guarentigie
diplomatiche care al diritto occidentale.